L'editoriale

di Maurizio Belpietro

10/04/2010

Quando mesi fa spiegammo che il Pd non aveva un leader ma solo un gregario, fummo considerati a sinistra come i soliti provocatori. Bersani era stato eletto da poco, terzo segretario in un anno, e stava ancora prendendo le misure dell’ufficio e del lavoro che gli sarebbe toccato fare, per cui il giudizio sembrò ingeneroso. Ma qualsiasi esperto di cose politiche avrebbe dovuto capire fin dal principio che un capo il quale si fa imporre i candidati non è un capo: al massimo un perdente di successo. Dopo la sconfitta alle Regionali però, quello che per noi era lampante ha illuminato anche gli altri e dunque tocca a un altro prendere l’eredità dell’attuale numero uno del Botteghino.
A dare il via libera alla rottamazione di Bersani è stato l’organo che detta la linea al Partito democratico, per la penna del suo direttore. Ezio Mauro dalle pagine di Repubblica il giorno dopo la batosta nel Lazio e in Piemonte ha infatti sentenziato che alla sinistra serve un leader nuovo. Ma non uno qualsiasi, bensì un tipo che sia estraneo alla nomenklatura del Pd. Una specie di Papa straniero, il quale non faccia parte del gruppo dirigente diviso e invecchiato precocemente, come spiega il capo del quotidiano di Largo Fochetti.
Subito è partita la caccia al nome e l’Espresso, ovvero l’incrociatore di Repubblica, si è incaricato di commissionare alla Swg un sondaggio, chiedendo agli elettori progressisti qual è il leader migliore per poter battere Berlusconi. Il povero Bersani ovviamente ne è uscito a fette, scavalcato da Luca Cordero di Montezemolo e tallonato da Nichi Vendola e Mario Draghi. Al di là dello scarso entusiasmo nei confronti dell’attuale segretario, a colpire è la confusione (o forse disperazione) che regna fra il cosiddetto popolo della sinistra. Passare dal Partito comunista a quello della Confindustria dev’essere dura da digerire anche per il militante più convinto, e non solo perché il rosso di Botteghe oscure era più cupo del rosso Ferrari, ma perché fra il partito della classe operaia e il partito della prima classe la distanza da colmare è molta: partire per fare la rivoluzione e finire in Banca d’Italia è certamente scioccante.
Che gli elettori brancolino nel buio al pari dei dirigenti è testimoniato poi dal successo riscosso, oltre che da Montezemolo e Draghi, anche dal governatore della Puglia. Che c’entra lui con il governatore di via Nazionale? È vero che entrambi sono indicati con lo stesso titolo, ma il primo propone di dare il salario sociale a tutti, di ridurre la flessibilità nel mondo del lavoro e di cancellare il patto di stabilità; il secondo invece sostiene l’opposto. È un po’ come se chi vota progressista volesse la mortadella ma anche il caviale.
L’intervista all’Espresso di Ezio Mauro non aiuta a orientarsi. Dopo aver lanciato l’idea di un Papa straniero, per il quale non è indispensabile un pedigree comunista, il direttore di Repubblica spiega che il sogno è un Pd diverso da quello di oggi. E qui si capisce che la nebbia non riguarda solo chi debba guidare la sinistra, ma lo stesso Partito democratico, il quale, nato da una fusione fredda fra Ds e Margherita, ha fatto la fine dell’esperimento di Pons e Fleischmann, due scienziati americani che sognavano di creare una fonte energetica alternativa. L’idea era affascinante, ma la sua realizzazione fu un fallimento. E ai due studiosi toccò il destino dell’oblìo. Proprio ciò che rischia di succedere al Pd.

Commenti 

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per micael 44

11/04/2010 07:55

Postato da bruno 10

buongiorno, non posso sostituire il direttore per due importanti motivi,come lei avrà notato sono sgrammaticato e sicuramente non hò le competenze necessarie a scrivere di politica,il secondo motivo è che se avessi tali capacita non le metterei in vendita, sono felice che lei possa ridere felicemente per le mie affermazioni,potrà passare dei mesi a ridere canbiando di volta in volta l'autore di questa sua illarita,in quanto a chi vince non vince sicuramente ilPDL ma semmai la LEGA,lei mi potra giustamente obbietttare che lega e pdl formano la dx che hà vinto,e questo nessuno lo nega,ma esiste il piccolo e non insignificante particolare che prima era la LEGA a rimorchio del PDL ora è il PDL a rimorchio della LEGA, ed un altro piccolo particolare la dovrebbe far riflettere la sommma dei voti assegnati alla destra sono calati complessivamente,non mi sembra che la dx possa fare i salti di gioia,mentre la sx dal computo dei voti ha quasi raggiunto un PDL che prima era al 33% ora èal26.6%

11

fusione fredda

11/04/2010 04:52

Postato da leveroni

La fusione fredda di Pons e Fleischmann fu si' un'idea affascinante: ma frutto di un calcolo sbagliato, si discute ancora se per errore, e per malafede. Non ha funzionato perche' non poteva funzionare, violando leggi naturali inviolabili, e non perche' la sua realizzazione sia stata sbagliata. Fatta questa precisazione, l'analogia con il PD e' ancora piu' calzante. Saluti

10

un grazie e una richiesta

10/04/2010 22:34

Postato da alemagno@juveforum.it

complimenti perl 'analisi e per gli articoli di oggi.bersani all'11% di gradiemnto battuto da montezemolo , quello su bocca '' tutto e il contrario di tutto '', i giudici minoranza elette. su questo mi voglio soffermare un momento volevo chiederle belpietro, una maggiore attenzione ai fatti di calciopoli bis. li si sta evidenziando palese come la magistrautra italiana sia una casta superpotente in grado di fabbricare processi. non dimentichiamoci che a questo sciempio perpetrato contro la juve ha partecipato borrelli. grazie