La guerra del gas è un ricordo
Vicino l'accordo - caldeggiato da Putin - tra la Gazprom e la Naftogaz
30/04/2010
Ci avevano fatto tremare per due inverni consecutivi. Blocco del gas e rifornimenti chiusi verso occidente per le pendenze economiche che l'Ucraina aveva nei confronti del colossoc russo Gazprom.
Ora invece la pace tra i due paesi sembra essere sbocciata, anche sul fronte energetico. Oggi infatti Putin ha suggerito la fusione tra la Gazprom e il concorrente ucraino Naftogaz in un’unica società.
Una "collaborazione che non potrà che dare frutti importanti" afferma Vladimir Putin, e che prevede una fusione totale tra le due realtà, con tanto di scambio di asset, condivisione di esplorazione e di marketing. "In realtà si tratta di unire le due società", ha tagliato corto il numero uno del gruppo Aleksei Miller.
Una distensione politica tra i due Paesi che ormai da qualche mese si sta manifestando concretamente, ossia da quando il filorusso Viktor Yanukovich si è insediato a capo della nazione ucraina. In tal senso indicativa è stata anche la proroga concessa la scorsa settimana dal Parlamento ucraino alla base russa a Sebastopoli sino al 2047, anche se in quella circostanza si verificò il lancio di fumogeni in aula da parte della frangia nazionalista.
Ma l'accordo sembra proprio che si farà. A pesare sull'intesa, infatti, ci sono anche i 500 milioni di dollari che la banca russa per il credito all’estero VTB è pronta a prestare al ministero delle Finanze ucraino per rispondere alle esigenze dettate dalla crisi internazionale. Insomma, anche questa volta i soldi superano ogni confine nazionalistico.
Ora invece la pace tra i due paesi sembra essere sbocciata, anche sul fronte energetico. Oggi infatti Putin ha suggerito la fusione tra la Gazprom e il concorrente ucraino Naftogaz in un’unica società.
Una "collaborazione che non potrà che dare frutti importanti" afferma Vladimir Putin, e che prevede una fusione totale tra le due realtà, con tanto di scambio di asset, condivisione di esplorazione e di marketing. "In realtà si tratta di unire le due società", ha tagliato corto il numero uno del gruppo Aleksei Miller.
Una distensione politica tra i due Paesi che ormai da qualche mese si sta manifestando concretamente, ossia da quando il filorusso Viktor Yanukovich si è insediato a capo della nazione ucraina. In tal senso indicativa è stata anche la proroga concessa la scorsa settimana dal Parlamento ucraino alla base russa a Sebastopoli sino al 2047, anche se in quella circostanza si verificò il lancio di fumogeni in aula da parte della frangia nazionalista.
Ma l'accordo sembra proprio che si farà. A pesare sull'intesa, infatti, ci sono anche i 500 milioni di dollari che la banca russa per il credito all’estero VTB è pronta a prestare al ministero delle Finanze ucraino per rispondere alle esigenze dettate dalla crisi internazionale. Insomma, anche questa volta i soldi superano ogni confine nazionalistico.


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