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editoriale

L'editoriale

di Maurizio Belpietro

Ciò che sta accadendo in queste ore alla legge sulle intercettazioni mi riporta  indietro nel tempo, all’epoca del secondo governo Berlusconi. Come spiegavo  giovedì scorso,  è ormai di tutta evidenza che a forza di modifiche le nuove  norme sono irriconoscibili e non servono a quello per cui erano state pensate.  Non alla tutela della privacy, meno ancora a impedire che dei pm spregiudicati  usino la stampa per farsi pubblicità durante le indagini. Per di più ieri  il  Cavaliere ha annunciato la disponibilità ad annacquare ancora un po’ il testo,  così che tra breve avrà la stessa utilità dell’acqua fresca nella lotta contro  il tumore. Naturalmente il premier è stato costretto a cedere obtorto collo, a causa  delle trappole che Gianfranco Fini ha disseminato lungo la strada per l’ approvazione del provvedimento. In cuor suo avrebbe voluto una legge dura, ma  per evitare il peggio si appresta a vararne una molle. Ed è proprio l’attuale  situazione che mi ha fatto ripensare a un colloquio che ebbi con il Cavaliere a  metà della legislatura conclusasi nel 2006. Era sera e il premier appariva  stanco e sfiduciato, dopo una giornata passata a litigare con Follini, Casini e Fini. Non vedeva vie d’uscita, costretto com’era a un interminabile e  inconcludente tira e molla....
[continua]

21/06/2010

 
 

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