L'editoriale
di Maurizio Belpietro
22/06/2010
Chi ha seguito i traffici con l’ex proprietario della Maa assicurazioni, Gorrini, o i “regali” del costruttore di Milano, D’Adamo, sa che l’eroe di Mani pulite ha sempre avuto dei lati oscuri, se così volete chiamare il denaro che all’inizio degli anni Novanta girava intorno a lui. Prestiti senza interesse e senza contratto, auto concesse in comodato d’uso gratuito, case in pieno centro, abiti griffati e soldi restituiti senza imbarazzo in una scatola di scarpe. E poi un banchiere che sembrò dire d’essere stato sbancato, ma il tribunale accertò che in realtà diceva sbiancato, altri milioni, appartamenti comprati con grande facilità e un mucchio di dubbi mai chiariti, ma subito archiviati. Sulle ombre che hanno accompagnato l’ascesa di Tonino, il nostro Filippo Facci ha scritto un libro di oltre 500 pagine ritenuto la bibbia dei misteri di Di Pietro e infatti tutti quelli che vogliono occuparsi dell’irresistibile scalata del procuratore molisano vi attingono a piene mani, anche il Corriere della Sera che una settimana fa ha riacceso i riflettori su certi aspetti della sua carriera.
Alle domande che gli pongono, il leader dell’Italia dei valori risponde invariabilmente opponendo i proscioglimenti da tutte le accuse ottenuti in vari tribunali d’Italia. E quando, come nel caso della cricca degli appalti, non ha carte da sventolare, si attribuisce un ruolo di fustigatore dei pubblici sistemi, come ha fatto la scorsa settimana, quando i pm hanno voluto ascoltarlo a proposito dei suoi rapporti con Balducci e soci: c’è mancato poco che dicesse d’esser stato lui a scoperchiare il marcio, nonostante sotto la sua gestione dei lavori pubblici nessuno abbia denunciato un fico secco.
Certo, questa volta le accuse provengono da un giustizialista a 24 carati come Elio Veltri, uno che di Tonino era amico della prima ora e pure di Travaglio. Con loro Veltri ha combattuto contro il Cavaliere e dunque non è sospetto di partigianeria per l’attuale governo. Ciò nonostante siamo convinti che anche stavolta si cercherà di far calare il silenzio attorno alla vicenda, cercando di archiviarla in fretta, così che Di Pietro possa continuare la sua opera demolitrice della prima e anche della seconda Repubblica. Per parte nostra, pur essendo pessimisti sull’esito dell’indagine, possiamo dirvi che faremo quanto possibile perché la storia non sia sepolta in cantina. È dal tempo di Mani pulite che aspettiamo la fase due, quella delle manette pulite e, nonostante tutto, continuiamo a credere che un giorno arriverà. Perché un giudice, anche uno solo, basta a far crollare il muro che difende l’Ultracasta e il suo principale rappresentante.
21
incredibile!!
25/06/2010 17:49
Postato da minu
il pensionato domanda a Di Pietro come e' diventato ricco ,con un sottinteso di malizia ,pero' il signore non si chiede come e' diventato B l'uomo piu' ricco d'italia il primo colpevole o no ,maleducato o no dai magistrati ci va(amici o nemici)' ,il secondo si fa le leggi per non andarci,li insulta,e ricordo che alle domande sulla provenienza dei suoi soldi B "si era avvalso della facolta' di non rispondere"e e' anche primo ministro.Garantisti" alla come mi pare e come mi fa' comodo",Perche' B non si fa' processare ?ah mi sono scordato "lasciatelo lavorare". Le leggine a favore si sprecano , evidente il fatto di Brancher o pure li' dobbiamo essere garantisti?Cosi' il ministero ancora non c'e' ma lui intanto attua il legittimo impedimento ,e la moglie va in tribunale ,che uomo ,non so' che avranno da dire i padani "DEI LADRONI DI ROMA" ora che si sono venduti il federalismo a un tangentista.
20
AQUILONIA...
23/06/2010 09:48
Postato da valeria78
COSA HAI IN TESTA^^^^^^???
19
bleah
22/06/2010 20:23
Postato da claudio66
adesso si scatenano le teste di ... cuoio? del boss. non si accorgono che mentre il loro datore di stipendio (& c.) non fà altro che tirare merda ai giudici che lo citano in giudizio, tonino dichiara che le richieste del giudice sono un atto dovuto non vi sputo perchè li profumo


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