L'editoriale
di Maurizio Belpietro
12/07/2010
Detto questo, come una simile combriccola di vecchi pataccari sia finita a tavola con Denis Verdini e Marcello Dell’Utri rimane invece un mistero. Come si fa a sedersi a pranzo con Carboni dimenticandosi che da trent’anni ha le procure alle calcagna? Anche se non si ha nulla da nascondere, l’imprudenza con cui una parte del mondo politico frequenta certi tipi resta per me sempre una sorpresa.
Ma a proposito di stupore, la meraviglia più grande è stata la ricostruzione della storia di Flavio Carboni fatta da alcuni quotidiani, in particolare la Repubblica. Il giornale di Ezio Mauro alla P3 ha dato largo spazio, tre pagine oltre al taglio della prima, raccontando la vita del faccendiere sardo, i suoi rapporti con la P2 e perfino un vecchio progetto degli anni Ottanta cui era interessato anche Berlusconi, ma che non si realizzò mai. Le mille vite di Flavio sono passate ai raggi x da Alberto Statera, con corredo iconografico composto da fotografie di Roberto Calvi, Banda della Magliana, Emanuela Orlandi, Pippo Calò e altri. Invece solo tre righe, nascoste nel testo, per dire che a Carboni «era riuscito a ottenere una partecipazione azionaria nella Nuova Sardegna grazie alla simpatia di Carlo Caracciolo». Silenzio anche sui contatti tra Carboni e De Mita.
Detta così, sembrerebbe che il piccolo trafficone c’entri col defunto editore di Repubblica solo per caso, anzi, per la generosità del principe, il quale gli concesse di entrare nel giornale di Sassari per «simpatia». In realtà le cose non stanno così. Non fu Caracciolo a fare un piacere a Carboni, ma quest’ultimo a farne molti al principe. Il primo riguardò proprio la Nuova Sardegna, quotidiano che in seguito al disastro della Sir di Rovelli finì nelle mani del faccendiere grazie ai buoni uffici di Armando Corona, Gran maestro della Massoneria, che di Carboni era amico. Fu il piccolo trafficone dunque a fare un favore a Caracciolo vendendogli poi la maggioranza del giornale e non so se lo fece per l’amabilità del nobiluomo che presiedeva Repubblica o per altro. So per certo che i rapporti tra i due furono lunghi e proficui, come testimonia Massimo Teodori, membro della commissione P2 e autore di una controrelazione assai diversa da quella di Tina Anselmi. Cito alcuni brevi passaggi a firma dell’esponente radicale: «Flavio Carboni si assicura la benevolenza di Calvi (il bancarottiere del crac Ambrosiano, ndr) dandogli a intendere di tessere una rete di rapporti funzionali a raggiungere gli obiettivi del suo salvataggio personale e finanziario (...). I progetti spaziano in molte direzioni. Per quanto riguarda la stampa Carboni si adoperò con l’amico Carlo Caracciolo affinché fosse raggiunto un patto di non belligeranza, cosa che avvenne qualche mese dopo (...). Per la difesa di Calvi furono previsti interventi illeciti sulla magistratura, sulla stampa e sui politici. Lo stesso Carboni parla addirittura di uno stanziamento di 100 miliardi da parte di Calvi per provvedere alle diverse operazioni di “protezione”. Carlo Caracciolo, editore dell’Espresso, entra a far parte di quella specie di gruppo di informazione e di azione che più volte Carboni ha dichiarato come il proprio centro di influenza, in ragione degli interessi comuni nel quotidiano La Nuova Sardegna controllato da Corona e Carboni. (...) Per l’intera stagione, dall’autunno 1981 alla morte di Calvi, il gran maestro della Massoneria Armando Corona, l’editore Carlo Caracciolo, il sottosegretario al Tesoro on. Beppe Pisanu (quello che denuncia i rapporti tra mafia e politica, ndr), il consulente del ministro del Tesoro Carlo Binetti, e monsignor Franco Hillary (uomo di Marcinkus, ndr) si riconoscono reciprocamente come un gruppo coeso intorno a Carboni che opera in nome di interessi comuni o convergenti mentre è pronto a sfruttare le disgrazie finanziarie e giudiziarie di Calvi».
Fin qui Teodori. Ma forse vale la pena di chiarire alcuni passaggi. Nel 1981 il Banco Ambrosiano e il suo presidente finiscono nel mirino di Repubblica, che dà grande spazio all’inchiesta che la Procura di Milano sta conducendo su Calvi. Il quotidiano di Scalfari, però, all’epoca naviga ancora in brutte acque e ha bisogno di soldi per tirare avanti. Ecco che allora Carboni si rende utile e fa incontrare Carlo Caracciolo e Calvi, al quale poi verrà richiesto un finanziamento di 10 miliardi di lire, che però non verrà concesso perché non ci sono le garanzie. Di lì a venti giorni Calvi sarà arrestato.
Ma gli intrecci tra Repubblica, Calvi e Carboni non si fermano lì. Sarà sempre il faccendiere sardo a far incontrare Calvi e Carlo De Benedetti, il quale poi nell’autunno del 1981 comprò il 2% del Banco Ambrosiano. All’epoca l’Ingegnere non è che nuoti nell’oro, ma grazie a una complicata operazione riesce a farsi prestare un po’ di soldi e li investe nell’istituto di credito milanese, del quale diventa vicepresidente. Poco più di due mesi più tardi De Benedetti litiga con Calvi ed esce dall’Ambriosiano facendosi ricomprare dal banchiere la propria quota. Non però per 50 miliardi, ovvero per quanto l’aveva pagata, ma per 80. Trenta miliardi di plusvalenza in due mesi e quattro giorni sono un colpo gobbo straordinario, che però, dopo il crac, costerà all’Ingegnere un’accusa per estorsione e concorso in bancarotta, inchiesta finita nel nulla, con assoluzioni, rinvii e prescrizioni varie. Ma non è questo il punto.
Il punto è che qualche mese dopo Carlo De Benedetti si comprò un pezzo dell’Espresso, cioè della società editrice di Repubblica. Commenta Mario Tedeschi, mitico direttore del Borghese e autore di un libro sul caso Ambriosiano. «Pura coincidenza? Ammettiamolo pure. È certo però che i giornali di Caracciolo e Scalfari, in altri casi, su molto meno hanno costruito atti di accusa chilometrici. E soprattutto è certo che, se la cosa avesse interessato altri, quei giornali non avrebbero ignorato la vicenda della “liquidazione miliardaria” di De Benedetti».
Commento del sottoscritto: il lupo perde il pelo ma non il vizio.
15
va bene così
12/07/2010 18:10
Postato da puntocomando
quando leggevo gli editoriali di feltri capivo al volo quello che scriveva,idem con belpietro,ma oggi ho letto l'articolo di cofrancesco,scusate ma non ho capito una sega di quello che voleva dire,idem anche per qualche articolo di pansa,non è chetutti e due prima lavoravano per certi giornali e poi sono stati trombati.in fede puntocomando
14
Non mi sorprendo
12/07/2010 17:22
Postato da pikgio16
Non mi sorprendo che non abbiate pubblicato il mio commento di questa mattina. Bravi, continuate così, a 90 (gradi)
13
al direttore
12/07/2010 17:01
Postato da pasquino69
letto l'articolo, ci si fa' una bella visione di quello che succedera' a breve. Il PDL penso ne abbia due scatole di quello che voi pubblicate tutti i giorni. Non in quanto agli articoli che scrivete, e a dirle la verita', mi sembra manchino di una certa professionalità'. Sono piuttosto buttati li senza un approfondimento che giustifichi o non, tutti questi atteggiamenti. Con un bel colpo di spugna si risolverebbe tutto. Quello che purtroppo io ho notato e' che i postati dei lettori, sono diventati nella scelta da parte dei suoi censori, una scelta di solo un'area, la sinistra. State pubblicando commenti non pubblicabili, fatti da personaggi che sembrano mandati dalla sua concorrenza, unita', manifesto, repubblica. Certo che siamo molto furbi noi di CDX ahahahahahah.Abbiamo le spie in casa. Auguri


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