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L'editorialedi Maurizio BelpietroConosco Italo Bocchino da 15 anni e non dico di essergli amico solo per non metterlo nei guai con il suo gran capo, il presidente della Camera, il quale essendo allergico anche alle minime critiche non mi ha in particolare simpatia. All’ex vice capogruppo del PdL, ora diventato megafono della corrente che dà del filo da torcere a Berlusconi, mi lega in particolare un episodio di quand’ero direttore del Tempo o, per essere più precisi, di quando fui dimissionato dalla guida del quotidiano romano. Italo, di cui frequentavo la casa nella Capitale, chiese al suo padrino politico, Tatarella, di organizzare una conferenza stampa al Senato contro il mio licenziamento e Pinuccio, l’uomo che ispirò a Fini la svolta di Fiuggi, non si tirò indietro. Fu un bel gesto di solidarietà, per il quale porto ancora riconoscenza nei confronti di Bocchino.Ho fatto la lunga premessa personale per dire che avendo familiarità con il deputato del Popolo della Libertà da molto tempo, ora stento a riconoscerlo. Più alza i toni della voce e si distingue per la durezza degli attacchi ai suoi compagni di partito e più faccio fatica a ricongiungerlo a quell’altro Bocchino, quello che mi è noto e che apprezzo per la moderazione e l’abilità diplomatica. Ad avermi colpito, in particolare, è stata la richiesta di dimissioni del coordinatore del PdL, Verdini. Come ho scritto, reputo Denis...
[continua]
13/07/2010 |