L'editoriale

di Maurizio Belpietro

15/07/2010

Nicola Cosentino non è né il primo né sarà l’ultimo sottosegretario costretto a lasciare. Anni fa, regnante Prodi, ne ricordo uno che fu rimosso a cannonate, perché era asserragliato nel suo ufficio e non intendeva in alcun modo togliere il disturbo. Un disagio che, essendo l’uomo accusato di frequentazioni mafiose, era piuttosto forte, soprattutto per un governo come quello del professor Mortadella, il quale della lotta alle cosche si è sempre riempito la bocca, pur svuotando le galere con le amnistie.  Il sottosegretario più inamovibile della storia si chiamava Angelo Giorgianni. Era un magistrato che, negli anni dopo Mani pulite, a Messina si era guadagnato il soprannome di  “Di Pietro del Sud” per aver indagato 130 politici e perché aveva una scorta più imponente di quella del presidente degli Stati Uniti. Avendo messo le manette a mezza classe politica siciliana, fu premiato con un posto al Viminale, vice dell’allora ministro degli Interni Giorgio Napolitano. Quando lo accusarono di fare gite in barca con un boss e di aver inspiegabilmente dimenticato nel cassetto alcune inchieste, volarono gli stracci e fu necessario l’intervento del presidente del Consiglio per liberare l’ufficio.
Ho raccontato la storia del viceministro che non se ne voleva andare per far capire che i sottosegretari passano, i governi restano: morto uno, se ne fa un altro.
La storia di Cosentino non è dunque di per sé drammatica, soprattutto per un esecutivo che ha già perso qualche ministro, uno nominato a sua insaputa, l’altro che senza saperlo si era fatto pagare la casa. Berlusconi non soffrirà certo per la partenza del deputato campano, ma ciò su cui rischia invece di patire ben di più è lo scontro interno alla maggioranza. È evidente che senza l’irrigidimento di Fini, il Cavaliere avrebbe preferito far scivolare l’uscita di scena di Cosentino a data da destinarsi. Ma lo sgambetto del presidente della Camera, che ha inserito in calendario il voto di sfiducia dell’opposizione per la prossima settimana, lo ha messo con le spalle al muro, costringendolo a dimissionare un personaggio che ormai era solo un problema. Il nocciolo della questione dunque rimane il rapporto con il cofondatore, il quale, sapendo di essere impegnato in una sfida mortale, non arretra di un millimetro. Fini fa sapere di volere andare fino in fondo, deciso a tutto, anche a perdere pur di far perdere Berlusconi.
Da questa lotta uscirà un solo vincitore e Berlusconi deve decidere se vuole essere lui. Continuare così, andando avanti per i prossimi due anni in una battaglia quotidiana che rischia di sfinirlo e, più probabilmente, di finirlo non ha senso. Al punto in cui si è giunti, serve una scelta. O il premier trova un’intesa con il presidente della Camera, cedendo alle sue richieste e garantendogli un futuro, così da ottenere una tregua che gli consenta di governare senza il continuo braccio di ferro, oppure va allo scontro, deciso ad andare fino in fondo, e se occorre anche a far dimettere Fini. Non è più tempo di indugi perché ormai appare chiaro che non decidere è peggio che decidere.  Forza Cavaliere, si faccia coraggio e tragga il dado. O la pace o la guerra. 

Commenti 

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Grande Direttore

18/07/2010 15:33

Postato da piratanelmondo

a volte mi chiedo: ma se il Berlusca domani lascia, quanti disoccupati nei giornali, nelle tv , nella satira, nei giustizialisti, etc....eppoi l'opposizione ( e' corretto chiamarla cosi') dovrebbe far politica e non piu' giocare a fare gossip veri o falsi che siano.... Se berlusconi si ritirasse , fatti due conti, altro che crisi...sarebbe la bancarotta della politica e dell'economia P.S. le mie congratulazione per la sua simpatia e capacita'

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caro direttore che ride

16/07/2010 01:23

Postato da taccodighino

Concordo pienamente con 1 | Postato da armatan | 15/07/2010 alle 20.31 - Accorata lettera al Cavaliere Berlusconi - In quanto alla mortadella mi preme ricordare quanto il nostro amato Silvio ami raccontare: "quando ero piccolo ed andavo in gita mangiavo pane e mortadella con babbo e con mamma seduti su di una panchina"!

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pesci

15/07/2010 23:33

Postato da Onesto56

italiani !attenzione che il problema non e' berlusca,lui sta facendo semplicemente i suoi porci comodi ,alla luce del sole infischiandosene di tutto e di tutti,il vero problema sono quei boccaloni del popolo leghista,che da vent'anni sta abboccando (pesci) all'esca del federalismo ,e questo non arriva mai ,mai,mai, e stia tranquillo il popolo che non arrivera'mai,mai mai,e il fantastico senatur continuera' ad andare il 27 del mese sempre,sempre ,sempre,aRoma(ladrona quando fa comodo) a ritirare lo stipendiuccio per poi far ritorno al nord a raccontare w il federalismo ! e i pescioloni abboccano ,abboccano , abboccano e cosi' Trotino si fa il proprio stipendino e cosi via! e intanto gli anni passano e ASPETTATE PURE IL FEDERALISMO che prima o poi arriva.