Moda, i Burani in manette
Sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia. Le accuse sono di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio
28/07/2010
Walter e Giovanni Burani sono stati arrestati nell’ambito del fallimento della casa di moda fondata dall’omonima famiglia. Al padre, Walter, sono stati concessi i domiciliari mentre il figlio Giovanni è stato portato a San Vittore.
Le accuse per i due sono bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, la prima con riferimento alle società Burani Designer Holding, Mariella Burani Fashion Group e Burani Family Holding, la seconda in relazione ai conti della Mariella Burani Fashion Group. Secondo l'accusa sostenuta dai Pm Luigi Corsi e Mauro Clerici, i due amministratori delle società legate all’omonimo marchio della moda avrebbero dissipato le risorse aziendali per mantenere artificiosamente il titolo in Borsa.
L’inchiesta è partita da una verifica fiscale della Guardia di Finanza di Reggio Emilia nel 2008 ed è stata poi trasmetta per competenza alla Procura di Milano.
Nell’inchiesta sono indagati anche Ettore Burani, Giuseppe Gullo, Kevin Mark Tempestini e Stefano Maria Setti. Stando a quanto riportato nell’ordinanza di arresto di Giovanni e Walter Burani, con alcuni degli indagati, a vario titolo, "dissipavano il patrimonio di Bdh impiegando rilevanti risorse per sostenere il prezzo del titolo della controllata Mbfg, quotata alla Borsa di Milano, alimentavano progressivamente la posizione in titoli Mbfg da parte di Bdh mediante ricorrenti e corposi acquisti sul mercato, nonostante il prezzo del titolo continuasse a cedere e quindi sin dalle prime operazioni si evidenziasse una minusvalenza di dimensioni crescenti".
Ma non è tutto. In più "operavano in modo che le perdite in caso di liquidazione della posizione, calcolate sulla base del prezzo di riferimento, assumessero dimensioni assolutamente rilevanti a partire dal novembre 2007, quando superavano la cifra di 2milioni di euro. L’8 agosto 2008, alla vigilia del trasferimento dei titoli a Mbfh e quando ormai era stata avviata l'Opa su Mbfg, la perdita ascrivibile a Bdh era pari a circa 8milioni".
Quanto all’accusa di falso in bilancio, Walter e Giovanni Burani "con lo scopo di procurarsi ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, falsificavano i libri sociali e le scritture contabili che comunque tenevano in guisa da non consentire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari" oltre a concorrere "a cagionare il dissesto della società laddove, con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico e al fine di conseguire un ingiusto profitto, nelle infrascritte comunicazioni sociali esponevano fatti materiali non rispondenti al vero ancorchè oggetto di valutazione e omettevano informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società in modo idoneo a indurre in errore i destinatari cagionando un danno patrimoniale alla società, quotata alla Borsa di Milano".
Tali falsità, aggiungono gli inquirenti, erano tali da alterare "in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società e comunque determinanti variazioni del risultato economico superiore al 5 per cento e variazioni del patrimonio netto superiori all’1 per cento. Valutazioni estimative che, singolarmente considerate differiscono in misura superiore al 10 per cento da quella corretta".
Le accuse per i due sono bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, la prima con riferimento alle società Burani Designer Holding, Mariella Burani Fashion Group e Burani Family Holding, la seconda in relazione ai conti della Mariella Burani Fashion Group. Secondo l'accusa sostenuta dai Pm Luigi Corsi e Mauro Clerici, i due amministratori delle società legate all’omonimo marchio della moda avrebbero dissipato le risorse aziendali per mantenere artificiosamente il titolo in Borsa.
L’inchiesta è partita da una verifica fiscale della Guardia di Finanza di Reggio Emilia nel 2008 ed è stata poi trasmetta per competenza alla Procura di Milano.
Nell’inchiesta sono indagati anche Ettore Burani, Giuseppe Gullo, Kevin Mark Tempestini e Stefano Maria Setti. Stando a quanto riportato nell’ordinanza di arresto di Giovanni e Walter Burani, con alcuni degli indagati, a vario titolo, "dissipavano il patrimonio di Bdh impiegando rilevanti risorse per sostenere il prezzo del titolo della controllata Mbfg, quotata alla Borsa di Milano, alimentavano progressivamente la posizione in titoli Mbfg da parte di Bdh mediante ricorrenti e corposi acquisti sul mercato, nonostante il prezzo del titolo continuasse a cedere e quindi sin dalle prime operazioni si evidenziasse una minusvalenza di dimensioni crescenti".
Ma non è tutto. In più "operavano in modo che le perdite in caso di liquidazione della posizione, calcolate sulla base del prezzo di riferimento, assumessero dimensioni assolutamente rilevanti a partire dal novembre 2007, quando superavano la cifra di 2milioni di euro. L’8 agosto 2008, alla vigilia del trasferimento dei titoli a Mbfh e quando ormai era stata avviata l'Opa su Mbfg, la perdita ascrivibile a Bdh era pari a circa 8milioni".
Quanto all’accusa di falso in bilancio, Walter e Giovanni Burani "con lo scopo di procurarsi ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, falsificavano i libri sociali e le scritture contabili che comunque tenevano in guisa da non consentire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari" oltre a concorrere "a cagionare il dissesto della società laddove, con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico e al fine di conseguire un ingiusto profitto, nelle infrascritte comunicazioni sociali esponevano fatti materiali non rispondenti al vero ancorchè oggetto di valutazione e omettevano informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società in modo idoneo a indurre in errore i destinatari cagionando un danno patrimoniale alla società, quotata alla Borsa di Milano".
Tali falsità, aggiungono gli inquirenti, erano tali da alterare "in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società e comunque determinanti variazioni del risultato economico superiore al 5 per cento e variazioni del patrimonio netto superiori all’1 per cento. Valutazioni estimative che, singolarmente considerate differiscono in misura superiore al 10 per cento da quella corretta".


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