Il Senato studia il ddl sull'Università
Il voto atteso giovedì sera. Ecco le novità previste dal testo allestito dal ministro Gelmini
28/07/2010
È iniziata mercoledì al Senato la discussione sul testo di riforma dell’Università, il provvedimento del ministro Maria Stella Gelmini finalizzato a modificare l’impianto degli Atenei italiani.
L’aula del Senato ha approvato l'articolo 1 del ddl relativo ai principi ispiratori della riforma.
Ma quali sono questi principi ispiratori? Sintetizziamo gli aspetti salienti dei 17 articoli, anche se gli oltre 400 emendamenti in discussione potrebbero modificare alcuni dettagli del testo.
Rettori a tempo limitato – Per quanto concerne la docenza, l’incarico dei rettori potrà durare un massimo di due mandati di quattro anni, contro gli attuali 16 previsti per legge. Il ddl prevede anche nuovi Cda, per i quali è previsto l'allargamento degli esperti esterni (minimo tre) che d’ora in poi si occuperanno solo della gestione dell’ateneo. Il Senato accademico, invece, esaminerà gli effetti della didattica e della ricerca. Arriva anche la figura del direttore generale, cui sarà affidato il ruolo di gestione effettiva della struttura accademica.
Docenti e ricercatori – Nuovi obblighi d’orari per i professori ordinari: quelli a tempo pieno avranno l’obbligo per la prima volta di svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell’anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Per i docenti accademici a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750, di cui almeno 250 per la didattica.
Brutte notizie per i 20 mila ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c'è il rischio di rimanere esclusi dall’attività accademica.
Concorsi – Per quanto concerne le commissioni giudicanti, queste saranno composte da quattro docenti ordinari estratti a sorte per alleggerire l’influenza dei “baroni”. I candidati, invece, saranno giudicati dando maggior rilevanza alla produzione di pubblicazioni, esperienze internazionali, didattica svolta. Chi passerà la selezione acquisirà l’abilitazione all’insegnamento ed entrerà a far parte di un’unica lista nazionale, da cui attingeranno i propri docenti tutte le università italiane.
Fusioni e tagli – Il ddl prevede la fusione degli atenei più piccoli, con l’obiettivo di ridurre le spese e migliorare l’offerta formativa. Ogni università potrà avere un massimo di dodici facoltà, attuando anche una riduzione dei mini-corsi accademici.
La riforma renderà inoltre difficile il mantenimento in vita degli atenei, delle facoltà e dei dipartimenti accademici meno efficienti da un punto di vista economico: a tal proposito, le università che continueranno a far confluire oltre il 90% dei finanziamenti statali negli stipendi del personale, non potranno bandire concorsi.
Ecco l'Anvur per il merito – Nasce la nuova Agenzia nazionale di valutazione dell’università. All’Anvur spetterà verificare "i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente con gli obiettivi". Per gli studenti meritevoli, infine, è stata decisa la destinazione di un fondo (statale, ma anche regionale ed eventualmente con il supporto dei privati) che erogherà borse di studio, il tutto a prescindere dal livello economico della famiglia di provenienza dello studente. Rimarranno in vita, comunque, le borse di studio rivolte agli studenti meno abbienti.
L’aula del Senato ha approvato l'articolo 1 del ddl relativo ai principi ispiratori della riforma.
Ma quali sono questi principi ispiratori? Sintetizziamo gli aspetti salienti dei 17 articoli, anche se gli oltre 400 emendamenti in discussione potrebbero modificare alcuni dettagli del testo.
Rettori a tempo limitato – Per quanto concerne la docenza, l’incarico dei rettori potrà durare un massimo di due mandati di quattro anni, contro gli attuali 16 previsti per legge. Il ddl prevede anche nuovi Cda, per i quali è previsto l'allargamento degli esperti esterni (minimo tre) che d’ora in poi si occuperanno solo della gestione dell’ateneo. Il Senato accademico, invece, esaminerà gli effetti della didattica e della ricerca. Arriva anche la figura del direttore generale, cui sarà affidato il ruolo di gestione effettiva della struttura accademica.
Docenti e ricercatori – Nuovi obblighi d’orari per i professori ordinari: quelli a tempo pieno avranno l’obbligo per la prima volta di svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell’anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Per i docenti accademici a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750, di cui almeno 250 per la didattica.
Brutte notizie per i 20 mila ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c'è il rischio di rimanere esclusi dall’attività accademica.
Concorsi – Per quanto concerne le commissioni giudicanti, queste saranno composte da quattro docenti ordinari estratti a sorte per alleggerire l’influenza dei “baroni”. I candidati, invece, saranno giudicati dando maggior rilevanza alla produzione di pubblicazioni, esperienze internazionali, didattica svolta. Chi passerà la selezione acquisirà l’abilitazione all’insegnamento ed entrerà a far parte di un’unica lista nazionale, da cui attingeranno i propri docenti tutte le università italiane.
Fusioni e tagli – Il ddl prevede la fusione degli atenei più piccoli, con l’obiettivo di ridurre le spese e migliorare l’offerta formativa. Ogni università potrà avere un massimo di dodici facoltà, attuando anche una riduzione dei mini-corsi accademici.
La riforma renderà inoltre difficile il mantenimento in vita degli atenei, delle facoltà e dei dipartimenti accademici meno efficienti da un punto di vista economico: a tal proposito, le università che continueranno a far confluire oltre il 90% dei finanziamenti statali negli stipendi del personale, non potranno bandire concorsi.
Ecco l'Anvur per il merito – Nasce la nuova Agenzia nazionale di valutazione dell’università. All’Anvur spetterà verificare "i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente con gli obiettivi". Per gli studenti meritevoli, infine, è stata decisa la destinazione di un fondo (statale, ma anche regionale ed eventualmente con il supporto dei privati) che erogherà borse di studio, il tutto a prescindere dal livello economico della famiglia di provenienza dello studente. Rimarranno in vita, comunque, le borse di studio rivolte agli studenti meno abbienti.


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