Cina, ennesimo maxi ingorgo
Sono paralizzati dal 28 agosto. Più di 10mila mezzi incolonnati
02/09/2010
Sono bloccati dallo scorso 28 agosto e questa volta la coda di camion, e qualche autovettura, ha superato i 100 chilometri, per la precisione sono 120. Lo scenario è sempre lo stesso: una strada a nord di Pechino. Stando a quanto riporta la televisione cinese, questo nuovo maxi ingorgo è un vero e proprio record.
L’interminabile fila si è formata a sull’autostrada 110 che collega la capitale alla provincia interna della Mongolia, nel nord della Cina. La maggior parte dei camion bloccati trasporta carbone. E questo è accaduto proprio a pochi giorni di distanza di un altro ingorgo che aveva bloccato il traffico sull’autostrada per 11 giorni. Anche in quel caso con mezzi incolonnati per circa 100 chilometri.
Per i responsabili cinesi, queste code si formano a causa dei lavori di rinnovamento che sono in corso proprio sull’autostrada e che proseguiranno, almeno, fino alla fine di settembre. Ma gli autisti dei camion hanno un'altra teoria: attribuiscono le cause del traffico, già normalmente intenso, al boom di trasporti di carbone verso la Mongolia. Un fenomeno, questo, nato dopo la chiusura forzata di una serie di miniere illegali nella provincia dello Shanxi, più vicina a Pechino, ritenute troppo pericolose.
L’interminabile fila si è formata a sull’autostrada 110 che collega la capitale alla provincia interna della Mongolia, nel nord della Cina. La maggior parte dei camion bloccati trasporta carbone. E questo è accaduto proprio a pochi giorni di distanza di un altro ingorgo che aveva bloccato il traffico sull’autostrada per 11 giorni. Anche in quel caso con mezzi incolonnati per circa 100 chilometri.
Per i responsabili cinesi, queste code si formano a causa dei lavori di rinnovamento che sono in corso proprio sull’autostrada e che proseguiranno, almeno, fino alla fine di settembre. Ma gli autisti dei camion hanno un'altra teoria: attribuiscono le cause del traffico, già normalmente intenso, al boom di trasporti di carbone verso la Mongolia. Un fenomeno, questo, nato dopo la chiusura forzata di una serie di miniere illegali nella provincia dello Shanxi, più vicina a Pechino, ritenute troppo pericolose.


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