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Ultrà serbi, Maroni: "Critiche? Ci rido sopra"

Ivan chiede scusa all'Italia. Anche il presidente Tadic telefona a Berlusconi. Frattini: "E' mancata la comunicazione tra intelligence"

Ultrà serbi, Maroni: "Critiche? Ci rido sopra"
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni risponde alle critiche rivolte al Viminale sui disordini di Genova in occasione della partita  Italia-Serbia. Nel corso di una conferenza stampa nella prefettura di Padova, replica in particolare alle dichiarazioni del sindaco di Genova, Marta Vincenzi: "Sono stato accusato in modo 'comico' di essere responsabile di tutto. Dico in modo 'comico' perché contemporaneamente il sindaco ha elogiato l’operato delle forze dell’ordine, dicendo che la colpa è del ministro. Allora, quando si arrestano i mafiosi non è merito del ministro ma delle forze dell’ordine, quando succede l’incidente non è colpa delle forze dell’ordine ma è colpa del ministro. Io ho le spalle larghe e ci faccio una risata sopra. Ma sono qui per accertare le responsabilità, per prendermi le responsabilità". Non c'è stata sottovalutazione del rischio ma mancanza di comunicazione. "Con le informazioni che avevamo e con la predisposizione dei servizi in base alle informazioni che ci erano arrivate, si è rischiata una strage. Il messaggio che abbiamo ricevuto dall’Interpol di Belgrado parlava di cento tifosi che sarebbero partiti per Genova per assistere all’incontro di calcio, divisi in due gruppi. E si riservavano di comunicare ulteriori notizie nel caso fossero sopraggiunte".  Proprio questa nota delle autorità serbe "ha indotto la nostra polizia a considerarla una partita che si poteva gestire con le forze che abbiamo messo a disposizione. E’ chiaro che se ci avessero detto 'arriva una banda di criminali ultras che potrebbero mettere a ferro e fuoco la citta', avremmo gestito in modo diverso. Quindi questa carenza di informazioni c'è stata". Le forze dell’ordine si sono comportate nel migliore dei modi evitando "la strage". "Nessun appunto può essere fatto alla gestione dell’ordine pubblico fatta dal prefetto, dal questore e dalle forze di polizia". Dello stesso avviso il ministro degli Esteri Franco Frattini:  "Ci sono stati difetti di comunicazione tra l’intelligence" serba e italiana. In pratica lo scambio informativo preventivo non ha funzionato come avrebbe dovuto. 

Il triste bilancio del post partita Italia-Serbia è solo uno:  si è evitato un altro Heysel. Ma ciò non significa che si sarebbe potuto prevenire il caos e che l'Italia non abbia delle palesi responsabilità, come ha precisato anche l'Uefa. Dopo le polemiche di ieri, con i ministri degli interni dei due Paesi che si rinfacciavano la colpa dei disordini, oggi il presidente serbo Boris Tadic ha chiamato Silvio Berlusconi "esprimendo il suo dispiacere per quanto avvenuto a Genova".

Le scuse di Ivan - Anche il capo degli ultrà Ivan Bogdanov ha chiesto scusa all’Italia e ha spiegato che i disordini di martedì scorso non erano finalizzati a sospendere la partita ma a contestare la propria nazionale e soprattutto il portiere Vladimir Stojkovic, reo di essere passato dalla Stella Rossa ai rivali del Partizan. Bogdanov sarà trasferito domani mattina da Pntedecimo a Marassi dove sarà sottoposto, insieme agli altri facinorosi arrestati, all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Maurizio de Matteis. E' accusato di danneggiamento aggravato e lancio di oggetti pericolosi e rischia una pena da 1 anno a 4 anni di reclusione. "Il mio assistito - spiega l'avvocato Pagano - si è detto dispiaciuto e stupito di aver provocato delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi. La situazione gli è sfuggita di mano a causa della grande quantità di birra bevuta", conclude l’avvocato difensore.


Tensioni -
Le massime autorità politiche di Belgrado, infatti, da una parte si scusano, dall'altra affondano il coltello dell'accusa contro l'organizzazione della sicurezza da parte delle forze dell'ordine italiane. E' il caso del ministro dell'interno e vicepremier serbo, Ivica Dacic, che ha detto "i preparativi per la partita Serbia-Italia di Genova non stati fatti bene" e  ha aggiunto "che non si doveva permettere l'ingresso allo stadio a tifosi in possesso di oggetti vari, cosa che a Belgrado non sarebbe mai avvenuta".
Accuse pesanti, che il capo del Viminale, Roberto Maroni, rispedisce cortesemente al mittente, sottolineando che la gestione è stata corretta "e si è potuta evitare una strage". Senza contare, aggiungono dal ministero degli Interni, "che  dalla Serbia non è arrivata alcuna informazione, nè nei giorni prima della partita tra la nazionale italiana e quella serba, nè durante la riunione Uefa prima della gara, che delineasse profili di rischio per la tifoseria serba". Vota il sondaggio in pagina

La Uefa -
L'Uefa ha aperto un'inchiesta. Il caso verrà esaminato il prossimo 28 ottobre. Ma rischia sanzioni anche l'Italia. Infatti la Federazione europea ricorda che "oltre alla responsabilità di chi provoca incidenti, i regolamenti Uefa prevedono anche quella della federazione che organizza la partita e che deve garantire la sicurezza nello stadio e il regolare svolgimento dell'incontro", ha affermato Rob Faulkner, portavoce Uefa. È intervenuto anche il presidente dell'Uefa, Michel Platini: "Sono rimasto choccato nel vedere le immagini di Italia-Serbia. Attendo i risultati dell'inchiesta e le decisioni della Disciplinare e ricordo a tutti che la Uefa segue una linea di tolleranza zero nei confronti della violenza degli stadi".

Le scuse ufficiali - Le autorità di Belgrado, tramite i canali diplomatici, hanno però innanzitutto voluto porgere le scuse per quanto successo: "Questi teppisti non rappresentano il popolo serbo", ha detto l'ambasciatrice serba a Roma, Sanda Raskovic-Ivic. "Quanto accaduto a Genova è una disgrazia, un vero incubo. Io e tutti noi serbi ci vergogniamo molto. Colgo l'occasione per inviare al popolo italiano le scuse dell'ambasciata, del governo e del popolo di Serbia per quanto accaduto". Più tardi, ha riferito il ministro Frattini, sono arrivate anche le scuse del ministro degli Esteri serbo, Vuk Yeremic. Disonore, imbarazzo e vergogna sono poi i commenti dei giornali e delle autorità serbe dopo gli incidenti provocati dai tifosi che hanno portato alla sospensione di Italia-Serbia martedì sera allo stadio di Genova. Ma non ci sono solo le scuse. 

Idv vuole le dimissioni di Maroni - Massimo Donati, presidente dei deputati dell'Italia dei Valori vuole le dimissioni di Maroni. "La pericolosità dei tifosi serbi è nota in tutta in tutta Europa, si sa che sono organizzati in gruppi paramilitari ed hanno avuto ruoli terribili nel corso delle guerre balcaniche. Nonostante tutto questo gli e' stato permesso di entrare in Italia con l'intenzione di devastare una città" ha detto Donati.  "Nessuno, quindi, ci venga a dire che si e' trattato di fatti imprevedibili". Proteste anche dal Pd che chiede al ministro degli Interni "di capire come sia stato possibile che questo gruppo di violenti sia potuto giungere in Italia, a Genova e dentro allo stadio con tutto il corredo di armi improprie senza che nessuno sia stato in grado nè di fermarli, nè di isolarli e nè di disarmarli".

Il resoconto delle violenze -
Sono 17 gli ultras serbi arrestati durante la notte. Tra di loro, il capo Ivan Bogdanov, l'uomo ripreso dai fototografi e dalle televisioni di tutto il mondo con il cappuccio in testa e il teschio stampato sulla maglietta nera. Si nascondeva nel vano motore di uno dei pullman che avrebbe riportato a casa i tifosi. È stato identificato grazie a una data tatuata sull'avambraccio.
Gli scontri sono durati fino alle 2 di notte. Gli ultras erano stati confinati prima del deflusso ma hanno tentato di forzare il cancello di recinzione e di rientrare nello stazio. Fuori, in un piazzale vicino, li aspettavano i tifosi di Genoa e Sampdoria, pronti a dare battaglia ai serbi. La situazione è tornata alla normalità grazie all'intervento delle forze dell'ordine. Il bilancio è di 16 feriti, di cui due carabinieri italiani. Nessuno è in gravi condizioni. Sono 35 gli hooligan denunciati.

Le immagini di Raisport


 

Chi sono gli ultras - Poi sono usciti dallo stadio per riversare la loro rabbia sulle strade, tracciare i loro simboli sulla facciata di Palazzo Ducale, protestare contro il governo socialista di Belgrado che ha ceduto alle richieste dell'Unione europea, contro la Corte dell'Aja che ha dichiarato l'indipendenza del Kosovo. Sugli striscioni hanno scritto: "Il Kosovo è nostro". Ma se il nemico numero uno è la corte di giustizia europea nella lista nera degli hooligans serbi rientra anche l'Italia, considerata responsabile dei bombardamenti contro l'ex Jugoslavia di Slobodan Milosevic. Ecco il perché di tanto odio.
Già venerdì scorso Belgrado era stata presa d'assalto dopo la sconfitta della nazionale serba contro l'Estonia. Poi domenica vittime di quella cieca follia erano stati gli omosessuali che avevano manifestato per le vie della capitale in occasione del Gay Pride.  Il bilancio: 157 feriti e 249 fermi. Il delirio serbo allora era annunciato. Da un gruppo che si dichiara "capace di violenze inaudite" ci si poteva aspettare l'esplodere di una vera e propria guerriglia urbana. I reparti antisommossa hanno evitato il peggio, ma esplosivi, fumogeni, coltelli, maschere e passamontagna non sarebbero dovuti nemmeno arrivare sugli spalti.

In campo e sugli spalti - Il lancio di fumogeni è stato prima in campo, verso la porta della squadra serba. Persino il numero 1 Zeljko Brkic è stato sfiorato alla gamba dal fuoco; poi di nuovo lanci verso la gradinata nord. I circa 1.600 ultras della Serbia erano confinati nel settore ospiti, in una vera e propria gabbia, da dove continuavano a lanciare petardi e fumogeni. Nonostante l'intervento dei vigili del fuoco, a un certo punto é stata esplosa una bomba carta. La polizia, in assetto antisommossa, si è schierata a bordo campo al di là della recinzione che circonda i tifosi stranieri, e ha aperto un idrante verso di loro.

Arresti e denunce -  All'indomani degli scontri 17 ultras serbi risultano arrestati, 35 denunciati, 138 persone in via di identificazione attraverso i filmati effettuati dalla Digos. I feriti sono 16, tra cui due carabinieri. Tra gli arrestati, c'è anche il capo ultras. Sono stati sequestrati catene, bastoni e coltelli. Vari i reati contestati, dal danneggiamento al lancio di oggetti pericolosi alla resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Le reazioni - Il primo commento è stato quello dell'allenatore degli Azzurri, Cesare Prandelli: "Roba mai vista. Avevamo capito che c'era qualcosa di strano quando il loro portiere titolare (Stojkovic, ndr) è entrato nel nostro spogliatoio tremando come una foglia" racconta il ct azzurro. "Ci ha detto che il pullman della Serbia era stato assalito e lì abbiamo capito che l'azione poteva essere anche premeditata e che l'intenzione dei tifosi serbi era quella di non far giocare questa partita. Se è stato picchiato? Questo non lo so".
"È stata una serata triste, che una partita di calcio finisca così non è normale" commenta Emiliano Viviano. "Dispiace anche per i giocatori serbi, Stankovic piangeva - continua ai microfoni della Rai il portiere azzurro -. In campo ho detto al nostro direttore generale Valentini che non potevo giocare e stare attento ai fumogeni che arrivavano dagli spalti. Paura? Il giusto, non avevo voglia di prendere un fumogeno in faccia".
L'Uefa aprirà un procedimento disciplinare su Italia-Serbia.  

Razzi comprati a Genova - All'uscita dalla Questura di Genova Slobo, uno dei capi dei tifosi serbi, ai microfoni del Tg Regionale della Rai ha dichiarato: "Abbiamo acquistato i razzi di segnalazione nei negozi di nautica di via Gramsci, li abbiamo messi nella cintura dei pantaloni sotto la maglia e siamo entrati senza problemi allo stadio. Non siamo nazisti, siamo nazionalisti - ha proseguito Slobo - siamo contro l’entrata della Serbia nell’Unione Europea e contro l’indipendenza del Kosovo, per questo abbiamo bruciato la bandiera dell’Albania. Il palcoscenico di Genova era ideale per fare conoscere le nostre motivazioni, che sono tutte politiche. A Belgrado - ha raccontato il tifoso - c'è una dittatura e là non possiamo manifestare. I duri della Stella Rossa erano 50-60 non trecento come avete detto voi italiani. Se fossimo stati di più avremmo avuto la meglio sui vostri poliziotti che sono molto più piccoli di quelli serbi".
 


Un video amatoriale dei tifosi in centro a Genova prima della partita






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Commenti all'articolo

  • angelo.Mandara

    16 October 2010 - 11:11

    Per fortuna allo stadio Marassi di Genova ha vinto "l'arrendevolezza" della ragione...l'unico rammarico è stato forse quello di aver rinunciato a vedere una partita di calcio..con buona pace di tutti...ma che figure aggiunte ? La scena principe di quell'oretta surreale televisiva fa capo a quello sperticato di Ivan, arrivato apposta apposta da Belgrado per un suo numero "senza rete" (c'è anche chi l'ha vista così). Scena memorabile (ma senza rullo di tamburi e da mettere nel prossimo Presepe napoletano) è quella che vede tutto un reparto di poliziotti che stanno sul prato con tanto di casco azzurro (intonato con l'occasione)...per non farsi male...dovessero mai cadere quelle "pinze" che Ivan, dall'alto della "staccionata", con tanta cura sta usando per "smagliare" la rete di protezione (senza la quale intende fare il suo pericoloso equilibrismo) ? Chissa se quelle pinze fossero cadute...quale sarebbe stato il seguito ? Però...cuore di mamma...in soccorso allo scarrafone..."Ivan è il miglior figlio del mondo (...come trapezista ?)". Sempre in quanto a comiche :...l'UEFA potrebbe penalizzare l'Italia per carenze organizzative...pronto Maroni che, come risposta, raccomanderebbe a tutta l'Europa l'applicazione della "Tessera del tifoso"...per la serie...la miglior difesa è l'attacco. Vedasi anche la risposta del presidente Abete che...a Blatter che lo "rimprovera" per l'organizzazione ...gli "sferra" la storia dell'arbitro Moreno (neo FIFA)...a domanda si risponde con altra domanda. Grandi i nostri Bigs !! Saluti. Angelo Mandara

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  • robe

    15 October 2010 - 13:01

    Duecento di questi facinorosi "comunisti" serbi erano a Milano da domenica, ospiti di estremisti italiani di estrema destra. La procura sta indagando. Ma lo volete capire che oggi l'estremismo di destra sta diventando un pericolo? Lo sapete che Berlusconi ha sdoganato Forza Nuova, nei cui blog si dice che l'olocausto è tutta una montatura? Ogni tempo ha i suoi pazzi, ieri le Brigate Rosse, oggi gli estremisti di destra. Sveglia!

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  • angelo.Mandara

    15 October 2010 - 13:01

    A volte...anzi spesso i "conti" proprio non quadrano. A chi accusa questo...diciamo "regime" di dittatura (?)...mi viene da pensare alle "spalle larghe" del ministro Maroni ed al dispiegamento di forze (idranti compresi) nel giorno di Italia-Serbia ed alla sottovalutazione del rischio (sugli avvisi arrivati da Belgrado). Certo all'interno dello stadio s'è evitato il peggio, con una tattica "buonista"...OK (già ma i commenti TV non sembravano proprio in linea col corrispondente comportamento della polizia...non erano forse entrambi Enti statali ??). Ma torniamo all'accusa di "regime"...se questo è un fare da "dittatura", in cui non si è stati neppure capaci di arginare il rischio di qualche pulman di facinorosi (...certo dei più tosti in circolazione) per aver sottovalutato cosa sarebbe arrivato, proprio a Genova...e con la memoria di ben più tristi ricordi di... "ordine sociale". Con un "regime forte"...la partita di calcio si sarebbe comunque svolta (non accettando di esser messi "sotto" da quella "banda")...anche se (elemento delicato)...nello stadio c'era un'alta concentrazione di bambini che hanno alzato la soglia di prudenza...anche qui "maldestro connubio e fatale coincidenza" di presenze non "assimilabili". A margine e...sempre a proposito di "regime"...strano ricordo affiorato...l'arresto del terribile Ivan, nel vano bagagli, mi ha ricordato "qualcun altro", in fuga verso la Svizzera. Saluti. Angelo Mandara

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  • luigirusso

    14 October 2010 - 17:05

    dai sunniti e dagli sciiti insieme , così il processo di trasformazione in medio oriente sarà quasi completo ,auspico che quando i cristiani con qualche scusa verranno attaccati dagli islamici ,israele venga in loro aiuto ,anche se non lo meritano ,perchè sono stati ciechi e sciocchi. saluti luigi

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