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L'editoriale

di Maurizio Belpietro

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Girano strane voci a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se mi limito a riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti. La prima storia è ambientata in Puglia, anzi, per la precisione ad Andria, un grosso comune da poco diventato capoluogo della neonata provincia  di Bat, Barletta, Andria e Trani. Qui qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il presidente della Camera. Non so se sia giusto parlare di attentato, sta di fatto che c’è chi vorrebbe colpirlo in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200 mila euro. Secondo la persona che mi ha fatto la soffiata, nel prezzo sarebbe compreso il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio. Per quel che ne ho capito, l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito.  Vero, falso? Non lo so. Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto. Anzi, apparentemente sembrava un tizio con tutti i venerdì a posto: buona famiglia, discreta situazione economica, sufficiente proprietà di linguaggio. In cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza e poi tornare da dov’era venuto. Perché si è rivolto a me e non è andato dai carabinieri? Gliel’ho chiesto e mi ha risposto che era in imbarazzo a giustificare come fosse venuto in possesso della notizia e temeva che la spiegazione potesse arrivare alle orecchie dei suoi familiari. Per cui ha voluto vuotare il sacco con me, facendosi assicurare che non avrei svelato il suo nome, ma mi sarei limitato a riferire le sue parole. È quel che faccio, pronto ad aggiungere qualche altro particolare, se qualcuno me lo chiederà.
La seconda storia invece è ambientata a Modena. Qui lo scorso anno, un tizio uguale in tutto e per tutto a Gianfranco Fini si sarebbe presentato a una signora che esercita il mestiere più vecchio del mondo. Il suo nome, il numero di telefono al quale contattarla e le sue fotografie compaiono su un sito in cui decine di professioniste di tutta Italia offrono i loro servigi. La signora, che giura di essere nipote di un vecchio camerata, in cambio delle prestazioni avrebbe ricevuto mille euro in contanti. Tutto ciò lo ha raccontato a me, condendo la storia con una serie di altri particolari piccanti e acconsentendo alla videoregistrazione della sua testimonianza. Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh!
Perché mi sono deciso a scrivere delle due vicende? Perché se sono vere c’è di che preoccuparsi: non solo qualcuno minaccerebbe l’incolumità del presidente della Camera al fine di alimentare un clima di tensione nel Paese, ma la terza carica dello Stato dopo aver fatto il moralista con Berlusconi ora sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere. Che una escort giri le redazioni distribuendo aneddoti a luci rosse sull’ex camicia nera non è bello.
Se invece è tutto falso, attentato e puttana, c’è da domandarsi perché le due storie spuntino in prossimità dello scontro finale tra Fini e il capo del governo. C’è qualcuno che ha interesse a intorbidire le acque, diffamando il presidente della Camera? Oppure si tratta di polpette avvelenate che hanno come obiettivo quello di intaccare la credibilità di Libero? La risposta non ce l’ho. Quel che sapevo ve l’ho raccontato e, se richiesto, lo riferirò al magistrato, poi chi avrà titolo giudicherà.

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Commenti all'articolo

  • lectiones

    29 Dicembre 2010 - 22:10

    Non è onesto e non ha nulla di democratico il fatto che il terrorista rosso, quattro volte assassino, Cesare Battisti, venga “GRAZIATO” da un capo di Stato, il Brasile, che lo ospita da esule politico quasi che si trattasse del Battisti Cesare, impiccato nel castello del Buon Consiglio, dagli austroungarici, perché patriota del Risorgimento Italiano: una bruttura vergognosa, un insulto alla Finocchiaro che usa l’epiteto vergogna come randello del suo antiberlusconismo. Il fuggiasco evaso, Cesare Battisti, non verrà estradato in Italia e resterà in Brasile fiero e tronfio grazie alla BENEVOLENZA di un politicante estremista che tracotante si oppone alla giustizia italiana in nome di una solidarietà che il C.P. italiano, condanna come favoreggiamento, complicità. Un capo di Stato, il brasiliano Lula: un insulto all’Italia democratica indegno e gratuito. I compagni del Pd non “mettono lingua”, i Franceschini, i Letta, i La Malfa, i Gentiloni, i Fioroni, Enzo Carra, parteggiano per i

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  • biancofiore 1

    29 Dicembre 2010 - 15:03

    questa volta non la seguo!non ne parlava più nessuno,era con un piede nel fosso e proprio lei gli da una mano per aiutarlo a riprendersi.o sotto vi è qualcosa di più consistente o ha fatto il gioco dell'avversario.ora tutti ne parlano e molti prendono le difese del monegasco!non è stata una bella trovata.

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  • Caninforato

    29 Dicembre 2010 - 15:03

    A te che ti affanni a difendere e giustificare l'editoriale del direttore, sottolineando che usa il condizionale, ha solo sentito dire, è giusto per un giornalista pubblicare senza controllare, ha prevenuto le intenzioni ecc.ecc. ti voglio fare una banale domandina: che opinione ti faresti se il Direttore di un giornale X se ne uscisse una mattina con la notizia: Ho solo sentito dire che gli Ufo hanno intenzione di fare un attentato a Obama ecc. ecc.

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