Algeri va in piazza: 50 arresti tra i manifestanti
Dopo Tunisia ed Egitto, tocca all'Algeria: "Giorno della rivoluzione" contro il regime di Bouteflika, tensione nella capitale
12/02/2011
La rivolta di Tunisia ed Egitto 'torna' in Algeria. All'indomani delle dimissioni del presidente egiziano Mubarak, piazza 1 Maggio ad Algeri si è riempita di migliaia di oppositori al capo dello stato Bouteflika, in un evento organizzato via Internet e non autorizzato dal governo. Momenti di tensione, dovuti anche alla presenza di qualche sostenitore del presidente, e scontri con le forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa. Sarebbero già una cinquantina i manifestanti arrestati, tra cui quattro leader dell'opposizione: Guida Arezki, Mohcene Bellabes, Tahar Besbes e Mazuz Athman. Circa 200 manifestanti si sono riuniti nei pressi della sede del Ministero della Gioventù e dello Sport, ma sono stati circondati dalla polizia.
Nonostante la massiccia presenza di forze dell'ordine, l'opposizione è combattiva. "Il popolo è sceso in piazza oggi ad Algeri" e "vuole una rivoluzione", ha affermato lo storico presidente della Lega algerina per i diritti umani Ali Yahia Abdenour. "Chiediamo la caduta di questo sistema- E' necessario un cambio non soltanto sul piano economico ma anche politico. Sarà la giornata della rivoluzione".
UN MESE DI RIVOLTE - Dopo le proteste dello scorso 5 gennaio, la popolazione è dunque tornata in piazza ad Algeri contro il capo dello stato Abdelaziz Bouteflikia. Dall'inizio delle agitazioni, il bilancio delle proteste è stato di cinque morti e circa 300 feriti. Gli algerini non chiedono solo cambiamenti economici, ma soprattutto politici. Dal 1992, cioè dall'inizio della guerra civile, l'Algeria è infatti sottoposta a uno perenne stato d'emergenza; nonostante il rafforzamento di alcuni diritti civili nel 2005, il governo di Bouteflika continua ad arrestare arbitrariamente e a torturare gli oppositori allo status quo. Le persecuzioni colpiscono anche la stampa, con la chiusura di giornali indipendenti e l'arresto di cronisti. Dopo la prima ondata di proteste, Bouteflika ha ammesso che si sarebbe dimesso presto, senza però specificare una data precisa.
Nonostante la massiccia presenza di forze dell'ordine, l'opposizione è combattiva. "Il popolo è sceso in piazza oggi ad Algeri" e "vuole una rivoluzione", ha affermato lo storico presidente della Lega algerina per i diritti umani Ali Yahia Abdenour. "Chiediamo la caduta di questo sistema- E' necessario un cambio non soltanto sul piano economico ma anche politico. Sarà la giornata della rivoluzione".
UN MESE DI RIVOLTE - Dopo le proteste dello scorso 5 gennaio, la popolazione è dunque tornata in piazza ad Algeri contro il capo dello stato Abdelaziz Bouteflikia. Dall'inizio delle agitazioni, il bilancio delle proteste è stato di cinque morti e circa 300 feriti. Gli algerini non chiedono solo cambiamenti economici, ma soprattutto politici. Dal 1992, cioè dall'inizio della guerra civile, l'Algeria è infatti sottoposta a uno perenne stato d'emergenza; nonostante il rafforzamento di alcuni diritti civili nel 2005, il governo di Bouteflika continua ad arrestare arbitrariamente e a torturare gli oppositori allo status quo. Le persecuzioni colpiscono anche la stampa, con la chiusura di giornali indipendenti e l'arresto di cronisti. Dopo la prima ondata di proteste, Bouteflika ha ammesso che si sarebbe dimesso presto, senza però specificare una data precisa.
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i rivoltosi
12/02/2011 13:43
Postato da Barbadifrate
Dopo di che, tutti in Italia a cercare la "pace e la tranquillità"


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