Casta, secondo colpo gobbo: più lavoriamo, più guadagna
Nella "notte dei privilegi" gli onorevoli infilano un'altra leggina: aumenti di stipendio automatici (per loro) se sale il Pil / BECHIS
16/07/2011
Il primo è un ingegnere palermitano, Mario Ferrara. Il secondo è un giornalista catanese, Salvo Fleres. Grazie alla loro trovata gli stipendi dei parlamentari italiani sono stati legati a doppia mandata con il Prodotto interno lordo. Il risultato è una doppia beffa: in questo modo i parlamentari italiani non faranno alcun sacrificio, come invece aveva chiesto Tremonti e loro stessi avevano promesso agli italiani. Ma soprattutto se gli altri italiani si rimboccheranno le maniche e lavoreranno sodo facendo crescere il Pil del Paese, i primi a beneficiarne diventeranno deputati e senatori che potranno starsene in panciolle ad aspettare le fatiche altrui: alla fine con il Pil cresceranno i loro stipendi.
Nell’attesa comunque l’indennità parlamentare non rischierà alcuna sforbiciata. Tremonti infatti aveva scritto: paragoniamola, aggiungendoci tutti i benefit goduti, a quella della media dei parlamentari degli altri paesi. Siccome sarà superiore, la tagliamo di quel che c’è in più. Legandola al Pil invece questo non avverrà. Perché con il trucco approvato di notte e in poche ore trasformato in legge lo stipendio-base (senza benefit che sono stati esclusi) degli onorevoli italiani potrà essere inferiore a quello di Francia, Germania e Gran Bretagna (e lo è sia pure di poco), perché quei paesi hanno Pil più alti. Dovrà essere superiore e di molto a tutti gli altri membri della Ue che hanno Pil inferiori a quelli italiani. Con questo criterio lo stipendio degli italiani potrà essere superiore alla media Ue e va a finire pure che dovrà essere aggiustato verso l’alto.
Una scelta che rischia di provocare roventi polemiche e acuire ancora di più il distacco fra elettori ed eletti. Ieri avevamo pizzicato i senatori mettere paletti interpretativi ai tagli dei costi della politica. Una bella presa in giro già in quella formula soft. Ma cristallizzare la propria immunità economica per legge proprio quando si fa tirare la cinghia a tutti gli altri italiani, verrà vissuto come una prepotenza difficile da digerire. Non a caso quell’emendamento che era sfuggito ieri a noi di Libero (il testo della seduta notturna della commissione bilancio della Camera non era ancora stampato), ieri mattina è stato scovato proprio da un nostro lettore, Filippo Salone, che ce lo ha inviato per posta elettronica con un amaro post scriptum: «Da elettore del centro destra storico, direi che è arrivata l’ora di un sano passo indietro».
Non osando parlare agli elettori maggioranza e opposizione si sono sfogati nel chiuso delle commissioni durante le sedute notturne in cui è stata approvata la legge finanziaria. Si sentono vittime perfino dei loro elettori, che pure dovrebbero essere la risorsa principale per un uomo politico. Ce l’hanno con i giornali e con quella che chiamano “antipolitica” e banalmente è la reazione degli elettori alla evidente incapacità degli eletti di fare il mestiere per cui sono stati votati e vengono pagati più che bene. Nella migliore delle ipotesi si nascondono dietro fili d’erba, come fa oggi il senatore Pd Francesco Sanna che scrive a Libero per dire che lui certo è favorevole a tagliare i costi della politica, ma che l’idea di legare al Pil è solo del Pdl. Sanna aveva di fatto proposto la stessa formula: legare l’indennità alla popolazione dei paesi. Il risultato sarebbe stato identico.
Quel che i politici di centrodestra e centrosinistra non capiscono è che i loro stipendi appaiono agli italiani eccessivi non solo in sé, ma in rapporto alla qualità e alla quantità del lavoro che stanno remunerando. Il Parlamento da anni fa poco o nulla. E quel che poco che riesce a fare, normalmente peggiora la vita degli altri italiani. Con questi risultati lo stipendio dovrebbero darlo i politici a tutti gli italiani che li sopportano, e guardarsi bene dal chiederlo a loro. Non è antipolitica, questa. È la giusta protesta di un datore di lavoro (il popolo italiano) che vede i suoi dipendenti (i parlamentari) starsene con le mani in mano e combinare un pasticcio dopo l’altro. O li licenzia - e ci siamo assai vicini - o almeno spera di risparmiare qualcosa sugli stipendi che così butta via.
di Franco Bechis
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"Magnaccioni parlamentari"
24/07/2011 12:36
Postato da cantagallo
Andando via di questo passo riescono ad esasperare la pazienza degli italiani. A prescindere, noi comunque dobbiamo fare qualcosa!!!! Non è pensabile che mentre noi ci lamentiamo perchè si pappano le risorse dello Stato loro continuino a banchettare deridendoci e prendendosi gioco di noi. E' necessario organizzare qualche forma di protesta che gli faccia capire che il popolo è stufo e che non tollera più i "magnaccioni parlamentari".
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lama46 | 17/07/2011 alle 11.31 vergognoso non riesco a capire il perchè il tutto non venga trasmesso pubblicamente con filmati e notizie in tutti i telegiornali su tutti i quotidiani.
18/07/2011 12:24
Postato da bruno osti
basta guardare il TG della 7 ed il TG3 (eh, ma questo è comunista!) invece che Minzolo; oppure leggere Repubblica, Il Fatto e L'Unità. 'azz... tutti comunisti!
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ma non sono le cose che Grillo dice da anni???
17/07/2011 16:40
Postato da rcupioli
dimezzare gli stipendi dei parlamentari e due legislature e via... ma non è quanto dice Beppe Grillo e il M5S??? E' stato demonizzato per non far passare quanto da tempo va dicendo. Sveglia!


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