L'editoriale

di Maurizio Belpietro

19/07/2011

Ieri ho ricevuto l’ennesima telefonata di un onorevole che cercava di convincermi di quanto sia sbagliata la nostra campagna contro la Casta. Se ne taccio il nome è solo per carità di patria, in quanto lo conosco da anni. Il senso del colloquio comunque era il seguente: voi di Libero avete ragione a lamentare il ritardo dei tagli alle spese di Camera e Senato, ma non capite che la questione è più complessa.
Che lo fosse non avevo dubbi: quando ci sono di mezzo i soldi, la faccenda è sempre seria, soprattutto per chi deve rinunciare ai quattrini. Nessuno ama vedere assottigliarsi i propri introiti, anche se l’assegno è elargito a titolo di rimborso. Sta di fatto che, secondo il mio interlocutore, se la riduzione dei costi della politica non è stata inserita nella manovra,  è colpa della Costituzione. Il Parlamento non è un semplice ministero, al quale si può ridurre la paghetta da un giorno all’altro come Tremonti ha fatto con i Beni culturali, ma un organo con una sua indipendenza, sancita dalla Carta su cui si regge la nostra Repubblica. Dunque, il governo non ha il potere di mettere a stecchetto deputati e senatori; e se lo facesse la sua decisione sarebbe prontamente impugnata e successivamente cancellata una volta giunta al vaglio supremo della Consulta.
Per quanto ne so, il parlamentare ha ragione: le guarentigie impediscono di mettere le mani nei portafogli dei rappresentanti del popolo a differenza di quel che si fa con i comuni mortali.  Le scelte di spesa relative a Palazzo Madama e Montecitorio non sono di competenza del ministero dell’Economia, ma direttamente degli onorevoli, i quali non solo spendono molto, ma si autorizzano anche a farlo, approvando i bilanci dei due rami parlamentari. Dunque, in linea di principio, non si può dar torto all’esecutivo se non usa la mannaia con i vitalizi e i rimborsi spese di cui gode chiunque abbia conquistato uno scranno parlamentare. Ma il problema è che gli onorevoli non sono dei perfetti sconosciuti, di cui i ministri ignorano i nomi e i numeri di telefono. Si tratta di compagni di partito, ovvero degli stessi che votano compatti la gran parte dei provvedimenti che l’esecutivo vara.  Quindi ci vorrebbe poco a parlare con i colleghi e convincerli della necessità di limare le unghie alla Casta. Si dirà: non si può chiedere al cappone di saltare con entusiasmo in pentola per farsi cuocere. L’obiezione è pertinente. Ma forse bisognerebbe spiegare ai circa mille capponi che stazionano nei pressi dei palazzi della politica la brutta fine cui si espongono se non daranno in fretta un taglio alle loro spese. Alla fine della legislatura, oltre ai privilegi, dovranno rinunciare anche al seggio, restituiti alla vita delle persone comuni.
Come possono infatti pensare che gli elettori facciano passare la riduzione della pensione di chi ha versato anni di contributi, accettando al contempo che i parlamentari non rinuncino neppure a un centesimo dei propri assegni previdenziali? Come si può credere che i contribuenti acconsentano remissivamente a far tassare i propri risparmi quando i membri della Casta non fanno alcun sacrificio e non aboliscono neppure uno dei loro numerosi benefit? Gli onorevoli sono davvero convinti che gli italiani siano disposti a subire la stangata senza reagire?  È vero che spesso chi sta ai vertici della piramide non conosce i problemi di chi sta in basso, ma in questo caso si ha la sensazione che gli eletti siano lontani anni luce dalle esigenze di chi li nomina. Basti vedere lo scivolone in cui è incorso un veterano del palazzo come il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il quale si è fatto intervistare in tv su questi temi con alle spalle alcuni splendidi velieri. Chi lo ha criticato è un populista? Probabilmente sì, ma chi non capisce il clima che ristagna in Italia rischia di fare una brutta fine.
Ieri, per rispondere all’indignazione che sale dagli elettori, il ministro Calderoli ha presentato una riforma che riduce il numero di onorevoli e vincola lo stipendio alla loro presenza in aula o in commissione. Bene: la strada è giusta. Ma siccome per approvare una norma che riveda gli articoli della Carta costituzionale ci vuole tempo, e non è detto che governo e Parlamento ce l’abbiano, non sarebbe meglio mettersi d’accordo e varare una limatura ai compensi di deputati e senatori senza indugiare oltre? In fondo, se c’è da approvare qualcosa che interessa ai partiti o alla maggioranza, lo si fa e anche in fretta.
Perciò, cari esponenti del centrodestra, che siate al governo oppure no, datevi da fare. Non nascondetevi dietro la foglia di fico della separazione delle carriere di ministro e onorevole. Mettete in votazione un ordine del giorno in cui impegnate i questori di Camera e Senato a ridurre entro l’anno le spese del 10 per cento. Tranquilli, il taglio può apparire feroce ma è sopportabile: più in basso c’è chi ha rinunciato a molto di più. E già che ci sono, rivolgo una preghiera anche a chi sta in alto, cioè sopra Montecitorio e Palazzo Madama.  Anche lassù, sul Colle, si può fare qualche risparmio. Non dico di tagliare i corazzieri. Basta qualche consigliere. O cameriere.

Commenti 

23

Giornali televisioni e radio

20/07/2011 08:06

Postato da Landlord

Egr. Direttore, vogliamo aprire un filone sugli sprechi da tagliare o ridurre parlando di giornali, televisioni e radio, basta andare a sfogliare il sito del governo.it per trovare soldi da risparmiare, andiamo dai 4.000.000 per radio radicale, ai 3.500.00 per red tv, ai 5.200.00 per Italia oggi. Tralasciamo l'elenco completo che veramente fa inorridire, 3.800.00 alla Padania, 2.900.000 al Secolo d'Italia, 6.300.00 l'Unità, 3.450.000 il Foglio; come vede destra e sinistra sono egualmente rappresentati. Vogliamo parlarne.

22

Caro Direttore

19/07/2011 21:17

Postato da jongingiullo

Lei ha perfettamente ragione quando scrive che " quando si tratta di soldi " la questione e sempre seria. Non ha per niente ragione invece quando parla di satira politica, raffigurando nella sua vignetta solo una parte dei responsabili. Se parliamo di casta parliamo di un gruppo di persone di tutte le colorazioni politiche, Quindi, lei raffigurando nella vignetta solo prottagonisti della sinistra Italiana, (che negli ultimi anni non sono stati neppura al governo), ha fatto soltanto bassa propaganda politica.

21

Quelli della casta

19/07/2011 20:55

Postato da ros54nov

Da quello che ho potuto capire, da molti anni ormai, è che ogni qualvolta che lo Stato si trova in difficoltà si inventa di tutto per arraffare dalle nostre tasche. Inoltre, si bloccano gli aumenti degli stipendi (sempre degli Italiani più poveri) ma guarda caso i loro stipendi (anche qualche settimana prima di apoprovare qualsiasi manovra) se li aumentano e che aumenti... Considerato, poi, tutti i privilegi che hanno, compreso il fatto che oltre a svolgere il parlamentare possono svolgere contemporaneamente anche la loro precedente professione (chi l'avvocato, chi l'ingegnere, eccc.). Per quanto precede, sarebbe giusto che lo stipendio di parlamentare arrivasse, al massimo, a 5.000 euro e non alle attuali 25.000 in quanto non è corretto nei confronti di non ha un lavoro o di chi ne ha uno che al massimo non arriva neanche alle 1.000 euro (e non sa come fare a campare)e, ripeto, non ha tutti i privilegi che hanno loro.