L'editoriale
di Massimo de' Manzoni
03/08/2011
Alla vigilia del lancio dei dadi, non sono uscite molte indiscrezioni su come il premier intenda muoversi. I più dicono che si limiterà a tranquillizzare gli animi, ricordando che i fondamentali del Paese sono a posto per cui l’attacco di cui siamo fatti oggetto è ingiustificato e non deve metterci paura. Ma nell’entourage c’è anche chi confida in uno spariglio, uno scatto dei suoi in grado di mettere benzina nel motore della nostra crescita asfittica. Come? Le opzioni, come vedremo, non mancano. Tra queste, però, ci auguriamo che il Cavaliere sia in grado di escludere in maniera categorica quella che ha cominciato a circolare ieri: un’imposta patrimoniale.
Sì, avete letto bene: l’idea della patrimoniale, il chiodo fisso della sinistra, la tassa cara a Visco e ad Amato, ha cominciato a farsi strada anche in ambienti governativi. E con una certa forza, se è vero che, per esempio, il direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera, manager molto vicino al ministro Giulio Tremonti, ne parla con gli interlocutori finanziari come di un provvedimento «ormai inevitabile».
Ecco, Silvio Berlusconi deve stroncare subito questa ipotesi. E non dubitiamo che lo farà. Siamo andati a rileggerci ciò che ha dichiarato al Foglio il 28 gennaio scorso: «Una imposta patrimoniale, con il livello abnorme di pressione fiscale che si registra in Europa e in Italia, con i formidabili ostacoli che si frappongono alla crescita, sarebbe la via più breve per deprimere gli investimenti, mettere in fuga i capitali, impedire le riforme, riaccendere la corsa alla spesa pubblica improduttiva e alla creazione di nuovo debito. Bisogna fare esattamente il contrario: liberalizzare, privatizzare, riformare e incentivare la crescita dell’occupazione qualificata, della spesa per infrastrutture, dell’istruzione e della ricerca, insomma delle occasioni di sviluppo che generano il futuro di un grande paese, e farlo attraverso meccanismi che limitino l’invadenza insopportabile dello stato fiscale».
Parole sacrosante, che non dubitiamo il presidente del Consiglio sarebbe pronto a sottoscrivere anche oggi. È necessario che lo faccia. Bisogna che rassicuri i suoi elettori sul fatto che altre e diverse saranno le vie attraverso le quali si affronterà l’emergenza e si proverà a rilanciare l’economia. Per esempio tagliando subito quelle agevolazioni fiscali «ad aziendam» già individuate dai tecnici del Tesoro: una misura che potrebbe fruttare decine di miliardi e che la manovra appena varata contempla solo come eventuale «paracadute».
Oppure abolendo le Province, vecchia battaglia che però, a quanto è dato sapere, il Cavaliere non ritiene abbastanza produttiva. E allora si potrebbe rilanciare anticipando la messa a regime del federalismo fiscale e, in particolare, dei costi standard della sanità. Riportare subito a un livello più decente e uniforme i prezzi delle prestazioni e del materiale ospedalieri, ora fuori controllo in molte Regioni, comporterebbe risparmi per miliardi di euro.
E guadagni ancora maggiori arriverebbero da un’impopolare quanto prima o poi necessaria stretta nelle pensioni, rinunciando alla gradualità a favore di un brutale «scalone».
O ancora, se per ragioni di opportunità politica non si volessero affrontare i nodi di cui sopra, si potrebbe metter mano al patrimonio immobiliare pubblico, il cui valore è stimato in circa 700 miliardi e che rende appena l’1% ma costa il doppio. La cessione anche solo di una parte di questi beni consentirebbe di abbattere ulteriormente il debito pubblico (circa 1.900 miliardi) o di dare finalmente quella profonda sforbiciata alle tasse di cui la nostra economia ha bisogno come il pane per riaprire un ciclo virtuoso.
Sono solo esempi, ed esposti in modo molto sommario, ce ne rendiamo conto. Ma forse bastano per far capire che, insomma, i tavoli su cui tentare di sparigliare le carte come Berlusconi sa fare ci sono. Altri se ne potranno scovare. Ma la patrimoniale, per favore, no. Di Amato ce n’è bastato uno.
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Il discorso
04/08/2011 08:05
Postato da Marco40
se e' vero che ha scriverlo sono state 20 persone dell'attuale Governo,il Cav.non deve temere l'opposizione,ma i Suoi Fedelissimi,compreso la Confindustria (Marchionne in primis).
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I MERCATI HANNO BISOGNO DI CAPIRE CHI E' VERAMENTE BERLUSCONI IN ITALIA: SE AVESSE CORASGGIOAD APPLICARE UNA PATRIMONIALE CHE INCIDA DA CHI GUADAGNA OLTRE 100.000 EURO ALL'ANNO ALLORA SI ARRENDEREBBERO TUTTI.
03/08/2011 20:13
Postato da nicola.guastamacchiatin.it
Presidente Berlusconi, l'Italia ha bisogno di far conoscere all'estero se Lei è un bolla di sapone oppure un vero statista. Se è un vero statista, siccome abbiamo un debito pubblico spaventoso, per poterlo canxcellare è gioco forza applicare una patrimoniale che colpisca tutti i redditi che superano le 100.000- euro all'anno ed hanno proprietà immobiliari da capogiro. Se Lei è in grado di fare ciò, passerà alla Storia d'Italia come un grande statista altrimenti, se tira a campare,finirà per essere ricordato soltanto sul Corriere dei piccoli. La scelta sta a Lei. Non si preoccupi di cooloro che dicono che i capitali andrebbero all'estero; è falso perchè all'estero, tra qualche mese sarà veramente nero.
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demanzoni
03/08/2011 17:37
Postato da nilo01
certo con un nome così non si possono dire queste idiozie, è vero che ti paga, ma dire che è stata una carriera eccezionale è una mistificazione e una menzogna, il grande statista che ha sfasciato l'italia dirà che la colpa è dei comunisti, delle toghe rosse che lo ostacolano, della corte costituzionale che boccia le sue leggi ad personam, dirà che la crisi è un complotto mediatico, e che gli italiani vanno in vacanza alle maldive e affollano i ristoranti, dirà che il bunga bunga è santo e che ruby è la nipote di mubarak, insomma qualsiasi cosa dica non è più credibile, è tempo che se ne vada e restituisca all'italia la dignità che le ha sottratto, un vero scatto di orgoglio sarebbe dire: cari italiani, vi chiedo scusa per questi vent'anni disastrosi di leggi ad personam e di scandali e me ne vado per sempre, che è quello che quasi tutti gli italiani desiderano da tempo


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