Tutti in ginocchio da Travaglio La sinistra si fa ammanettare
Lettere vicedirettore del Fatto: da Fini a Bersani, i politici gli scrivono per superare l'esame di moralità
04/08/2011
I capetti della sinistra, nessuno escluso, si sono accodati per baciare la manetta a Monsignor Travaglioni. Ieri è toccato a Nichi Vendola, chiamato a giustificare il suo rapporto e i legami della sanità pugliese con Don Verzè, che l’orecchinato governatore ha prontamente scaricato. Pochi giorni fa nel confessionale si era accomodato Pier Luigi Bersani. Prima ancora era stato convocato Massimo D’Alema e a entrambi fu chiesta ragione della “questione morale” nel Pd. Persino Fini ha risposto a una serie di questioni sul taglio degli sprechi. Uno può obiettare: ma Fini mica è un leader della sinistra. Beh, tra «leader» e «sinistra», il termine meno attinente a Gianfranco è certamente «leader». Come ogni genere letterario, anche la “lettera a Travaglio” ha le sue regole inderogabili. Lo scrivente deve rispondere con un’articolessa sterminata, in cui è obbligato ad ammettere qualche colpa - di solito un errore umano, che possa commuovere un po’ il lettore - ma ribadisce di essere estraneo a qualsiasi malaffare. In sostanza, Travaglio chiede: «Rinunci a Satana» (cioè a essere assimilabile a Berlusconi)? La vittima di turno è obbligata a rispondere: «Rinuncio».
Ovviamente, la replica non è mai soddisfacente. Il vescovo sua eccellenza Mons. Travaglio Maria Manettoni non concede mai l’assoluzione totale a chi si cosparge il capo di cenere. A seconda del grado di contrizione del politico, egli misura il livello di cattiveria da applicare nel responso. Poi sibila: «Vai e non peccare più».
Con Vendola, dimostratosi piuttosto lagnoso e comunque amato da una parte dei lettori del Fatto, Marco è stato magnanimo: «Se le dicessi che le sue risposte mi soddisfano, mentirei». E ha proposto un supplemento di penitenza: «La invito pertanto a un serrato confronto in redazione». Che è come invitare uno al tribunale dell’inquisizione. Con Bersani e D’Alema era stato più crudele, però.
Non trattiamo qui del contenuto delle lettere, perché nessuno - tranne qualche fanatico devoto di San Schiavettone - ha il coraggio di leggerle, tanto sono capziose. Travaglio pone quesiti e obiezioni che ai più sfuggono. L’importante, per la massa, è vedere che il leader si è inchinato.
Bersani mica si sogna di rispondere alle domande di Libero, poche e cristalline. Noi, dopotutto, siamo orrendi berlusconiani. Però replica a Travaglioni perché deve dimostrare superiorità morale. Ecco il dramma: il giustizialismo sfrenato viene percepito come qualcosa a cui piegarsi per soddisfare la folla armata di forcone. Non c’è nulla di male nel fare chiarezza, anzi qualche parolina in più sui loro affari i politicanti di cui sopra dovrebbero dirla. Ma qui si pretende la gogna. I vari Vendola e Bersani sono disposti anche a questo: non sapendo a quale santo votarsi, scelgono San Marco. E s’incamminano all’inferno di propria volontà.
di Francesco Borgonovo
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Egr. Ciannosecco
08/08/2011 13:29
Postato da Liberovero
L'accusa nei confronti di Travaglio di essere un velinaro delle Procure oltre ad essere antica è inconferente. Ciò che conta è stabilire se quello che Travaglio scrive è vero o non è vero. Ogni giornalista ha le sue fonti, l'importante è stabilire se sono fonti attendebili oppure no. Travaglio nei suoi libri, spesso riproduce i verbali delle dichiarazione rese nei processi dagli interessati. Mi copnsenta un consiglio, vada ad esempio a leggersi le dichiarazioni di Dell'Utri e di Berlusconi nel processo sui fondi neri di Pubblitalia80, così potrà rendersi conto chi sono questi due personaggi. Travaglio ha scritto libri in cui riferisce lo status personale di TUTTI i politici italiani e, senza distinzione, di colore e partito, ci racconta i procedimenti in corso, quelli archiviati, i precedenti penali ed i cambi di casacca. Ha ricevuto centinaia di denunce per diffamazione, ma la sua fedina penale è ancora pulita e senza mai dover ricorrere a leggi ad persanam.
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Liberovero
06/08/2011 10:09
Postato da ciannosecco
Più che indipendente è un miserabile velinaro delle Procure,cioè si presta ai soliti giochini dettati dai suoi padroni.Dire che Savonarola o Robespierre erano autonomi mi pare una groccolana mistificazione,basta vedere la fine che hanno fatto.Forse sono avvantaggiato dal fatto di risiedere in Piemonte,quindi sgamo prima il furbastro locale.Ma la sua vicinza a talpe della mafia e a dei pm che usarono Ciancimino per fare fuori Berlusconi , fà capire che specie di uomo sia.
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Egr. Jak1
05/08/2011 15:55
Postato da Liberovero
non rispondo ai suoi insulti per due motivi: il primo perchè dare del coglione a Lei è offensivo per tali importanti organi maschili, ed il secondo perchè non sono abituato ad insultare chi si insulta da solo scrvendo parole senza senso dettate solo dal sentito dire. Non ho mai definito Travaglio un eroe nè lo considero infallibile. Ho solo e sempre evidenziato la sua indipendenza e la sua libertà di scrivere su chiunque a prescindere dal colore politico. Se Lei avesse letto un libro o un articolo di Travaglio si sarebbe accorto che lui non fa inchieste ma fa il cronista con una buona dose di ironia, che non guasta. Dimostri di avere un minimo di intelligenza e provi a dimostrare le sue tesi confutando un qualsiasi scritto di Travaglio, così verrà apprezzato anche da chi non ha le sue stesse idee. L'intelligenza si ciba di tesi contrapposte, al tifo basta il pregiuzio che è il pensiero degli stolti.


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