Agevolati Il silenzio sui trucchi della Chiesa. Comandamento n° 11: non parlare di tasse
L'intervento anti-evasione di Bagnasco si è rivelato un boomerang. Il Coro: "La Chiesa gode di un regime fiscale agevolato"
23/08/2011
Persino il prudentissimo Corriere, dopo cento righe di cerimoniale dialettico, ieri l’ha scritto: «È innegabile che la Chiesa in Italia goda di un regime fiscale agevolato, anche in alcune sue attività commerciali, certo legittime, ma inevitabilmente in concorrenza con piccoli imprenditori che le tasse devono pagarle tutte». Il riferimento è all’esenzione parziale dell’Ires e totale dell’Ici per gli edifici cosiddetti «adibiti a culto», espressione che qualche cavillo gesuitico ha reso estremamente elastica: il calcolo è difficile, ma non è azzardato ipotizzare che le tasse non pagate dalla Chiesa - secondo una stima dell’Unione europea - ammontino a circa 4 miliardi di euro, più o meno l’intero contributo di solidarietà che gli italiani saranno chiamati a pagare nei prossimi tre anni. Giusto, sbagliato? Una sola categoria non ha partecipato alla discussione oppure l’ha liquidata, peggio, come una schermaglia tra mazziniani e clericali: la nostra classe politica. Radicali a parte, si sono segnalati pochissimi interventi che hanno brillato per vacanza o per reticenza. Tutto il centrodestra ha sostanzialmente taciuto.
Da sinistra, invece, ha palesato dubbi il «rottamatore» del Pd Pippo Civati («non capisco perché a sinistra non se ne possa neppure parlare») ma gli ha subito risposto Maria Rosaria Bindi, secondo la quale un emendamento per far pagare l’Ici alla Chiesa «non lo appoggeremo», ha detto, perché «la Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana, l’unica veramente impegnata con il volontariato nella lotta alla povertà». Come se la discussione vertesse su questo, come se non stessimo invece parlando delle attività «non commerciali» della Chiesa che tuttavia commerciali lo sono eccome. A parte una difesa d’ufficio di Pierferdinando Casini, poi, è intervenuto il margheritino Pierluigi Castagnetti che in un articolo sull’Unità ha precisato che le esenzioni non riguardano solo la Chiesa cattolica - identica posizione di Avvenire - ma tutte le confessioni e tutti gli enti non commerciali come sono ad esempio le associazioni sportive dilettantistiche, quelle di volontariato, le onlus eccetera. Un falso argomento, visto che in Italia le succitate categorie di associazioni appartengono quasi tutte alla Chiesa.
Però «non è vero», ha aggiunto Castagnetti, «che basti inserire una cappella in un immobile per godere del beneficio». Ha ragione, non basta una cappella dentro un immobile: può anche essere fuori, e su questo possiamo solo invitare Castagnetti e Avvenire a informarsi meglio, perché le cose non stanno come dicono loro: soprattutto per quanto riguarda alberghi, ristoranti, cinema, cliniche, scuole, impianti sportivi e interi palazzi con appartamenti in affitto. Se stessero come dicono loro, del resto, non dovrebbe esserci problema ad approvare un emendamento semplice semplice, più volte proposto in passato: l’esenzione dall’Ici deve essere riservata esclusivamente a luoghi come chiese, santuari, sedi di diocesi, parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. E però emendamenti del genere sono stati sempre respinti, e non è chiaro perché. Cioè: è chiarissimo. Un tartufesco intervento del governo Prodi, nel 2006, precisò che il privilegio dell’esenzione dall’Ici era da intendersi esteso a tutte le attività «non esclusivamente commerciali»: un’espressione abbastanza ambigua da meritarsi un’indagine della Commissione europea (tutt'ora in corso) per verificare se i citati vantaggi fiscali non siano contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza.
Vantaggi che sono tanti altri, invero: dagli oneri di urbanizzazione per l’edilizia «di culto» ai contributi statali per le scuole cattoliche, dagli insegnanti di religione - pagati dallo Stato - all’esenzione delle imposte doganali per tutte le merci dirette dall’estero al Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del Paese. Questo senza considerare che i lavoratori che lavorano in società con sede in Vaticano - parliamo di lavoratori italiani - non pagano completamente l’Irpef. E questo senza considerare - anche se si fa una certa fatica - l’incredibile partita di giro dell’8 per mille, quella che ogni anno indirizza alla Chiesa cattolica l’80 per cento delle quote di 8 per mille che gli italiani scelgono espressamente di non donare a nessuno. Fanno circa 600 milioni di euro. Vogliamo parlarne? A quanto pare, no.
di Filippo Facci
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Bla Bla Bla...
24/08/2011 10:04
Postato da DarkKnight
Primo: il Vaticano è uno stato, e uno stato non può far pagare le tasse ad un altro stato (sarebe come chiederle a San Marino...). Premesso questo, se ci riferiamo alla Chiesa Cattolica Italiana, organizzata nella famosa CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ricordo all'esimio Pippo Facci, che questa è composta da cittadini italiani, non certo vaticani, e in quanto tali soggetti alle tasse italiane. Esistono esenzioni ed agevolazioni (in base al reddito, al regime di calcolo ecc.), ma queste sono applicate a tutti gli enti, pubblici e privati, non si tratta di uno strappo alla regola per la Chiesa giusto perché è lei.. E, con buona pace dichi raglia su Facebook in questi giorni, non è affatto vero che la Chiesa non paga le tasse su luce, gas, acqua e fognature. Ora, caro Facci, o tira fuori le prove che, in un qualsiasi comune d'Italia, c'è una parrocchia che evade le imposte comunali, o, citando De Niro "Sei solo chiacchiere e distintivo!"
43
Cari amici del clero, lasciate a Cesare qualcosina!
24/08/2011 00:41
Postato da estremista
ora io nn credo che il problema, come si rileva tra l'altro tra le righe anche dall'articolo di facci, sia l'ici sulle chiese o su altre attività più o meno benefiche, come non credo che nessuno voglia mettere in dubbio le tante attività sociali svolte dalla Chiesa intesa in senso lato, e cioè intesa come la comunità di tutte le persone credenti e di buona volontà e di tutta quella miriade di associazioni che alla chiesa si rifanno, ma la questione qui è se in un momento di difficoltà come questo dove tanto per fare un esempio si tagliano x l'ennesima volta i trasferimenti ai comuni con logiche conseguenze sui redditi delle famiglie e sui servizi sociali di cui i comuni si occupano come e più della Chiesa, sia il caso di diminuire alcuni di quella serie di agevolazioni che negli anni sono state concesse a torto o a ragione alla Chiesa. E sinceramente io credo che la risposta debba essere SI!! Non dico di dare a Cesare quel che è di Cesare, ma almeno a Cesare nn si chieda troppo!
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IL CARDINALE BAGNASCO E' SCIVOLATO SULLA BUCCIA DI BANANA!
24/08/2011 00:18
Postato da arix
Ci mancava pure il Cardinale Bagnasco per far esplodere la rabbia dei cittadini,....di quella parte di cittadini che si informa e non si lascia plagiare dai dogmi della Chiesa! Il Cardinale fa "appello alla coscienza di tutti perchè anche il dovere possa essere assolto da TUTTI per la propria giusta parte". Ma con quel "TUTTI" il Cardinale si rivolge solo ai cittadini italiani o anche allo Stato del Vaticano? Già,perchè anche la "CASTA DEL VATICANO" deve contribuire e con parecchi miliardi alla manovra! Infatti,perchè il Vaticano non deve pagare l'Ici sugli immobili per di piu' COMMERCIALI che si trovano sul suolo Italiano? Come mai (indovinate perchè?)nessun partito ha provveduto a tassarli? Per Rosy Bindi "la Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana, lunica veramente impegnata con il volontariato nella lotta alla povertà",ma ella NON DICE E NASCONDE che dei 600 milioni di euro solo il 20% viene utilizzato dalla Chiesa per interventi caritativi nel mondo.


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