Tu chiamale se vuoi «visioni non omogenee» sul sostegno al governo Monti. Ecco, questa è la versione più edulcorata che riesce a dare uno dei partecipanti alla cena di giovedì sera a Palazzo Grazioli. A tavola, con Silvio Berlusconi e Gianni Letta, c’erano il segretario Alfano, il portavoce Bonaiuti, i coordinatori Verdini, La Russa, Bondi; i capigruppo Cicchitto e Gasparri; i vice Corsaro e Quagliariello; un po’ di ex ministri: Brunetta, Sacconi, Romani, Matteoli.
Come è andata, sul serio? Male. Il vertice è durato fino a tarda notte senza che il leader riuscisse a trovare una sintesi tra le posizioni in campo, i falchi e le colombe. Così, a parte lo sfogatoio e il parlarsi addosso, la riunione si è chiusa con un nulla di fatto. Anzi no, una decisione c’è: martedì e mercoledì, a via dell’Umiltà, i vertici del Pdl riceveranno le categorie e gli ordini professionali interessati dal decreto liberalizzazioni del governo. Fatte le consultazioni, gli azzurri decideranno quali emendamenti presentare al testo. Che, così com’è, hanno annunciato i falchi, risulta «invotabile». Dentro, si sfoga il vice capogruppo Massimo Corsaro, ci sono «cose assurde». Una riguarda i distributori di benzina: «I tecnici, da un lato, spingono fortemente perché ci siano i self service, dall’altro reintroducono le commissioni bancarie per il pagamento della benzina tramite carta di credito o bancomat. Ma tranquilli», ironizza, «questo non è il governo dei banchieri...».
Ecco, sullo sfondo rimane il quesito amletico: essere o non essere, con Monti? La corrente degli “elettricisti” (quelli che «stacchiamo la spina») è capitanata dagli ex An, i più incazzati verso l’esecutivo tecnico. Fa fronte comune con loro il coordinatore azzurro Denis Verdini. Mentre, su temi specifici, hanno molto da ridire sui professori anche gli ex ministri Sacconi e Brunetta. I post An l’hanno messa giù parecchio catastrofica. Hanno spiegato al Cavaliere che, senza un cambio di strategia, il Pdl è destinato a sparire: «Eravamo antitetici alla sinistra e per l’abbassamento delle tasse. Ora governiamo col Pd e abbiamo messo la firma sotto una manovra che strozza gli italiani con la pressione fiscale...». La Russa e c. hanno proposto due soluzioni a Berlusconi: elezioni il prima possibile, anche perché se si chiude la finestra del primo semestre 2012, «addio al progetto di leadership di Angelino Alfano»; la seconda opzione è «passiamo all’opposizione con la Lega». Il governo? In piedi con quei 40-50 fuoriusciti dal Pdl che, si suppone, continuerebbero a sostenere Monti e i professori. Se invece casca, amen. Si torna alla prima ipotesi. Una cosa è certa e i postmissini lo giurano al Cavaliere: «Nessuna scissione, non faremo la fine di Fini». Bene, poi ci sono le colombe. Quelle che hanno un approccio diametralmente opposto alla situazione contingente. Gaetano Quagliariello, per esempio, dialoga con la sinistra su riforme e legge elettorale. Allo studio c’è un’ipotesi di mozione comune e presto i capigruppo si vedranno per buttare giù il testo. Franco Frattini ieri era a Beirut con Pier Ferdinando Casini per una manifestazione del partito maronita. L’idea dell’ex ministro degli Esteri è quella di una federazione di tutti i partiti di area Ppe alleata con la Lega. Pier nicchia. Ha in mano il pallino, aspetterà l’ultimo momento per decidere con chi stare.
Berlusconi? Tenta di placare i bollori dei suoi. Per il momento non ha in mente di cambiare linea. «Non sono un irresponsabile», ha spiegato a tutti i suoi interlocutori in queste ore, «ho a cuore questo Paese, Monti è bravo, va aiutato. Lo attaccheranno sempre con più veemenza, i Forconi fanno paura...». Non vuole che gli si parli male di Bossi, neanche dopo l’ultimo sberleffo: «Umberto per me è un fratello, lascio fare, so perché lo fa. È in difficoltà con i suoi». Queste settimane hanno permesso a Berlusconi di guardare alla politica con più distacco e maggiore lucidità. Magari poi ci ripensa, ma al momento Silvio ha perso il fuoco della passione: «Sono stufo, voglio fare la mia vita». Il futuro? «Consoliderò ciò che ho creato. Aiuterò Angelino e un gruppo di giovani alle prossime elezioni, poi ufficializzerò il mio addio alla politica...».
di Salvatore Dama