Quasi 11 mila firme dicono 'no' alla chiusura del centro trasfusionale di Formia
Sostenibilita
20/02/2012
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - 'Un'altra città'? E' possibile. Lo dimostrano le quasi 11 mila firme raccolte nell'hinterland pontino per bloccare la chiusura del centro trasfusionale del polo ospedaliero di Formia, in provincia di Latina. In appena 10 giorni, da quando l'associazione 'Un'altra città' ha appreso la notizia, una forte e convinta mobilitazione di massa ha preso posizione e adesso si attende la risposta della regione Lazio ma "credo che il riscontro sarà positivo" commenta all'Adnkronos, Renato Sponzilli, direttore generale dell'Ausl di Latina.
In merito alla vicenda, Sponzilli spiega che "il decreto commissariale relativo al piano sangue prevede una ricognizione dei centri trasfusionali della regione. In particolare, la disposizione sopprime alcuni centri per potenziarne altri. Nell'ambito di questo decreto, dunque, si prevede di trasformare il centro trasfusionale di Formia in una frigoemoteca, garantendo ovviamente tutte le urgenze''. Il direttore generale dell'Ausl di Latina, tiene, però a sottolineare ''di aver scritto, già prima della raccolte firme, alla direzione programmazione e risorse del servizio sanitario della Regione Lazio per fare presente le motivazioni per le quali il centro non debba essere chiuso".
Motivazioni che riguardano, ''per prima cosa il vasto bacino d'utenza e la distanza che intercorre con la struttura ospedaliera di Latina''. Il centro trasfusionale di Formia, infatti, ''non è una struttura complessa ma un'articolazione del Santa Maria Goretti di Latina. Bisogna dunque tenere conto dei disagi che si creerebbero nel deviare tutta l'utenza di Formia alla struttura di Latina. Si tratta di percorrere 90 km su una strada pericolosa''.
Nel frattempo, in attesa di un atto ufficiale, "il centro continua a funzionare" e dalla regione "credo che avremo riscontri positivi, anche perché la presidente Polverini è molto sensibile a queste tematiche" aggiunge il direttore generale dell'Ausl di Latina che in merito alla raccolta firme commenta: "è stato un allarme preventivo, in eccesso".
Non è dello stesso parere il segretario dell'Associazione fomiana 'Un'altra città', Paola Villa che spiega: "Se non fosse uscito il nostro comunicato del 9 febbraio che annunciava la chiusura del centro trasfusionale nessuno si sarebbe mosso". Un'accusa che non risparmia nessuno, neanche il primo cittadino di Formia, Michele Forte, che negli ultimi giorni ha dichiarato più volte di voler di sostenere la causa ma, sottolinea Villa, ''doveva muoversi prima".
Per questo ha avuto inizio la mobilitazione. Le 10811 firme, sono stata raccolte, spiega Villa, "in soli 7 giorni, grazie ai cittadini, agli emotrasfusi, agli operatori del centro trasfusionale e ai volontari dell'associazione 'Un'altra città' che si sono attivati presso scuole, chiese, strade e nei diversi esercizi commerciali''. Il centro trasfusionale di Formia, spiega il segretario dell'associazione, ''ha un'utenza vastissima che va dal nord casertano fino a Fondi con oltre 4500 donazioni l'anno''. Inoltre, conclude, ''è un centro all'avanguardia. Un fiore all'occhiello della sanità regionale e per questo deve essere tutelato".


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