L'editoriale

di Maurizio Belpietro

23/02/2012

Tutti i giornali si sono occupati delle contestazioni ai danni del procuratore di Torino, pubblicando allarmati editoriali contro chi impedisce a Giancarlo Caselli di presentare il suo libro. Anche il nostro Filippo Facci, su Libero di ieri, si è unito al coro, facendo presente solo che accomunare le critiche di un giornale agli agguati di mafiosi, terroristi e No Tav è da criminali della penna. Per quel che ci riguarda, pur non condividendo molte delle tesi del magistrato piemontese, siamo del parere che nessuno possa arrogarsi il diritto di imbavagliarlo. Che razza di Paese è quello dove qualcuno non può recarsi in una libreria a spiegare le proprie ragioni causa pericolo di disordini? Ma a quale concetto di democrazia e libertà si ispirano i manifestanti che a Milano e Genova hanno organizzato l’indegna gazzarra?

Premesso dunque che siamo dalla parte del giudice, ci permettiamo però di  aggiungere alcune riflessioni in merito alla questione. Caselli non è la prima persona cui in questo Paese viene impedito di presentare un libro oppure di parlare. Se qualcuno si prendesse la briga di passare in archivio, troverebbe molti resoconti giornalistici di analoghe vicende. Qualche tempo fa, a Reggio Emilia, successe al nostro Giampaolo Pansa, il quale presentando il suo libro sugli omicidi politici nel «triangolo rosso» fu contestato e insultato da ex partigiani e giovani dei centri sociali. L’episodio fu così violento che editore e autore furono costretti a sospendere il ciclo di conferenze previste in diverse città. Un altro assalto democratico si registrò a Como tre anni fa, quando un gruppo di Grillini impedì a Marcello Dell’Utri di parlare dei presunti diari di Mussolini. La manifestazione ebbe ovviamente la benedizione di Beppe Grillo, ma anche di un leader politico come Antonio Di Pietro. Un paio di anni fa capitò  a Renato Schifani, già presidente del Senato, di essere interrotto e offeso. A Torino, durante la festa del Pd, un gruppo di scalmanati lo fischiò e gli diede del mafioso: anche in questo caso con l’approvazione dell’ayatollah genovese, il quale annunciò altre azioni del genere.

I giornali ovviamente offrono molti altri episodi, in genere quasi sempre di esponenti del centrodestra o di intellettuali vicini a quel mondo. Si va da Marcello Veneziani a, più recentemente, Oscar Giannino, al quale non solo è stato proibito di raggiungere l’aula universitaria in cui avrebbe dovuto partecipare a un dibattito, ma è stato pure insultato e colpito da lanci di uova. Se citiamo l’elenco di vittime del popolo democratico che censura scrittori, giornalisti e politici al grido di liberi fischi in libero Stato è perché in occasione delle contestazioni a Pansa, Dell’Utri, Schifani, Veneziani e Giannino non ci pare d’aver registrato la levata di scudi vista in questi giorni a difesa di Caselli. Tranne qualche rara eccezione, nessuno si stracciò le vesti se a un senatore del Pdl era stato proibito di parlare e pochi vergarono allarmati editoriali. Per Schifani intervenne Napolitano, ma perché era stata zittita e insultata la seconda carica dello Stato. Le parti di Pansa furono prese da pochi giornali, altri evidentemente considerarono che il provocatore fosse il noto collega, il quale aveva voluto parlare del sangue dei vinti proprio là dove il sangue era stato sparso. La questione di Veneziani passò quasi sotto silenzio e lo stesso è capitato con Giannino.

Per Caselli, al contrario, si sono mobilitati tutti, giornalisti, magistrati e autorità, denunciando il pericolo eversivo e sollecitando il ministero dell’Interno ad intervenire. Certo, ci rendiamo conto che in uno Stato di diritto se si è di sinistra, o per lo meno si è cari alla sinistra, si hanno più diritti. Mentre se si è di destra, o peggio si è considerati rinnegati perché da sinistra si sono dette cose di destra come nel caso di Pansa (ma la verità sugli eccidi è di destra o di sinistra?), di diritti se ne hanno meno.
 
Ciò detto, ci permettiamo una riflessione. Se oggi c’è chi contesta Caselli e gli nega la libertà di parola, anche a suon di bombe carta, e alcuni trovano normale dare del torturatore e del boia al magistrato, scrivendolo sui muri, non è che  siamo di fronte al frutto avvelenato di anni e anni di indifferenza verso altri assalti? Se tappare la bocca a un giornalista è normale, perché non dovrebbe esserlo fare altrettanto con un magistrato?
Insomma, cari indignados amici di Caselli, non è che vi siete indignati un po’ tardi e adesso a causa della vostra indifferenza, quando non del vostro compiacimento, il bavaglio colpisce anche voi? Per una volta provate a pensarci e a guardarvi attorno, magari rileggendo i proclami del comico che si crede il Grillo parlante.

di Maurizio Belpietro

Commenti 

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Ricordi lontani

23/02/2012 20:24

Postato da cepami66

Quando facevo la quarta ginnasio - era ahimè il lontano 1980 - avevo preso la parola in un'assemblea. Tema: la pena di morte. Io allora ero favorevole e i "compagni", sempre molto democratici, staccarono la corrente per impedirmi di parlare. Da allora io ho cambiato idea e non sono più per la pena di morte (a 14 infatti si è piuttosto cretini). Loro invece non sono cambiati di una virgola. Sempre uguali, sempre pronti a difendere i loro e linciare gli altri. Hanno la cravatta e non più l'eskimo ma nel profondo sono sempre gli stessi. Credono che questo Paese appartenga a loro. Forse perché i loro nonni e padri hanno fatto la resistenza? Ma allora, in nome di quella, perché non hanno lasciato parlare Pansa sui delitti commessi dai rossi? E poi fortunatamente la resistenza non l'hanno fatta solo i comunisti. L'Italia è di tutti gli italiani. Per me poi è anche degli stranieri - tutti - che vengono qui e lavorano. Per loro invece è solo di quelli iscritti alla Cgil.

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ONNIPRESENTI

23/02/2012 19:29

Postato da silvano_agg

I sinistri sono attivi e si fanno in ogni occasione sentire, ecco perchè sembrano tantissimi ... Alla fine , quasi sempre, perdono le competizioni ( per Loro competizioni sono ) elettorali. Ogni volta che dimostri le loro parcellizzazioni nella corruzione , e quindi il PD non può dare nessuna lezione, sono sordi si atteggiano ancora a vittime . I Sinistri sono i diretti responsabili della mancanza di credibilità dei partiti e delle istituzioni.

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Un esempio eclatante...Biagi!

23/02/2012 14:15

Postato da marino43

(..)Caselli non è la prima persona cui in questo Paese viene impedito di presentare un libro oppure di parlare.(...) A me vengono in mente alcuni nomi ai quali è stato impedito di parlare...uno su tutti BIAGI ! Non mi sembra di ricordare un editoriale del titolare di questo tenore fatto dello scrivente in favore di Biagi...se dovessi sbagliare, chiedo venia! Non cito di proposito i vari Santoro,Luttazzi(a me mai piaciuto!)....il compianto Barbato e tanti altri...ma poichè non piacevano a qualcuno...viaaa!Due pesi e die misure! Premesso che anch'io sto con Caselli, mi piacerebbe che la linea del rigore e dell'accettazione della diversità fosse sempre così, come descritta in quest'editoriale, sempre dalla parte delle regole, della legge, del vivere onestamente contro ogni sopruso, ogni volgarità, senza l'esaltazione di personalità che poco ha a che vedere con un civile progresso. Persino i toni dei titoli dovrebbero essere più "onesti" ed invece, l'accentuazione contro è la norma.