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Italia-Europa: c’è anche un altro spread

Mattias Mainiero risponde a Luigi Fassone

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Italia-Europa: c’è anche un altro spread

Caro Mainiero, speravo che ci arrivassero i tecnici, ma la delusione continua. Mi riferisco allo spreco di denaro pubblico per eleggere sindaci e consiglieri comunali con seggi aperti anche il lunedì. Sappiamo che altri cittadini europei eleggono presidenti, Primi ministri, parlamentari di ogni ordine e grado, rappresentanti regionali, provinciali e comunali in una sola giornata, la domenica. Mentre questo avviene in Europa, gli italiani, imperterriti, continuano a votare anche il lunedì. A pro di chi?

Luigi Fassone

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A pro di chi? E me lo chiede pure? Ma è evidente: a favore degli elettori, visto che sono loro che devono votare e visto, soprattutto, che un solo giorno non basta agli elettori italiani. In tutti i Paesi, caro Fassone, quando arriva la domenica delle votazioni, i cittadini si svegliano, si alzano e, come prima cosa, vanno a votare. Oppure si svegliano, si alzano e decidono che non andranno a votare. In Italia no. In Italia ce la prendiamo comoda: ci svegliamo, ci alziamo, andiamo al bar, incontriamo gli amici, pranziamo, facciamo la pennichella e poi, soltanto poi, ci ricordiamo che quello è il giorno delle votazioni. E ci ricordiamo anche che c’è la cena con la mamma o la nonna o lo zio o l’amico intimo. Votazione rinviata al giorno dopo, lunedì. Ricorda? Anno 2001, elezioni politiche. Quella volta si decise che un solo giorno sarebbe stato sufficiente per votare. Decidemmo che dovevamo essere più europei e più occidentali. Come i francesi e gli inglesi. Come i popoli normali. Bene. A mezzanotte della domenica successe il finimondo: file quasi chilometriche all’esterno dei seggi, proteste, telefonate al 113, disagi, circolari urgenti del Viminale e persino un morto, un signore ottantottenne colto da malore a Grosseto mentre era in attesa di votare. Motivi: alta affluenza alle urne (almeno così si disse), numero troppo elevato di schede e riduzione del numero delle sezioni. Vinse Berlusconi. E uno dei primi provvedimenti del suo governo fu quello che riportava a due i giorni di votazione. Volevamo diventare europei. Ci rendemmo conto che non era possibile. E ritornammo al nostro passato di italiani. Un giorno e mezzo di votazioni contro il singolo giorno continentale. E’ il nostro spread democratico.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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