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Una prigione di nome moneta unica

Mattias Mainiero risponde a Renzo Nalon

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Una prigione di nome moneta unica

Caro Mainiero, “disfarsi dell’euro in fretta”: questo il suggerimento che dà il premio Nobel Paul Krugman all’Europa, se vuole salvarsi  dalla crisi che la sta dilaniando. Secondo il suo parere: c’è ancora tempo a disposizione per attuarlo o la frittata  è bell’e fatta?

Renzo Nalon

Dolo (Venezia)

Grazie, caro Nalon. Lei è troppo buono. Immensamente buono. Ma conviene tornare con i piedi per terra. Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia. E io dovrei competere con un cervellone del genere, dovrei essere all’altezza del professore di Yale, del Mit, di Berkeley, della London School of Economics e pure di Stanford e di Princeton (molte università, chissà perché ne ha cambiate tante)? Krugman, l’editorialista del New York Times, il professor Krugman che ha scritto decine di ponderosi saggi scientifici e non ha mai disdegnato le opere più prettamente divulgative. Senta questa, l’ho trovata su internet: Krugman ha fatto parte del comitato consultivo della Enron (ricorda lo scandalo?). Ha partecipato a ben due riunioni del consiglio di amministrazione. Due. Una più un’altra. E si è beccato 37.500 dollari. Non essendo un grande economista, ho usato la calcolatrice: fanno 18.750 euro per una singola riunione. Se c’è qualcuno nel mondo che aveva dei dubbi, ora è servito: Krugman non è un genio. È un supergenio. E io, che non sono nessuno, mi inchino e umilmente dico che il professor Genio dovrebbe smetterla con le cavolate, sia pure suggestive e di autore. Purtroppo, nell’euro ci stiamo. E non da oggi. E come il professore sa (anche se ogni tanto se ne dimentica credo per motivi che con la scienza economica hanno poco a che fare), uscirne sarebbe una tragedia peggiore dell’Europa unita. Significherebbe inflazione, svalutazione, impoverimento generalizzato, difficoltà nel piazzare i nostri titoli di Stato sui mercati internazionali, debito pubblico ancora più alto. Cosette del genere. Però Krugman parla e tutti ripetono. Krugman, che ama l’economia e non disdegna la politica. L’Economist lo racconta così: «Un’occhiata ai suoi articoli mostra una tendenza crescente nell’incolpare Bush di tutti i mali del mondo... L’impressione che ne trae il lettore non specialistico è che le idee politiche personali, certamente rispettabili, di Krugman siano empiricamente derivanti dalla teoria economica». Un genio. Potremmo parlare di cose più serie?

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