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Lo strano pianeta di nome Sanità

Mattias Mainiero risponde a Umberto Brusco

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Lo strano pianeta di nome Sanità

Caro Mainiero, non oso pensare: se ora ci vogliono mesi per una mammografia o per una tac, quanto ci vorrà dopo i tagli alla Sanità della spending review per avere un qualsiasi appuntamento ospedaliero?

Umberto Brusco

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Anni fa, caro Brusco, chi era sottoposto ad un intervento chirurgico rimaneva in ospedale un’eternità. In quel letto rischiava di marcire. Analogamente, le donne che mettevano al mondo un figlio, parto naturale o cesareo che fosse, in corsia rischiavano di festeggiare la nascita e anche il compleanno del bambino. Oggi, per un’appendicite, i giorni di ricovero sono due o tre. Se il parto è naturale, dopo 48 o 72 ore normalmente si torna a casa. Perché le tecniche chirurgiche sono cambiate. Ma, soprattutto, perché è cambiato il tipo di pagamento. Anni fa, il rimborso (a spese del Sistema sanitario nazionale, tasca nostra, per intenderci) avveniva in base ai giorni di ricovero. Oggi in base alla patologia. Rimborso forfettario. E così i medici, e in primo luogo gli amministratori degli ospedali, a loro volta hanno cambiato mentalità: cari pazienti, visto che i soldi sono sempre gli stessi, prima si esce e meglio è. Qualche ingenuo penserà: diminuiti i tempi medi dei ricoveri, sono diminuiti i tempi di attesa. Noi due, più milioni di altri italiani, sappiamo che non è vero. E sappiamo di più: la Sanità è uno stranissimo pianeta che ha regole tutte sue, che spesso nulla hanno a che fare con la medicina vera e propria. Il che significa che il numero dei letti, effetto spending review, diminuirà. E il tempo necessario per essere sottoposti ad un intervento rimarrà stabile. O diminuirà. O aumenterà. Dipende. E non solo dal numero dei letti disponibili. Da chi dispone di quei letti, da chi li amministra. Da chi ha interesse a fare i ricoveri e da chi, talvolta, ha interesse a non farli e a dirottarli altrove, per esempio in una clinica privata. Laddove si dimostra che le leggi, in Italia come altrove, servono. In Italia, e non sempre altrove, servirebbe però anche un po’ di onestà, di dedizione alla causa, di amore per il proprio lavoro. Tutte cose che non si possono ottenere per decreto. Fine del pistolotto. E lei faccia gli scongiuri. Se dovesse aver bisogno di una Tac o di un intervento chirurgico, si prospettano tempi lunghi. Se la spending review dovesse avere gli effetti da lei previsti, tempi ancora più lunghi. Urgono doppi scongiuri.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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