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Giovedì a Washington

George W. e Barack Obama
Strano incontro alla Casa Bianca

Giovedì l'ex presidente in visita dal democratico: a confronto due diversi stili. Bush non ha mai parlato dell'operato del successore

Sarà davvero uno strano incontro. Obama ospiterà tra qualche giorno, giovedì 31 maggio, Bush e signora alla Casa Bianca perchè verranno appesi i quadri rituali della ex coppia presidenziale nella galleria degli ex numeri uno e delle First Ladies. Lo scambio di convenevoli sarà cortesissimo, e quindi all'insegna della ipocrisia da parte del padrone di casa. Obama ancora adesso, nei comizi per il suo bis, usa Bush come capro espiatorio e dice che è stato il predecessore a distruggere l'economia del Paese. Dice che se le cose vanno male (e vanno male davvero) è colpa di George W. Ad una raccolta di fondi a Redwood City, in California, mercoledì 23 maggio, Obama ha detto per esempio che i Repubblicani volevano “tagli alle tasse maggiori per i più ricchi americani”, “tagli più profondi” nei sistemi di assistenza sanitaria (Medicare) e nell’educazione, “ancora più potere per le banche a loro piacimento, e minori regolamentazioni a protezione dei consumatori”. “Ma in questo non c’è niente di nuovo. Questa roba è già stata tentata prima, ricordate? Il tizio che c’era prima aveva già fatto tutto ciò”.  E poi ha rincarato, rievocando i trascorsi di Bush in termini bruschi. “Noi abbiamo assistito ad un surplus di bilancio che è stato stravolto dai tagli alle tasse per chi non ne aveva bisogno e non li stava chiedendo. Abbiamo visto due guerre dichiarate e sostenute dalle carte di credito. Abbiamo visto speculazioni nel settore finanziario che hanno dato enormi profitti a pochi tizi che facevano le scommesse con i soldi degli altri. Le fabbriche lasciavano i nostri territori. Un numero di americani sempre più smilzo stava bene, veramente bene, mentre un numero crescente vedeva cadere i redditi e una crescita stagnante dei posti di lavoro”.

Bush, invece, si è sempre astenuto, nei quasi quattro anni dalla vittoria del Democratico alle urne, da commenti sull’operato di Obama. Aveva annunciato una linea da statista distaccato che conosce le regole istituzionali di una grande nazione che vede passare i presidenti ed è più grande di ognuno di loro. “Non interferirò con il suo lavoro”, disse Bush appena lasciata la Casa Bianca, “perché il presidente che viene merita il silenzio di quello che se ne va”. E così ha fatto. Ovviamente, l’ex presidente la pensa diversamente da Obama su tutto o quasi, e specialmente sulle sue scelte di politica economica, a partire dal superstimolo da 800 miliardi che il nuovo arrivato ha fatto approvare dal Congresso nella primavera del 2009. Ma Bush non ha mai commentato nulla. Non ha nemmeno corretto la obiettiva e ridicola falsità che la Casa Bianca sta divulgando in questi giorni: cioè  che Obama non sarebbe un presidente “tassa e spendi”, corroborando questa ardita rivendicazione con una scoperta scorrettezza. Infatti, poiché  i bilanci pubblici negli Usa vanno da settembre a settembre, i “contabili” truffaldini vicini a Obama sostengono che ciò che il presidente democratico ha speso nei primi nove mesi del 2009 non sono suoi, ma vanno a carico di Bush. Anche, appunto, il superstimolone da 800 miliardi che Barack ha firmato in marzo del 2009, mentre Bush era già nel suo ranch in Texas.

Se insomma Bush ha, e li ha, dei sassoloni da togliersi dalla scarpa non l’ha fatto e non lo farà, almeno fino a quando Obama è in carica. La sua idea, condivisa dal padre Bush senior che si comportò nella stessa maniera verso Bill Clinton che venne dopo di lui, è che anche così si rafforza  il senso generale dello Stato. Le polemiche politiche di giornata promosse da figure che dovrebbe considerare se stesse “istituzionali” sono un classico dei democratici: Carter ancora oggi fa politica attiva antiebraica andando a rendere omaggio ad Hamas e agli estremisti palestinesi, per non parlare delle strizzate d’occhio ai nordcoreani. E Bill Clinton appare negli spot di Obama per attaccare Romney. La pasta dei Repubblicani è diversa.

Glauco Maggi  

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