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Per il rilancio del Vecchio Continente

Ecco come cambia l'Europa:
scudo, bond, crescita e nuova Bce

Le decisioni del vertice di Bruxelles analizzate al microscopio: dal meccanismo anti spread al "super sceriffo" Darghi

Ecco come cambia l'Europa:
scudo, bond, crescita e nuova Bce

Il vertice di Bruxelles dove ha vinto la linea Mediterranea di Monti, Hollande e Rajoy cambia significativamente i connotati dell'Unione europea e dei meccanismi di stabilità finanziaria. Cambia il ruolo della Bce che diventa una sorta di "super sceriffo", cambia la modalità con cui verranno salvate e tutelate le banche, arriva il meccanismo salva-spread, vengono introdotti i project bond e sono stati mossi i primi passi verso la condivisione del debito e verso la creazione di istituzioni (realmente) comuni. L'obiettivo del Consiglio è quello di stabilizzare i Paesi in difficoltà ma virtuosi, ossia che hanno intrapreso un piano di riforme adeguato, che "hanno fatto i compiti" e che puntano al rilancio. Molti nodi sono ancora da sciogliere: lo farà l'Eurogruppo il prossimo 9 luglio (il compito principale sarà quello di definire lo scudo anti-spread). Passiamo ora in rassegna, punto per punto, tutte le novità emerse dal vertice del 28 e 29 giugno.

LO SCUDO ANTI SPREAD
In estrema sintesi funzionerà così: un Paese dell'Eurozona che vede lo spread rispetto al Bund tedesco salire troppo (diventando insostenibile e rendendo nulla la possibilità di rifinanziarsi in asta) potrà chiedere l'intervendo del fondo salva-Stati (Esm). Per ottenere l'aiuto dovrà firmare un memorandum d'intesa con la commissione che dovrà certificare il rispetto degli impegni e delle raccomandazioni. La commissione non sarà la troika (ossia Ue, Bce e Fmi). Se il Paese risulta virtuoso entra in gioco la Bce, che agirà "da agente per contro dei fondi Esfs/Esm", usandone i soldi ed acquistando i titoli di Stato sul mercato primario e secondario.

COME CAMBIA LA BCE
Una delle principali svolte del vertice è costituita dalla possibilità di ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà: ossia i soldi che andranno agli istituti non potranno gravare sui bilanci dello Stato diventando debito pubblico. Il nuovo meccanismo è legato alla nascita dello "super-sceriffo" dell'eurozona, ossia il presidente della Bce (oggi Mario Draghi), incaricato della "vigilanza unica" (questo è il primo pilastro dell'unione bancaria da realizzare verso l'anno). Quindi il fondo salva-Stati permanente, l'Esm, potrà iniettare capitali nelle banche in agonia senza passare per i bilanci dello Stato (per intendersi è troppo tardi per la Spagna: i 62 miliardi in aiuto delle banche iberiche andranno nel bilancio pubblico). Per questi aiuti l'Esm ha lo status di creditore privilegiato: sarà il primo ad essere rimborsato in caso di default sovrano.

IL PIANO PER LA CRESCITA
Una significativa vittoria per l'Italia è quella incassata da Monti sulla golden rule, la regola d'oro che consentirà ai governi di scorporare la spesa per investimenti dal calcolo del deficit. Il meccanismo di funzionamento della regola verrà elaborato dalla Commissione europea entro la fine dell'anno. Tra gli altri interventi, l'avanzamento della direttiva Bolkenstein, che favorisce la mobilità dei lavoratori in tutti i Paesi dell'unione; si sblocca il brevetto Ue; al via entro il 2014 il mercato unico dell'energia e del digitale entro il 2015. Infine vengono mobilitati 120 miliardi (circa l'1% del Pil europeo) per rilanciare crescita e occupazione (il growth pact). Il growth pact si basa su ricapitalizzazione della Bei (Banca europea degli investimenti) da 10 miliardi che ne sbloccherà, con l'effetto leva, 60 di nuovi crediti (120 dai privati) per finanziare infrastrutture, pmi e piani industriali. Seconda gamba, i project bond per 4,5 miliardi. Infine, terzo pilastro del growth pact, 55 miliardi di fondi strutturali riprogrammati per giovani, ricerca e innovazione.

LA RIFORMA DELL'UNIONE EUROPEA
E' stato approvato il piano dei "quattro presidenti" (Van Rompuy, Draghi, Barroso e Juncker) su unione bancaria, fiscale e politica, ma i tempi d'attuazione saranno più lunghi: il piano sarà aggiornato il prossimo ottobre e verrà completato in 5-10 anni. Il primo obiettivo è quello dell'unione bancaria. Successivamente si punterà sulla controversa unione fiscale (che ruota attorno al "fondo di redenzione" dove dovrebbero confluire le quote di debito pubblico eccedenti il 60% dei vari Paesi). Nel lungo termine si punta anche al ministro delle Finanze centrale, agli Eurobill (gli eurobond ridotti ma comqunque osteggiati dai tedeschi) e alla possibilità da parte di Bruxelles di riscrivere le manovre finanziarie dei Paesi in difficoltà. Perde quota l'ipotesi di una Tobin Tax.

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Commenti all'articolo

  • Liberopensatore1950

    30 Giugno 2012 - 16:04

    Preciso che non ho neppure letto con attenzione ma, a livello d'intuizione, mi pare che stiano realzziando ciò che avrebbero dovuto fare dieci, quindici anni prima dell'adozione dell'Euro. Potremmo dire meglio tardi che mai, sempre che questa operazione, in defintitiva, salvi solo un "girone" di questa "divina commedia economica", mentre il girone dei -normali-, non ricevendo naturalmente aiuti diretti, continuerà a penare. Vedremo e vivremo sperando nell'onestà di coloro che hanno deciso.

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  • Cajam

    30 Giugno 2012 - 12:12

    monti da vampiro a salvatore della patria, il futuro dell'europa in mano a banche e banchieri... non so se essere felice........

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  • VincenzoAliasIlContadino

    30 Giugno 2012 - 12:12

    Se per Henry Ford l'onore erano i calli alle mani,per Bbe tasso da strozzini? Tutti gridano la vittoria di Monti-Hollande, io invece, credo che sia di Pirro dopo il risultato che subirà la Bbe dopo lo scricchiolio per i debiti che le Banche una volta ricevuto i soldi al 1% non non distribuendoli, come già fanno, la crescita sognata non avverrà? Io ne sono convinto che i capitali li dirotteranno verso Paesi, ove, il costo lavoro è pari a quella dei negrieri e i Popoli degli Stati Membri UE pagheranno il conto del grande bluff? Premesso il fatto, che, le Banche devono raccogliere risparmi dalla formichine e non ricevendolo cacchio cacchio al 1%, dopo che per decenni i piccoli imprenditori sono costretti a ricorrere ai cravattai, perché non concedono “signori ” banchieri” crediti a clienti che lo farebbero fruttare con aumento di produttività e PIL, chiaro accettandone il rischio. Io invece, mi sono rivolto ad una Finanziaria, branca del mio stesso Banco che mi rifiutò il prestito, ma co

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