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Lingotto in crisi:

Deve tagliare anche Marchionne:
"In Italia una fabbrica di troppo"

L'ad Fiat: "Se i dati non cambieranno entro i prossimi 24-36 mesi, potremmo essere costretti a chiudere uno stabilimento"

Poi sulla sentenza su Pomigliano: "Se dobbiamo assumere 145 persone, altre 145 restano a casa"
Sergio Marchionne

L'ad di Fiat

 

"Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi, c'e uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l'America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia". Così l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, a margine della presentazione, a Torino, della 500L. Le parole di Marchionne arrivano due giorni dopo quelle dell'ad di Iveco, del gruppo Fiat, Alfredo Altavilla, che ha annunciato la chiusura di 5 stabilimenti in Europa (1.075 lavoratori resteranno a casa). Fiat è in crisi, come testimoniano i dati del mercato automobilistico (a giugno le immatricolazioni del gruppo sono crollate del 23,3%), e la possibilità di chiudere uno stabilimento in Italia nel breve periodo pare più che concreta.

L'accordo con Sberbank - Dopo la bordata, Marchionne ha cercato di dare alcune rassicurazioni: "Continueremo a confermare gli investimenti in Italia a seconda dell'andamento del mercato, che non è mai stato così basso. Se avremo qualche cosa da dire su Mirafiori la diremo, per ora continuiamo a confermare". Poi il manager italocanadese, rispondendo a chi gli chiedeva dell'accordo con Sberbank, ha risposto: "Ci stiamo lavorando: speriamo di formalizzare l'accordo entro fine anno. È un problema tecnico - ha aggiunto - più che di sostanza".

La sentenza su Pomigliano - Infine l'ad ha annunciato che Fiat, il prossimo mercoledì, depositerà il ricorso contro la sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il Lingotto ad assumere 145 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano iscritti alla Fiom. "Non c'è stata discriminazione, nel 2010 sono stati assunti 20 dipendenti che erano iscritti alla Fiom", ha spiegato Marchionne. A chi gli domandava con quale criterio sono stati assunti gli attuali addetti, Marchionne ha aggiunto: "Abbiamo assunto i migliori per il lavoro che dovevano fare", e ha ribadito che "se saremo costretti ad assumere le 145 persone (come disposto dal tribunale di Roma, ndr) altre 145 persone saranno costrette a uscire dal sistema".

 

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Commenti all'articolo

  • Angela70

    05 Luglio 2012 - 07:07

    Ora che giustamente chiudera' qualche stabilimento la fiat, aumenteranno il carico fiscale a chi rimane .................bisogna cambiare e diminuire il carico fiscale alle aziende altrimenti prima o poi chiuderanno o ridurranno le dimensioni tutti..........e poi tutti opterranno per l'evasione fiscale! Possibile che tutto cio non si capisca?

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  • uffa

    04 Luglio 2012 - 16:04

    Non trovo normale che non siano in agenda Italia prima ed Europa subito dopo, misure che rendano sconveniente delocalizzare o se si preferisce che rendano conveniente rimanere. Non trovo ammissibile che un dirigente prenda uno stipendio enormemente più alto di un normale impiegato, deve essere prevista per legge (da soli non ci arrivano) una giusta proporsione. Marchionne non è un simpaticone, ma con le regole attuali, dal punto di vista imprenditoriale il suo progetto è ineccepibile. L'Italia non può permettersi di perdere aziende come la FIAT, appunto, le regole vanno cambiate e alla svelta.

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  • ariete84

    04 Luglio 2012 - 14:02

    Invece di cercare di creare le condizioni, come fanno negli altri paesi, perchè gli imprenditori rimangano in Italia, si fa l'opposto. Che dire. Contenti voi!

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  • Kaimano66

    04 Luglio 2012 - 13:01

    Aricaccia prima tutti i soldi che si e' presa la fiat negli ultimi 30 anni dalle tasche del contribuente.Poi se vuoi te ne puoi anche anda'.......tanto ve ne siete gia' andati!

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