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I danni della spending review

Il Governo fa fuori
l'Ente per il microcredito
Restano a casa giovani laureati

Cassate per decreto 90 persone incaricate di realizzare progetti comunitari, finanziati dai fondi europei, che puntano al reinserimento nel mercato lavorativo delle categorie socialmente deboli

Per costi di funzionamento pari a un milione di euro l’anno, l’Ente attrae 8.000.000 di euro l’anno che generano entrate fiscali pari ad almeno 3.200.000
Il Governo fa fuori 
l'Ente per il microcredito
Restano a casa giovani laureati

 

La batosta della spending review si abbatte anche sui professionisti e i ricercatori dell’Ente nazionale per il microcredito, nel mirino dei tagli. Tutti giovani laureati che grazie a un contratto a termine offerto dall’ente hanno avuto accesso al mondo del lavoro, diventando operatori di microcredito. Si tratta di circa novanta persone incaricate dalla struttura di realizzare progetti comunitari, finanziati dai fondi europei, che puntano al reinserimento nel mercato lavorativo delle categorie socialmente deboli ed emarginate devastate dalla crisi, che oggi non possono avere accesso al credito ordinario. Fatto piuttosto raro e degno di nota è che queste professionalità  non pesano sul groppone dello Stato, perché retribuite, appunto, con fondi europei e pagano le tasse all’erario italiano. Non solo. Mettono in piedi un servizio utile, se si tiene conto che lavorano per diffondere il microcredito e sostenere quelle fasce logorate della popolazione, altrimenti improduttive e di peso per il Paese.

La risposta del governo e del ministro Passera? Tutti a casa. Cancellati per decreto. E finora a poco valgono i dati snocciolati dal presidente Mario Baccini, pronto a dare battaglia, e che assicura: “Per costi di funzionamento pari a 1.000.000 di euro l’anno l’Ente attrae 8.000.000 di euro l’anno che generano entrate fiscali pari ad almeno 3.200.000". Si schiera contro la chiusura dell’Enm il Censis. “Visti i segnali di crisi”,  spiega il presidente Giuseppe De Rita, (500mila posti di lavoro in meno, 13mila imprese chiuse, una disoccupazione giovanile che aumenta in modo inarrestabile) “credo sia il momento per mettere a valore e non per eliminare tutti gli strumenti che possono aiutare le famiglie e le imprese a ripartire generando nuovo lavoro, anche attraverso il microcredito, che responsabilizza chi lo usa e consente di non essere soggetti passivi del welfare, ma contribuenti attivi grazie all’autoimpiego. Insomma, se oggi si discute di una necessaria spending review, “occorre anche capire con esattezza dove e come intervenire”. Va bene che “siamo in guerra”e si risana per il glorioso futuro dei giovani, ma intanto loro fanno le valigie. Contraddizioni da spending review sotto il sole di luglio.

 

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Commenti all'articolo

  • osicran2

    17 Luglio 2012 - 14:02

    Se questo ente dà lavoro a 90 persone senza costi, in quanto finanziato da fondi europei, anzi con un differenziale d'introito fiscale di circa 2,5 milioni di euro l'anno, perchè viene chiuso? Due sono le cose: o la notizia è falsa o incompleta oppure a casa dovrebbero andare i signori ministri!

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