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L'editoriale

Ricetta per il centrodestra
Si può ancora vincere

di Maurizio Belpietro

11 Maggio 2012

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Dicono che nel Pdl abbiano una gran paura di perdere, per questo non si deciderebbero a congedare Mario Monti e chiedere di restituire la parola agli italiani. La preoccupazione si sarebbe trasformata in terrore puro dopo le elezioni di domenica: con le percentuali raccolte dal partito, molti deputati e senatori sarebbero costretti a cambiare lavoro o, per meglio dire, a cercarsene uno vero. Risultato: nonostante appaia evidente che si stia consumando quel poco di fiducia che il centrodestra ha conservato presso gli elettori, nel Popolo della Libertà preferiscono rimanere a bagnomaria, in attesa di un miracolo in grado di ribaltare la situazione. Eppure, per tornare a vincere non ci sarebbe bisogno di aiuti soprannaturali: basterebbero le pulizie di casa e qualche volto nuovo.

Come scrivevamo giorni fa, l’elettorato moderato non ha cambiato bandiera: ha semplicemente disertato. Piuttosto che recarsi ai seggi, ha preferito andare al mare o, non avendo soldi per la vacanza, restarsene a casa. Gli studiosi del genere hanno già fornito le cifre del fenomeno: il quaranta per cento dei votanti del Pdl non ha ritirato la scheda. Un modo inequivocabile per manifestare la propria delusione. Gli scandali e l’appoggio al governo Monti hanno fatto venire l’allergia agli elettori, i quali hanno deciso, in segno di protesta, di attuare lo sciopero del voto.

Se si vuole tornare a vincere bisogna dunque porsi il problema di come recuperare i consensi perduti. Operazione non facile, ma, come detto, neppure impossibile. Da giorni scriviamo che il Pdl ha bisogno di rifondarsi e di cambiare aria, trovare dirigenti freschi e un nuovo programma. Non chiediamo di rinnegare il passato, solo di voltare pagina. Era ad esempio proprio indispensabile candidare dei banchieri per il posto di sindaco di alcune città? Non si poteva trovare di meglio? Grillo, pur non disponendo di un partito, in poche settimane ha messo in lista persone dal volto pulito che parlano di problemi reali: aria e ambiente, qualità della vita e servizi. Alcuni di questi non avrebbero potuto fare parte del centrodestra? Forse  erano troppo a sinistra per mettersi con il Pdl? Può darsi, ma possibile che su piazza non si trovi un ingegnere, un tecnico informatico o un educatore che abbiano voglia di mettersi al servizio della città e non di fare carriera? Possibile che quando c’è da candidare qualcuno nel partito più giovane che ci sia in Parlamento (è nato solo tre anni fa) si trovino solo le antiche cariatidi, quando non qualche avanzo di galera? 

Se si ha l’ambizione di vincere servono le pulizie di primavera: via i vecchi arnesi, dentro gente nuova. Già nel 2006 Berlusconi si era posto il problema di rinnovare la classe dirigente di Forza Italia, affidando a Michela Vittoria Brambilla il compito di attirare persone che non fossero mestieranti della politica. Come è andata a finire si sa, ma adesso è urgente ripigliare in mano il progetto, altrimenti si regala il Paese alla sinistra.

Insieme al ricambio generazionale, l’altra mossa da fare in fretta sono le alleanze, a cominciare da quella con l’Udc. Fino a ieri Pier Ferdinando Casini ha fatto lo schizzinoso, sostenendo di voler andare da solo. Ma ora che del Terzo polo restano solo le macerie, è il momento di riprovarci. So che l’idea farà storcere il naso a molti, ma regalare l’elettorato democristiano alla sinistra o lasciarlo nel limbo terzista non è il caso. Insieme all’Udc si potrebbe perfino tentare di riportare a casa qualche transfuga di Futuro e Libertà. Come si è visto domenica, Fli è un partito che non è mai nato, e con l’attuale legge elettorale non entrerebbe neppure in Parlamento. Dunque, lasciando al suo destino Gianfranco Fini, uno che la fama di giuda non riuscirà mai a togliersela di dosso, convincere gli esitanti non dovrebbe essere difficile, soprattutto ora che Berlusconi si è fatto da parte.

Tutto ciò, da solo non basterebbe per riconquistare la fiducia degli italiani. Gli uomini di Casini e i pentiti di Fini potrebbero portare qualche voto in più, ma non in misura sufficiente a ribaltare il trend negativo. Per riconquistare Palazzo Chigi serve un leader, una figura capace di far sognare gli elettori così come fece Berlusconi nel 1994. Il Cavaliere in quegli anni incarnava il successo e la modernità e convinse gli italiani che avrebbe fatto lo stesso con l’Italia, trasformandola e arricchendola. Ora c’è bisogno di un uomo che abbia le stesse qualità. Non so se Montezemolo vada bene oppure ci si debba rivolgere a Barilla o a un altro simbolo del Paese che cresce. L’importante è trovarlo. Che sia donna o uomo non importa: l’unica cosa indispensabile è che non abbia scritto in faccia d’essere un perdente. Nel Pdl quelli bastano e avanzano.    

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • encol1

    12 Maggio 2012 - 07:07

    Io credo e sono profondamente convinto che la diatriba destra/sinistra sia solo deleteria per questo e per tutti i paesi. Dividere un paese tra rossi e bianchi è semplicemente stupido oltre ad essere vecchio e goffo. Chi Scrive ha 65 anni, quindi ho vissuto nella realtà la novella di Peppone e don Camillo, straordinario racconto improponibile da mantenere nei ricordi di una Italia che fu- Quindi scrolliamoci di dosso ogni retaggio mentale ben sapendo che non si vive di ideologie contrapposte ma di sapiente e cosciente unione per gli 80 anni circa che mediamente ci è concesso vivere.Chi deve guidare ognuno di noi è il cervello non la pancia.

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  • GiuseppeToffoli

    11 Maggio 2012 - 23:11

    come gia detto dal nostro gruppo "PUFI": senato: 5 eletti per ogni regione indipendentemente dal numero di abitanti di cui 1 il presidente della regione in carica. onorevoli: 1 ogni 120000 abitanti su base regionale. I candidati dovranno essere nati nella regione di riferimento o essere residenti da non meno di 10 anni Senatori a vita solo a titolo onorifico senza diritto di voto e con alcuni benefici relativi a trasporti relativamente al luogo di residenza. nessun personaggio potra andare in pensione prima di 65 anni con un limite al massimo consentito. Non so perchè pur avendo chiesto a diversi politici sia così impossibile lavorare su questa proposta

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  • giusebono

    11 Maggio 2012 - 17:05

    La riccetta per vincere per il pdl e una sola, risolvere il problema Equitalia. Ecco ciò che le imprese vorrebbero pagare e esser contenti di pagare. Se si parte dal <DEBITO-ORIGINARIO -RATEIZZATO> che le imprese anno con Equitalia,con una rateazione di 400 euro mensili,poichè in Italia vi sono almeno 4 milioni d'imprese con problemi con Equitalia, si ottiene appunto 1,6 miliardi mensili, è saremo tutti felici di pagare. Le imprese libere da ipoteche e pignoramenti possono iniziare a crescere e creare occupazione.Diversamente il pdl è destinato all'estinzione.

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