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L'editoriale

Rischiamo il pacco d'acciaio

di Maurizio Belpietro

Ancora non è noto se sarà François Hollande il prossimo inquilino dell’Eliseo: il candidato socialista, è vero, ha sorpassato Sarkozy al primo turno, ma al ballottaggio le cose potrebbero cambiare. Ciò non ha però impedito a Pier Luigi Bersani di gongolare. Con un’intervista a Repubblica concessa poco dopo aver appreso del risultato elettorale, il leader piddino ha manifestato tutto il proprio entusiasmo. «Cambia il vento, la vittoria socialista è un segno  anche per noi, Mario Monti ne dovrà tener conto», sono state le sue dichiarazioni.  Per ora, l’unica folata che ci ha investito dopo il successo di Hollande riguarda lo spread, cioè il famoso differenziale tra le quotazioni dei nostri titoli di Stato e quello dei Bund tedeschi. In un colpo  l’indice ha scavalcato i quattrocento punti, gelando gli esperti. Non meglio è andata alla Borsa, che a Milano ha preso una batosta del 3,8 per cento.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è da stare allegri. Immaginatevi dunque che cosa potrebbe accadere qualora Hollande arrivasse davvero all’Eliseo. Come ha spiegato lo stesso Bersani, «la piattaforma concretissima e non ideologica dei progressisti europei che abbiamo sottoscritto a Parigi diventerebbe una piattaforma per l’Europa».  Una prospettiva che, siamo certi, indurrebbe gli operatori finanziari a brindare con lo champagne, soprattutto quelli che speculano contro l’Euro e la sua tenuta. L’arrivo del candidato socialista ai vertici della Francia, più che lo scivolamento verso un’Europa socialista come vorrebbe il leader piddino, produrrebbe una situazione di grande confusione e incertezza.  

Mentre a Parigi inseguirebbero la crescita a suon di spesa pubblica e di patrimoniali, Angela Merkel, una volta orfana di Sarkozy si vedrebbe costretta a trovare un’altra spalla  per imporre a Bruxelles il rigore teutonico. Di far comunella con Cameron neanche a pensarci: il leader conservatore ha già mandato a quel paese la signora mesi fa. L’unica possibilità rimarrebbe dunque Monti e questo non sarebbe per noi di buon auspicio. 

Già il nostro presidente del Consiglio subisce la Cancelliera come pochi altri in Europa: non essendo stato eletto ma nominato, a differenza degli altri capi di Stato si considera in prestito alla politica, più funzionario che statista. E dunque con un complesso di inferiorità, come di chi rappresenta il Paese ma non fino in fondo. Lo si è visto nelle uscite pubbliche, quando Angela Merkel ha trattato il bocconiano come uno scolaretto alle prime armi. Ricordate le battutine sui compiti a casa? E l’aria disciplinata del neo presidente del Consiglio?

La verità è che se la Cancelliera decidesse di rifare l’asse Roma-Berlino a noi ne verrebbero solo guai. Altro che patto d’acciaio:  quello tra Merkel e Monti sarebbe un pacco d’acciaio, che si  trasformerebbe in una camicia di forza per la nostra economia. Se il premier sposasse la linea della signora, anziché un allentamento della politica di rigore ci verrebbe imposta un’austerity ancor più pressante. Paradossalmente, un asse tra noi e la Germania per l’Italia sarebbe peggio di quello che c’era prima tra tedeschi e francesi. 

Invece  di sfuggire all’«austerità distruttiva», così l’ha chiamata il New York Times interpretando il pensiero della Casa Bianca, si rischierebbe di esserne travolti. Come ha spiegato domenica il corrispondente di Repubblica Federico Rampini, gli americani sono preoccupati perché Bruxelles sta curando i Paesi infettati dalla crisi finanziaria come i medici del Settecento curavano ogni malattia: salassi, salassi e infine salassi. La terapia, anziché guarire la Spagna, ha peggiorato le sue condizioni. Pur in presenza di un debito pubblico relativamente basso, Madrid fatica a crescere, tutto ciò mentre aumentano i disoccupati e le famiglie non riescono a rimborsare i mutui ottenuti per comprare casa. Finora il paziente ha resistito, grazie anche ai soccorsi organizzati da Mario Draghi con la Bce, ma ora anche il governatore è sotto il tiro dell’ortodossia teutonica, secondo la quale i salvataggi non sono ammessi e ogni Stato deve far da sé, automedicandosi con robusti prelievi di sangue dei propri cittadini.

 Che cosa abbia prodotto in Italia la strategia del rigore è sotto gli occhi di tutti. Invece di rilanciare l’economia l’ha depressa e oggi il rapporto debito-Pil è peggiore di quello registrato quando governava Berlusconi. Immaginate che cosa potrebbe accadere se gli speculatori cominciassero a chiedersi nuovamente se saremo in grado di ripagare i nostri debiti. Raschiato il fondo del barile, non ci sarebbe più nemmeno la possibilità di spremere i contribuenti. Immaginate soprattutto le conseguenze sull’economia se il pacco d’acciaio tra Monti e la Merkel si concretizzasse. Anzi, pensandoci bene, è meglio non pensarci.  

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • mariodaborgo@alice.it

    24 April 2012 - 18:06

    Questi politici sono anche codardi,per non perdere consensi,nel leggiferare riforme impopolari importanti,invece delle elezioni hanno Preferito affidare il governo a una persona non eletta dal popolo sul quale, dopo averci fatto digerire la medicina amara ci diranno che loro, non li volevano questi sacrifici, ma lo hanno fatto per senso di responsabilità In un momento di crisi, non certo causata da loro,ma da una crisi internazionale,come se la globalizzazione,e l’euro non le abbiano inventati l’oro,ma perche strapaghiamo questi parassiti?Che pensano esclusivamente al loro portafoglio?e poi ci chiederanno ancora di votarli,ci vuole una faccia di bronzo per chiederci il voto.

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  • mariodaborgo@alice.it

    24 April 2012 - 18:06

    Il pavido coniglio. Caro Bersani dopo tre anni che chiedevi le dimissioni di b. quando b le ha date, dicevi che le elezioni le avreste vinte a mani basse,anch’io lo pensavo, dicendo che per responsabilità,ma da coniglio di razza pregiata, hai avuto paura di andare al governo, cosi hai contribuito a consegnare il paese in mano a questo governo di non eletti che con una manovra,da governi sudamericani,mette in ginocchio i pensionati i lavoratori e le imprese che con l’aumento dei costi,sia dei beni di prima necessità,sia il costo del lavoro,le nostre imprese con questi aumenti non saranno competitive sui mercati internazionali ,l’incremento delle esportazioni,non avranno la possibilità di aggiungere nemmeno uno spillo. La ricchezza si crea con l’esportazione del nostro lavoro,ma se questo Continuiamo ad aumentarlo la ricchezza se la prendono gli altri.

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  • sommesso49

    24 April 2012 - 12:12

    a proposito delle elezioni in Francia che hanno favorito il candidato della sinistra Ma Hollande ha una linea politica che prevede un punto di partenza ed un punto di arrivo. Cioè ha degli obiettivi! Il Pd nostrano, invece, si muove zigzagando navigando a visto. Quindi, nessun paragone. Anzi, mi viene di pensare - a proposito di "vento" - ad una vecchia canzone di Arturo Testa che, facendo parlare il Vento, gli faceva dire: "..sono la furia che passa e che porta con sè". Pertanto, se cambiasse "vento" in Italia, sarebbe un nuovo 25 Aprile. La liberazione da chi in 70 anni ha dissanguato l'Italia.

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