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Jean-Marie sbotta

Faida in casa Le Pen per il partito
"Mia figlia è una piccolo-borghese"

In un'intervista al Times il fondatore del Fronte Nazionale punzecchia Marine

Il vecchio padre rimprovera alla neo leader "di aver scartato solo perché avevano le teste rasate tutti quei militanti coraggiosi e dinamici che si erano fatti notare"
Faida in casa Le Pen per il partito
"Mia figlia è una piccolo-borghese"

«Marine Le Pen? Una piccolo-borghese!». In genere il termine non viene dato in tono elogiativo. Che a definire così la leader del Fronte Nazionale in un’intervista pubblicata ieri dall’inglese Times sia stato lo stesso papà, fondatore e presidente onorario del partito Jean-Marie, ha dunque scatenato in Francia una ridda di ipotesi e speculazioni. 

Jean-Marie è invidioso del modo in cui la figlia si è impadronita del partito da lui fondato e cerca di riprenderselo? O è un gioco delle parti? O magari, molto più semplicemente, a 84 anni può capitare di parlare un po’ a ruota libera. Specie se chi ti intervista non è uno dei soliti giornalisti francesi tradizionalmente ai ferri corti col partito dell’estrema destra, ma uno straniero che sembra sinceramente interessato a spiegare i perché dei successi della figlia.

Marine alle presidenziali è infatti arrivata terza raccogliendo più voti di ogni altro candidato del partito nel corso della sua storia, anche se con meno suffragi già una volta il padre era arrivato al ballottaggio. E sebbene a entrare all’Assemblea Nazionale non è stato né il padre e né la figlia, ma la terza generazione della nipote Marion Maréchal Le Pen, e sia pure con due soli deputati, per la prima volta il Fronte Nazionale ha avuto eletti in un voto politico non proporzionale. Senza contare che il centro-destra ha abbandonato quella pratica della «solidarietà repubblicana» per cui ai ballottaggi tutti i partiti facevano sempre blocco contro il candidato del Fn. 

Successo della «dediabolizzazione», come Marine ha definito la propria strategia di dare al partito un volto più giovane o moderato. Ma quel che il vecchio Le Pen ha spiegato al Times è appunto che Marine ci è riuscita perché è «una donna» e una «piccolo-borghese», mentre a lui l’élite culturale e economica francese non lo ha mai sopportato proprio per le sue origini umili. 

«Sono un uomo del popolo. Vengo da una famiglia di contadini e pescatori». «Sono stato ufficiale in un reggimento di paracadutisti, ho avuto una vita virile è il meno che si possa dire. Mia figlia, al di là di ciò che uno possa pensare, è una piccolo-borghese». «La mia reputazione diabolica si è imposta con metodo e tenacia nel mondo politico francese anche se la mia reputazione di antisemita è stata creata a tavolino». 

«Non è tanto Jean-Marie Le Pen che è il diavolo ai loro occhi, quanto piuttosto il difensore della Nazione». Qui è sembrata appunto scattare la nota polemica. «La strategia di Marine è fornire ai nostri avversari il minor numero possibile di appigli. Per esempio, tutti quei militanti coraggiosi e dinamici che si sono fatti notare perché avevano le teste rasate sono stati scartati». Ma poi ha rassicurato. «Il Fronte Nazionale non è cambiato e resta impegnato nella difesa dello Stato nazione contro la globalizzazione e le ondate selvagge di immigrati musulmani». 

Insomma, forse è un cicchetto alla figlia. Forse è l’abbozzo di una dialettica stile Bossi e Maroni nella Lega. O forse semplicemente ognuno dei Le Pen si rivolge a un segmento di elettorato differente.

di Maurizio Stefanini

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