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A Genova

La divisa conta più della famiglia
E il poliziotto arresta il fratello

L'agente avvertito dai colleghi prima del blitz antidroga a casa dei genitori: "Vengo con voi"

Quando gli hanno spiegato che - sì, insomma - il blitz che stavano preparando, questa volta, per lui sarebbe stato molto delicato e particolare, il poliziotto Fabrizio Raspa, in servizio alla squadra investigativa del commissariato di Cornigliano (provincia di Genova), non ha capito subito a cosa stava per andare incontro. Ha chiesto altri dettagli, chiarimenti, perché dopo un’indagine durata sette mesi finalmente era arrivato il momento di passare all’azione e chissà perché tanta premura nei suoi confronti. I colleghi allora gli hanno raccontato che - sì, insomma - c’era da arrestare sette persone, gente che vendeva droga e morte tra Milano e Genova, ma per lui sarebbe stata una situazione strana, insolita, difficile. Se non se la fosse sentita avrebbero compreso, ci mancherebbe altro. Il poliziotto Fabrizio Raspa a quel punto ha intuito: lavoro e vita privata stavano per intrecciarsi, mescolarsi in un gioco maledetto, senza regole. Non restava altro che fare una scelta netta. Decisa. Dentro o fuori. Fuggire o  continuare. Lui non ha avuto dubbi e ha preso la decisione più coraggiosa, non si è tirato indietro. No. Ha accettato di portare a termine l’indagine, ha guardato in faccia i colleghi e - sì, insomma - ha detto che era pronto, anche se il cuore batteva a mille, il respiro era affannoso e i pensieri correvano chissà dove e a quale velocità. Poi ha abbassato lo sguardo e si è preparato all’operazione in programma poche ore più tardi: andare a casa dei genitori e arrestare il fratello Mirko, 27 anni, incensurato, considerato l’autista della banda di spacciatori.

Odio o comprensione? - Già, mettere le manette a un parente. E farlo davanti ai propri genitori. Bloccare i polsi a tuo fratello che ti guarda negli occhi e chissà se prova odio o comprensione. Chissà che passa anche nella tua, di testa, in un momento così, chissà fin dove arriva la professionalità e fin dove ti bussa, dentro, l’anima. Il poliziotto Fabrizio Raspa l’ha fatto. Quando, all’alba di lunedì, è scattata l’ora del blitz, ha indossato la divisa, è salito su una volante della Polizia e si è diretto verso l’abitazione di Rivarolo, in Valpolicella, dove il fratello viveva con i genitori. Ha suonato. È salito. Ha spiegato in poche, fredde parole, quello che era successo, soprattutto quanto stava per succedere. E ha arrestato Mirko, ammanettandolo. L’ha portato via. 

I viaggi Milano-Genova - Secondo l’indagine condotta, tra settembre e novembre, dalla squadra investigativa del commissariato di Cornigliano, in collaborazione con la squadra mobile, coordinata dal commissario Fabio Occhi e dal sovrintendente Marco Oberti, Mirko Raspa era l’autista della banda, che si riforniva di eroina e cocaina a Milano e poi rivendeva la droga a prezzo triplicato sul mercato di Genova: l’operazione ha portato al sequestro di oltre mezzo kg di eroina. Ad organizzare il traffico sarebbe stata Ilaria Padoan, studentessa di radiologia di 23 anni. Gli inquirenti sostengono che sarebbe stata lei a tenere i contatti con il mercato milanese e con gli spacciatori di Trezzano sul Naviglio. La ragazza sarebbe stata solita portare gli acquirenti sul posto, trattare per loro il prezzo delle sostanze senza però mai prendere nemmeno una dose per lei. Ad accompagnarla, Mirko Raspa, l’autista di fiducia. Proprio lui, che è stato arrestato dal poliziotto Fabrizio Raspa. Suo fratello.

di Alessandro Dell’Orto

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Commenti all'articolo

  • aobinu

    28 Aprile 2012 - 12:12

    Bravo si, eccome! Da prendere ad esempio davvero. Ma vediamo ora che decide il questore di Genova. Il nostro ammirevole poliziotto dovrebbe essere trasferito ad altra sede per incompatibilità ambientale. Ad Ancona, un giovane poliziotto, da anni membro dei corpi speciali della polizia, è stato trasferito in un altra città, dismesso dalla sua attività e destinato ad un normale incarico per un'accusa nei confronti del fratello. Accusato di essere reticente per non avere riferito fatti inerenti un orrendo duplice omicio di trafficanti di droga albanesi in un paesino delle Marche. Arrestato, rilasciato dopo che la Cassazione così ha disposto, e tutte le prove acquisite dalla magistratura cancellate per non avere informato la chiusura delle indagini i suoi avvocati. Dunque, un sospettato, non un condannato con sentenza definitiva ed in attesa di nuovo processo, "costringe" il questore a cambiare città e lavoro al poliziotto. Che deciderà ora il questore di Genova? Oppure ognuno decide come

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  • boss1

    boss1

    26 Aprile 2012 - 17:05

    se è vero sei un grande bravo da esempio per tutti.

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  • blu521

    26 Aprile 2012 - 16:04

    Ecco uno che, in famiglia burlesconi, non avrebbe un attimo di tregua

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  • acstar

    26 Aprile 2012 - 14:02

    Ma questo è tutto scemo ! Cosa gli avranno "catechizzato" in testa a questo "birillo" della res-publica !

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