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Nel carcere di Parma

Provenzano, tutti i dubbi sul tentato suicidio in cella

Il boss dei bossi trovato con un sacchetto di plastica in testa: voleva uccidersi o era una messinscena?

Provenzano, tutti i dubbi sul tentato suicidio in cella

Bernardo Provenzano, boss di Cosa nostra in carcere al 41bis a Parma, ha tentato il suicidio ma è stato salvato dal pronto intervento degli agenti di polizia penitenziaria. Secondo la prima ricostruzione, il boss avrebbe tentato di togliersi la vita infilando la testa in un sacchetto di plastica: difficile dire se si sia trattato di un autentico tentativo di suicidio o di un gesto dimostrativo. E’ "inusuale" che un personaggio come Bernardo Provenzano tenti il suicidio. Lo sottolinea Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria.   "La notte scorsa Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma, nel reparto dove sono ristretti i detenuti sottoposti al regime del 41bis, il carcere duro cui è sottoposto il boss della mafia", scrive Durante.

Il salvataggio Provenzano, ricorda il Sappe, "è stato salvato da un agente del Gom, il gruppo operativo mobile, reparto di circa 700 uomini che a livello nazionale gestiscono i detenuti sottoposti al regime del 41 bis. L’agente si è accorto che Provenzano aveva infilato la testa in un sacchetto di plastica, per cui è intervenuto immediatamente e gli ha salvato la vita. Provenzano non aveva riportato alcun danno fisico, per cui non è stato necessario portarlo in ospedale".   "Bisogna comunque evidenziare che è davvero inusuale che un personaggio del calibro di Provenzano tenti il suicido", prosegue Durante, "così come bisogna sottolineare che la polizia penitenziaria, ogni anno, salva circa 1100 detenuti che tentano il suicidio: nel 2010 gli agenti ne hanno salvati 1137, nel 2011 1037, a testimonianza che l’attenzione nelle carceri è sempre altissima, nonostante manchino 7000 unita a livello nazionale, tra agenti, sovrintendenti e ispettori" 

 

Il legale "Qualcuno sostiene che Bernardo  Provenzano avesse tentato il suicidio con il sacchetto dei medicinali.  Bene, è assolutamente impossibile perchè in cella è vietato, non   solo per Provenzano ma per tutti detenuti, tenere delle medicine.   Quindi, continuo a chiedermi cosa ci facesse una sacchetto nella cella  del mio assistito". Sono i dubbi espressi dall’avvocato Rosalba Di   Gregorio, legale di Bernardo Provenzano, sul presunto tentato suicidio  del capo mafia corleonese avvenuto nella cella di massima sicurezza di  Parma dove è detenuto al 41 bis.

Il Sappe Quello messo in atto nel carcere di   Parma da Bernardo Provenzano sarebbe stato “un maldestro tentativo di  simulazione di suicidio probabilmente per evitare di essere sottoposto  ad una visita psichiatrica già programmata. Non a caso, le modalità   del presunto tentativo sarebbero avvenute quasi in presenza del   preposto di Polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza del   detenuto, poliziotto che comunque è stato bravissimo ad intervenire   nell’immediatezza per scongiurare che anche il maldestro tentativo   potesse in realtà avere gravi conseguenze”. Lo dichiara Donato   Capece, Segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia   Penitenziaria.  “L'attenzione, lo scrupolo e la professionalità del poliziotto  penitenziario vanno certamente rimarcate perchè sono state   fondamentali per un tempestivo intervento. Ma, ripeto, per quel che ci  è dato sapere il tentativo di suicidio di Provenzano è una bufala”.

 

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Commenti all'articolo

  • 19gig50

    11 Maggio 2012 - 14:02

    Se avesse compiuto il gesto estremo credo che avrebbe interessato poche persone. Ciò che fa stupore è come gli avvocati cerchino qualsiasi appliglio per alleviare la pena a questo delinquente. Talvolta, con le sentenze, oltre al colpevole andrebbero puniti anche coloro che lo difendono conoscendone la colpevolezza.

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  • enry

    11 Maggio 2012 - 12:12

    Sono solo bufale pagliacciate per trovare un giudice buonista che lo faccia passare per malato, io lo metterei in isolamento continuo a vita, non meritano pietà

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