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Ecco la tassa occulta che strozza le imprese La burocrazia costa 26,5 miliardi l'anno

Le pmi devono sborsare ciascuna 6mila euro per certificati, libri contabili, valutazione dei rischi, privacy

Nonostante le misure di semplificazione adottate l’inefficienza del sistema pubblico italiano continua a penalizzare le imprese attraverso un spaventoso aumento dei costi: il carico fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il 68,6%

Al sistema delle piccole e medie imprese italiane la burocrazia costa 26,5 miliardi di euro, ossia 6.000 euro su ciascuna pmi. Rispetto a poco più di un anno fa questa "tassa occulta" è aumentata di 3,4 miliardi di euro (+14,7%). Sono questi i risultati a cui è giunta la CGIA di Mestre che, grazie al lavoro del suo Ufficio studi, ha analizzato il costo della burocrazia che incombe sul mondo delle Pmi italiane (imprese con meno di 250 addetti). I costi sono stati calcolati su base annua e sono aggiornati al mese di maggio del 2012.

"Sono cifre che fanno accapponare la pelle - esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - Ormai la burocrazia è diventata una tassa occulta che sta soffocando il mondo delle pmi. Nonostante le misure di semplificazione adottate in questi ultimi anni, l’inefficienza del sistema pubblico italiano continua a penalizzare le imprese attraverso un spaventoso aumento dei costi. I tempi e il numero degli adempimenti richiesti dalla burocrazia sono diventati una patologia endemica che caratterizza negativamente il nostro Paese. Non è un caso che gli investitori stranieri non vengano ad investire in Italia anche per la farraginosità del nostro sistema burocratico. Una legislazione spesso indecifrabile, l'incomunicabilità esistente tra gli uffici delle varie amministrazioni, la mancanza di trasparenza, l’incertezza dei tempi e un numero spropositato di adempimenti richiesti hanno generato un velo di sfiducia tra imprese private e Pubblica amministrazione che, nonostante gli sforzi fatti dal legislatore, non sarà facile rimuovere".   Nel dettaglio, il settore che incide di più sui bilanci delle Pmi è quello del lavoro e della previdenza: la tenuta dei libri paga; le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro; le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi; l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema delle Pmi complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 miliardi in capo al lavoro, 3 miliardi riconducibili alla previdenza e all’assistenza).   La sicurezza nei luoghi di lavoro pesa sul sistema imprenditoriale per un importo complessivo pari a 4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore.

L'area ambientale, invece, pesa sul sistema delle pmi per 3,4 miliardi di euro l’anno. Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione. Di rispetto anche il costo amministrativo che le aziende devono "sopportare" per far fronte agli adempimenti in materia fiscale. Le dichiarazioni dei sostituti di imposta, le comunicazioni periodiche ed annuali Iva, etc, costano complessivamente 2,7 mld di euro. Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle pmi sono la privacy (2,6 mld), la prevenzione incendi (1,4 mld), gli appalti (1,2 mld) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi). "Se teniamo conto - conclude Bortolussi - che il carico fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il 68,6%, contro una media presente in Germania del 48,2%, c'è da chiedersi come facciano i nostri imprenditori a reggere ancora il confronto. Per questo bisogna dire basta ad un fisco opprimente e ad una burocrazia ottusa. Lavorare in queste condizioni costringe gli imprenditori italiani a trasformarsi quotidianamente in piccoli eroi: questo non deve più accadere". 

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    23 Luglio 2012 - 12:12

    anche eliminando te, ci sarebbe un notevole risparmio!!! Ti ricordo poi che tredicesima e quattordicesima sono aumenti di salario che i sindacati hannoa suo tempo ottenuto, e che gli imprenditori hannno voluto ritardarlia Dicembre, così da speculare sul denaro lasciato in banca che, al quel tempo, fruttava interessi altissimi. Ed il TFR, anche questo parte di stipendio accantonato per quando uno viene la perdere il lavoro, così da non trovarsi al verde in attesa di trovare un altro impiego. E fu una grande conquista dei sindacati tutti. Pisquano d'un pisquano!!!!

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  • highlander5649

    21 Luglio 2012 - 15:03

    dicono chel'edilizia è in crisi.PER FORZA!con tutti i *salamelecchi* alla cosa pubblica che bisogna fare anche solo per piastrellare un bagno, è una cosa a dir poco vergognosa. fatta solo per giustificare due o tre *cadreghini* pubblici. all'estero manco sanno cosa siA il durc la valutazione rischi, entisimilari come casse edili (UN LADROCINIO) inail, tutte mangiasoldi e nulla più solo fatte per succhiare soldi. al privato .ELIMINIAMO TUTTO QUESTO E L'ITALIA RIPARTE ALLA GRANDE. anzi visto che ci siano eliminiamo anche la cgil responsabile di gran parte della burocrazia esistente! aggiungo ancora. A CHE SERVE, soprattuto A CHI serve tutta quella retribuzione DIFFERITA(13ME 14ME TFR, che non vengono a finire mensilmente in busta paga, e che farebbero comodo in un momento di crisi come questo,sarebbe denaro liquido poco ma buono da spendere per generi non di prima ìnecessità e contribuirebbe anche se con poco, al rialzo del PIL?

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  • highlander5649

    21 Luglio 2012 - 15:03

    dicono che l'edilizia è in crisi.PER FORZA! con tutti i *salamelecchi* alla cosa pubblica che bisogna fare anche solo per piastrellare un bagno, è una cosa a dir poco vergognosa. fatta solo per giustificare due o tre *cadreghini pubblici. all'estero manco sanno cosa si il durc la valutazione rischi, enti similari comem casseedili, inail, tutte cosemangiasoldi e nulla più solo fatte per succhiare soldi. al privato .ELIMINIAMO TUTTO QUESTO E L'ITALIA RIPARTE ALLA GRANDE. anzi visto che ci siano eliminiamo anche la cgil responsabile di gran parte della burocrazia esistente!

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  • MATRIX2011

    21 Luglio 2012 - 12:12

    il libero professionista con partita iva può scaricare tantissime cose il telefono l'acquisto dei pc e cellulari, il condominio e l'affitto dello studio, la carta igienica e detersivi, stampanti automobile etc i dipendenti e tutti coloro che non hanno partita iva non scaricano nulla e quindi vengono tassati molto di più rispetto ai primi. Non è solo evasione ma iniqua tassazione fiscale. se possiedo 200.000 euro e li lascio in banca pago il 20% sugli interessi ma......... se acquisto una casa ecco che la tassazione sale al 45% e vengo considerato ricco e possidente. Questa è l'Italia. Tra poco andranno via tantissime aziende veso romania ungheria e polonia

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