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L'acciaieria di Taranto

Il Riesame: finchè non è bonificata
all'Ilva non si può lavorare

Viene disposto che non si continuino a perpetrare i reati contestati nel provvedimento cautelare. Clini: "La fermata degli impianti è in funzione degli interventi di risanamento"
Il Riesame: finchè non è bonificata
all'Ilva non si può lavorare

 

Si complica la vicenda dell'Ilva facendo salire ancora la tensione sul futuro prossimo dell'acciaieria di Taranto e su quello delle migliaia di lavoratori dello stabilimento e dell'indotto. Fonti giudiziarie sostengono che il tribunale del Riesame avrebbe confermato il sequestro degli impianti a caldo dell'impianto siderurgico, senza però concedere la facoltà d'uso, che peraltro - viene sottolineato - non era stato richiesto neppure dai legali del Siderurgico. In pratica viene disposto che non si continuino a perpetrare i reati contestati nel provvedimento cautelare. Sul percorso da seguire per interrompere i reati, i giudici non si sarebbero sbilanciati affidando il compito ai custodi nominati dal gip e alla procura. 

All'Ilva secondo il Riesame l'obiettivo da raggiungere deve essere quello "di evitare che la libera disponibilità del bene sottoposto a sequestro possa aggravare e protrarre le conseguenze di reati". "Nel caso in specie - proseguono i magistrati del Riesame - l'obiettivo da perseguire è uno e uno solo ovvero il raggiungimento, il più celermente possibile il risanamento ambientale e l'interruzione delle attviità inquinanti. Sono due quindi- secondo il Riesame - i principi che vanno riaffermati: quello di ricondurre il provvedimento di sequestro alla sua specifica finalità tesa alla cessazione dell'attività criminosa in corso, l'altro quello di recuperare l'autonomia decisionale dei custodi-amministratori".

Le motivazioni del tribunale del riesame sul sequestro dello stabilimento Ilva di Taranto confermerebbe che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica. Questa l'interpretazione che ne dà il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini dopo una prima lettura della sentenza. "Da quello che ho letto", ha spiegato Clini, il riesame conferma "l'approccio che anche noi abbiamo sempre suggerito: la fermata degli impianti è in funzione degli interventi di risanamento". Parlando all’uscita del ministero dell’Ambiente, dove questa mattina si è tenuta una riunione tecnica sulle procedure per l’Aia (Autorizzazione integrale ambientale) relativa allo stabilimento siderurgico, Clini ha sostenuto che "se ci sono degli interventi tecnologici che richiedono la fermata degli impianti, questi si devono fermare. Se invece ci sono interventi che non la richiedono non è necessario fermarli".   Questo approccio "molto concreto", ha sottolineato, supera dunque "la discussione filosofica rispetto al fatto se per risanare bisogna fermare gli impianti: l’obiettivo è il risanamento e per farlo bisogna scegliere le soluzioni più idonee". Clini ha ribadito che si tratta di "un modo di affrontare la questione molto concreto, molto pratico" e ha aggiunto. "Mi auguro che non si riaprano interpretazioni che forzino questa situazione, le stesse delle settimane scorse che sono interpretazioni che non hanno niente a che vedere con il risanamento degli impianti dell’Ilva ma hanno altri obiettivi di carattere politico che non mi riguardano". 

 

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Commenti all'articolo

  • Satanasso

    20 Agosto 2012 - 23:11

    Ma prendere l'intera classe dirigente dell'ILVA e sbatterla in galera 30 anni per disastro ambientale no eh ? Ci credo che poi che gli imprenditori fanno sempre i cazzi che vogliono..Provassero a farlo in Svizzera !

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  • allianz

    20 Agosto 2012 - 21:09

    Caro sig.Gispo,vedo che anche lei distribuisce patenti di imbecillità a tutti,IN QUANTO,probabilmente ritiene di esserne esentato dal posserla.Forse non ha capito quello che ho postato,che sostanzialmente,e semplicemente faceva riferimento allo strapotere decisionale della magistratura.Nulla di piu. Stia sereno lei piuttosto.

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  • gispo

    20 Agosto 2012 - 21:09

    ...ma di danni alla salute e di tumori alla gente (bambini compresi)niente e...non ne parli proprio e si, le cose succedono sempre agli altri fin che non succede a noi, è sempre stato cosi. Chiedilo a tutti i Tarantini che hanno perso qualche parente pe colpa dell'inquinamento, anzi, non andare lontano, chiedilo a me che ho perso 2 miei zii, uno a 57 anni a l'altro 3 mesi prima che andasse in pensione, ebbene io ti rispondo che se non fanno i dovuti adeguamenti esistenti in tutti gli stati civili...allora si, è meglio che chiuda e la finiamo con questo ricatto lavoro-salute. P.S. per la cronaca, 40 anni fa dopo aver superato i test per prendere posto nell'allora italsider, all'ultimo momento ho rifiutato pensando a qualle che mi sarebbe aspettato. Chi sa se ora starei qui a digitare su questa tastiera se non lo avessi fatto.

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  • magiconic

    20 Agosto 2012 - 20:08

    le randellate le darei in testa a quelli, come te,che pontificano senza essere informati. Per tua "cultura generale" ti invito a cliccare questo link http://www.articolo21.org/2012/08/ilva-di-taranto-trentanni-anni-di-sentenze-su-polveri-e-diossina/ dove è riportato (per non farti affaticare troppo a leggere) quanto segue: "La prima sentenza di condanna dell’Ilva per lo spargimento di polveri minerali sulla citta’ e’ del 1982. La emise un pretore di Taranto, Franco Sebastio, ora a capo della Procura ionica. Ma i 32 anni trascorsi da quella prima sentenza sino al sequestro degli impianti dell’area a caldo del Siderurgico, il 26 luglio scorso, sono costellati da pronunciamenti e disposizioni della magistratura che lanciano allarmi o puniscono i presunti responsabili dell’inquinamento di Taranto”. Così esordisce il dettagliato focus dell’agenzia Ansa pubblicato ieri."

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