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Corsi e ricorsi storici

Quando Hitler ringraziava la morsa fiscale
"Dopo le stangate, arrivo io"

La previsione del Führer in un’intervista  del 1932: le mie schiere si ingrossano a causa delle troppe tasse. Il dittatore sosteneva che "non si esce dalla crisi con misure economiche interne o internazionali"
Adolf Hitler e Mario Monti

 

di Francesco Borgonovo

La prospettiva, in effetti, suscita un po’ di irrequietezza. E l’analisi è abbastanza lucida da provocare un brivido. Adolf Hitler in persona che illustra le conseguenze di una politica fiscale sconsiderata e di un governo che pensi di cavarsi fuori dalla crisi a colpi di provvedimenti economici. Segue la previsione: la dittatura fiscale mi favorisce. Auspicio puntualmente realizzato, con i nazionalsocialisti che prendono il potere in Germania. 

Fanno impressione le parole che il Führer pronunciò al cronista della Stampa che ebbe occasione di incontrarlo nel febbraio 1932 a casa di Elisabeth  Förster-Nietzsche, sorella del grande filosofo Friedrich e, come noto, strenua sostenitrice del nazismo alla veneranda età di ottant’anni. L’incontro avvenne a Weimar, luogo che più simbolico non si potrebbe, visto che l’omonima Repubblica che resse le sorti teutoniche fino alla vittoria hitleriana è passata alla storia per le disastrose condizioni economiche. I tedeschi vivevano in un Paese allo sfascio, che univa - amplificandole - le difficoltà che oggi affrontano alcuni Stati europei. Pressione fiscale soffocante, inflazione alle stelle, disoccupazione a livelli record, debito estero elevatissimo, scontri di piazza tra forze radicali... Il tutto da inserire nel tetro quadro della crisi mondiale scatenatasi nel 1929. Vi ricorda qualcosa?

E qui si innesta l’analisi del capo del nazionalsocialismo. Egli si presenta, munito di un mazzo di fiori e in compagnia di alcuni amici, nel salotto della sorella di Nietzsche. Il giornalista italiano ne è affascinato: «È di media statura e gli si danno quarant’anni all’incirca», scrive nell’articolo intitolato «Conversazione con Adolfo Hitler» e uscito il 6 febbraio del ’32. «Porta i baffi all’inglese, capelli abbondanti, con la fila: a sinistra, gli cadono un po’ sulla fronte. Movenze pacate; gli occhi rivelano serenità interiore, sicurezza». Si discute di musica, di arte, di letteratura. Poi si passa alla politica. Hitler esprime alcune valutazioni sull’animo tedesco. Giudica la democrazia «un articolo di importazione» (ovviamente non manca di farne notare le origini ebraiche). Quindi spiega: «Il tedesco non è democratico per istinto: egli unisce con il senso della disciplina o conserva nell’animo per tutta la vita, la volontà, il desiderio di ubbidire e di rispettare l’ordine». Ce n’è di che alimentatare pregiudizi antigermanici per secoli. 

Ma più interessanti sono le dichiarazioni successive. Elisabeth Nietzsche è ormai stanca, il giornalista e Adolf si trasferiscono nell’albergo di quest’ultimo. Dove ascoltiamo una serie di idee che ci giungono abbastanza famigliari. Hitler dice di non credere nella «Paneuropa». E si scaglia contro il governo in carica. Leggiamo la cronaca: «Hitler (...) vede la massa dei settanta milioni di tedeschi costretta in una situazione che alla lunga esige sfogo, dice essere i gravami fiscali arrivati in Germania a tal punto da togliere a chi ne abbia, per caso, possibilità, la voglia di guadagnare di più». Insomma, la pressione fiscale è insostenibile, tanto che c’è chi preferisce incassare meno onde pagare meno imposte. Il discorso è più che sensato, tanto più che egli ha interesse ad apparire tutto sommato moderato.

Il Führer «deplora il disordine che nell’economia mondiale si crea impiantando in tutti i Paesi tutte le industrie - mentre prima i Paesi prosperavano ciascuno sviluppando le sue industrie speciali». Infine, il pezzo forte. Hitler chiarisce in che modo le circostanze lo favoriscono. L’intervistatore gli domanda «se le sue schiere non si ingrossano anche per effetto del disagio economico, che spinga la gente disperata ad invocare una soluzione estrema». La risposta è affermativa: «Quante volte nel mondo si parla di disagio politico, non va dimenticato che esso dipende dalle condizioni economiche». 

Insomma, sembra dire, ho buon gioco ad ottenere il favore di una popolazione schiacciata dal Fisco e dalla crisi economica. Ma ad aiutarlo ancora di più sono le risposte che i governanti tedeschi offrono al dissesto. «Non va perso di vista che le cattive condizioni economiche sono un prodotto del malassere politico», dice. E aggiunge: «Anche sei anni fa si ritenne di poter superare la crisi con misure di carattere economico di ordine interno o internazionale, quali i prestiti, la conclusione di accordi commerciali e via di seguito». Adolf promette di risolvere le cose con una «rigenerazione politica». I tedeschi gli credettero, tanto che alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero 230 seggi, diventando il partito di maggioranza relativa. Passerà ancora qualche mese prima che trasformino la Germania in un regime totalitario. Ma le condizioni per  il loro avvento le aveva poste il governo precedente, con le tasse soffocanti e le misure inutili contro la crisi. Così prenderò il potere, promette Hitler. Così sarà. 

Certo, non siamo nella Repubblica di Weimar, la democrazia in Europa è radicata e difficilmente estirpabile, le tragedie del Novecento ci hanno in gran parte vaccinato. Ma il brivido si sente lo stesso.

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Commenti all'articolo

  • airbaltic

    02 Agosto 2012 - 00:12

    Si faccia presto . tanto i cittadini corretti non avranno nulla da temere in quanto siamo gia' senza democrazia. Siamo nella germania est : controllati e vessati . Comunque solo l idea , che qualche traditore della patria possa finire davanti alla corte marziale per alto tradimento e saccheggio delle casse statali regionali e comunali , è eccitante.

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  • antiquark

    01 Agosto 2012 - 23:11

    che sono io, non ha bisogno di andare alla Bocconi per capire che lo Stato sta perdendo MILIARDI DI EURO, per il mancato acquisto da parte degli italiani, di case, macchine, arredamento, abbigliamento, calzature etc. Credo che gli unici oggi che consumino siano pensionati e dipendenti statali. Così chiudiamo subito, non ci sono investimenti, mancano capitali freschi, manca lavoro, manca il consumo. Non ci vuole uno scienziato per capirlo, dovrebbe farcela perfino Monti

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  • Megas Alexandros

    01 Agosto 2012 - 19:07

    di Hitler ce n'è stato uno, i dittatori non sono tutti uguali... davvero pensate che l'eventuale avvento di un carismatico Leader nazionale possa essere peggio di un Parlamento di idioti cui, chiaramente, non interessa un ciufolo del Paese, un Governo indicato, di regola, dal popolo sovrano senza poteri e un Presidente della Repubblica nominato ma che si crede un padreterno e si comporta di conseguenza... non azzardo una risposta, ma mi riservo, personalmente il beneficio del dubbio!!! Poi del resto qui in Italia credo la Democrazia sia una perla per porci.

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  • Oscar1954

    01 Agosto 2012 - 18:06

    In effetti le rivoluzioni avvengono perchè la gente è oberata di tasse e vilipesa da ingiustizie continue. In Italia chi lavora e produce ricchezza anzichè essere protetto e aiutato dallo Stato, viene da quest'ultimo trattato peggio di un qualsiasi farabutto. La Casta anzichè capire che tutto ha un limite continua vergogosamente ad abbuffarsi e a sollazzarsi alle spalle del popolo bue, addittandolo di essere evasore fiscale. La magistratura, concussa con la politica, è stata fatta sedere anch'essa al tavolo della Casta, per cui nessuno potrà mai più toccare i loro privilegi. Ma voi lo sapete che il Fisco ha imposto ai fornitori dei Condomini una aliquota del 4% di ritenuta alla fonte sulle fatture emesse. E il Condominio deve compilare il modello 770 per importi di €. 100, 2,00 o €. 10.00 con aggravio di tempo e spese. Si sono messi a raschiare il barile pur di avere sempre più denaro. Sono farabutti e delinquenti della più infame qualità.

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