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Il rosario cafonal
bianco o colorato
impazza tra i vip

La fede non c'entra: è solo un vezzo un po' tamarro. Da Ronaldo a Ramos, a Vitaliano tutti lo portano al collo

16 Agosto 2012

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Il rosario cafonal
bianco o colorato
impazza tra i vip

di Fabrizio Biasin

Tipica, inquietante scenetta al negozio di ammennicoli. Ragazzino tamarro: «Dica! Non è che c’ha la collana con le pallette e la croce in fondo?». Addetta alla vendita: «Prego?». Tamarro: «Daje cocca, quella che c’hanno pure Cristiano Ronaldo e Fabrizio Corona! Quella con le pallette!». Addetta: «Ah, il rosario! Certo, quanti ne vuoi». Tamarro: «Nun me dica che ce li ha anche fluo!». Addetta: «Li ho! Li ho! Son gli ultimi!». Tamarro: «Ne voglio tre! Con le pallette rosa, gialle e arancioni! Daje che stasera spacco». Niente da dire: nell’estate della crisi che ci ha francamente triturato i santissimi, l’unica certezza ce la dà il rosarione, quello che una volta si faceva in sala mensa per scongiurare micidiali rotture di scatole e ora è appeso al collo di tutti i più fighi da Aosta a Lampedusa. Non c’hai il rosario al collo? Non sei nessuno, stai a casa, vatti a nascondere, sfigato, fallito, nullità, cavernicolo, a-te-le-tipe-non-ti-guardano-perché-sei-out. 

L’altro Cristiano - Colpa di un Cristiano, ci mancherebbe, ma non quello appeso per qualche strano motivo in fondo alle pallette, per carità. Qui il responsabile fa Ronaldo di cognome: un bel giorno decide di indossare il sacro oggetto e duemila e rotti anni di insegnamenti e tradizioni finiscono in vacca. Lo seguono (in ordine sparso e con la celerità di quelli che vogliono far credere di averla avuta loro, l’ideona): il compagno di squadra al Real Madrid Sergio Ramos (altro tamarro che te lo raccomando), l’indimenticabile Costantino Vitagliano (quello che ha fatto i soldi perché ha limonato una tizia dalla De Filippi dopo mesi di tira e molla), frotte variegate di vip di seconda e terza fascia (del genere che incroci al centro commerciale il sabato pomeriggio a lanciare i portachiavi a forma di salamino Beretta), fino a valanghe di giovani e meno giovani che seguono pedestramente le strampalate e misteriose leggi della moda.  E allora eccoli lì i mitici, contesissimi rosari: trionfano in spiaggia, in discoteca, all’aperitivo, sui traghetti, all’autogrill, nei negozi di souvenir, tra breve saranno certamente in regalo nei sacchetti di patatine per azzeccatissime operazioni commerciali. Si piazzano al collo - ovvio - su camicie adeguatamente sbottonate (ma se vai in giro nudo è pure meglio) e li puoi ostentare perfino al polso se proprio sei uno che non ha paura di osare. 

Regole - Regole fondamentali per non fare la figure dei pisquani: 1) Il rosario deve alloggiare su petti adeguatamente depilati. 2) Più leggero e  scanzonato è, più bella figura fai (Ramos - che non è un pirla - se l’è fatto multicolor tipo aurora boreale). 3) Guai a voi se pensate che basti saccheggiare il comodino di nonna cara quando è impegnata a farsi la mela cotta. I rosari di ferro, metallo, quelli troppo antichi, quelli «da chiesa» per intenderci, non vanno mica bene. Trionfa la plastica, il colore acceso, il materiale che si illumina al buio, roba che se uno ti incrocia di notte deve credere di avere di fronte la reincarnazione di qualche satanasso. Il massimo dei massimi? Quello griffato Dolce & Gabbana, bianco o nero in questo caso, solo che costa un po’ di più (mica scemi i due visionari...). 

Il prontuario - Fatevi furbi o voi ragazzotti arrapati che state andando in villeggiatura: acquistate subito il rosario d’ordinanza. Con quello la possibilità che la puella s’aggrappi al vostro collo piuttosto che a quello del rivale in acchiappo, salgono in maniera vertiginosa. Volete metterne due? Tre? Diciotto?! Osate alla faccia della miseria! Ma non esagerate negli acquisti, che magari fra un mese parte la moda del campanaccio da mucca svizzera e vi ritrovate dieci rosari sul gobbone, invendibili persino su e-bay. Per il momento il rischio non c’è e allora ecco il consiglio del giorno: se volete essere davvero un passo avanti agli altri non dimenticate di imparare a memoria la storiella del rosario, così invece di dire alla sgallettata «Lo indosso perché l’ho visto sul petto del Costa a Gabicce Mare e il Costa non sbaglia mai» potete fare  quelli che ci credono sul serio («Vedi Marzia, l’altra notte ho visto la luce e da quel giorno il rosarione è sempre con me»). Ecco il prontuario, bello e pronto, per tutti voialtri mattacchioni: le «pallette» in realtà si chiamano grani, la preghiera consiste in cinque serie (chiamate «poste») di dieci Ave Maria unite alla meditazione dei «misteri» (eventi, momenti o episodi significativi) della vita di Cristo e di Maria. Il nome indica la «corona di rose», con riferimento al fiore mariano per eccellenza, simbolo della stessa «Ave Maria». Il tizio appeso in fondo all’affare? Di nome fa Gesù, probabilmente non era avvezzo a aperitivi e affini e forse non pensava che un giorno sarebbe stato utilizzato a mo’ di cavatappi per aprire bottiglie di birra alla bisogna (sì, succede anche questo). Che Dio ci perdoni (ma forse non lo farà).

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Commenti all'articolo

  • GioCav

    17 Gennaio 2013 - 09:09

    Le crociate contro il cattivo gusto e, la mera ignoranza...Non sono mai troppe ! G.C.

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