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La riforma

Lavoro, salario base ai co.co.pro
Indennizzi per chi perde il posto

Gli emendamenti al ddl: partite Iva solo oltre i 18mila euro

Contratti a termine: la durata minima da sei mesi a un anno
Elsa Fornero

In arrivo gli emendamenti al ddl lavoro

Nel ddl laovoro arrivano novità per i lavoratori a progetto: un salario minimo per i co.co.pro e un indennizzo in caso di perdita del lavoro. Nel testo che sbarcherà in Senato gli emendamenti dei relatori (Tiziano Treu del Pd e Maurizio Castro del Pdl) prevedono una sorta di "salario base" e il rafforzamento in via sperimentale, per tre anni, dell'indennità una tantum.

L'una tantum - Nel dettaglio, per i parasubordinati si razzorza l'attuale una tantum. L'idea era quella di puntare ad una mini-Aspi, ma al momento non è possibile. Si parte con una fase sperimentale di tre anni: ad esempio se si lavora per sei mesi come co.co.pro si prenderanno circa 6mila euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi.

Contratto a termine - La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che vengano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (ossia la causale), passa da sei mesi a un anno. Le partite Iva che hanno reddito annuo lordo di almeno 18mila euro, inoltre, sono considerate vere: la circostanza è prevista da un emendamento dei relatori al ddl lavoro presentato in commissione al senato. Al di sopra di questo reddito non saranno valide presunzioni per far scattare l'assunzione.

Misure anti-frode - In arrivo anche misure "antifrode" per garantire l'efficacia delle norme sulla conciliazione prevista nei casi di licenziamento.  L'emendamento del relatori al ddl lavoro, presentato in commissione al Senato, prevede il licenziamento intimato all’esito del procedimento disciplinare produca effetto dal giorno della comunicazione con l’eccezione della maternità e degli infortuni sul lavoro.

Utili delle imprese - I lavoratori potrebbero presto partecipare agli utili e al capitale delle imprese ed essere anche componenti dei Consigli di sorveglianza, come avviene in Germania: il governo legifererà in materia entro nove mesi. Il governo dovrà emanare uno o più decreti legislativi "finalizzati a favorire le forme di coinvolgimento dei lavoratori nell’impresa, attivate attraverso la stipulazione di un contratto collettivo aziendale e individuale". La legge, inoltre, dovrà prevedere "l’istituzione di organismi congiunti, paritetici o comunque misti" tra azienda e lavoratori. 

Lavoro a chiamata - Sul fronte dei cosidetti "job on call", i lavori a chiamata per gli under 25 e gli over 55, niente restrizioni: è previsto in un emendamento dei relatori presentato in Senato. Per attivare il lavoro a chiamata basterà un sms alla direzione provinciale del lavoro, piuttosto che la "vecchia raccomandata". In arrivo una seconda semplificazione: nel caso di cicli di lavoro basterà un solo messaggio fino a un massimo di 30 giorni.

Il pacchetto - In totale sono 16 gli emendamenti dei relatori, e spaziano dalla flessibilità in entrata all'articolo 18, passando per gli ammortizzatori sociali; dal governo è arrivato un pacchetto contenente 27 propsote. Su alcuni punti intervengono sia i relatori sia l'esecutivo: per esempio nel caso dei ritocchi ai licenziamenti.

Le scadenze - La Commissione Lavoro inizierà a votare gli emendamenti da martedì prossimo, e si è fissata l'obiettivo di "concluedere con giovedì". Nella medesima direzione va anche "l'impegno politico dei partiti della maggioranza a sfoltire democraticamente gli emendamenti", hanno sottolineato i relatori. Il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato per domani, venerdì 11 maggio, alle 18.

 

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  • Liberopensatore1950

    11 Maggio 2012 - 09:09

    Equità vorrebbe che fossero considerati coloro che già l'anno perso o per coloro che hanno lavorato a spizzichi e bocconi, perchè questo è il mercato del lavoro, ed ora sono disoccupati e, per questo, "chi perderà il lavoro", cosa significa? Che chi non sta lavorando se la prende in un piede?

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  • cesare46

    11 Maggio 2012 - 09:09

    L’ITALIA E’ UNA SOLA QUANDO GLI FA’ COMODO. Sono un artigiano del NORD e ho 10 collaboratori. Sarò sintetico ma esplicito: PERCHE’…………oltre alle note agevolazioni, AL SUD l’IMU costa 50 euro e al NORD costa 1.000/2000 euro. AL SUD l’evasione è calcolata al 80% e al NORD il 20%. AL SUD dipendenti di regione 20.000 al NORD 3.000. AL SUD I controlli della G.d.F. sono inesistenti, al NORD con fucile puntato. AL SUD con le nuove norme le assunzioni hanno un bonus del 50% (e il lavoro non c’è). AL NORD non se ne parla. (E il lavoro ci sarebbe) Serve la diminuzione del costo del lavoro, dove i posti di lavoro potrebbero essere incrementati. Un artigiano del NORD con 10 dipendenti non può creare nuovi posti di lavoro al SUD. Le grandi azienda fuggono dal SUD per le note problematiche. Questi contorti, come al solito danno incentivi al SUD, e al NORD ? (una fava) GLI ARTIGIANI DEL NORD NON SONO DI SERIE “B” SE L’ITALIA E’ UNA SOLA I DIRITTI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI. (BASTA CON LA

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  • cesare46

    11 Maggio 2012 - 09:09

    L’ITALIA E’ UNA SOLA QUANDO GLI FA’ COMODO. Sono un artigiano del NORD e ho 10 collaboratori. Sarò sintetico ma esplicito: PERCHE’…………oltre alle note agevolazioni, AL SUD l’IMU costa 50 euro e al NORD costa 1.000/2000 euro. AL SUD l’evasione è calcolata al 80% e al NORD il 20%. AL SUD dipendenti di regione 20.000 al NORD 3.000. AL SUD I controlli della G.d.F. sono inesistenti, al NORD con fucile puntato. AL SUD con le nuove norme le assunzioni hanno un bonus del 50% (e il lavoro non c’è). AL NORD non se ne parla. (E il lavoro ci sarebbe) Serve la diminuzione del costo del lavoro, dove i posti di lavoro potrebbero essere incrementati. Un artigiano del NORD con 10 dipendenti non può creare nuovi posti di lavoro al SUD. Le grandi azienda fuggono dal SUD per le note problematiche. Questi contorti, come al solito danno incentivi al SUD, e al NORD ? (una fava) GLI ARTIGIANI DEL NORD NON SONO DI SERIE “B” SE L’ITALIA E’ UNA SOLA I DIRITTI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI. (BASTA CON LA

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  • piero49

    11 Maggio 2012 - 07:07

    sono andato in pensione dopo 38 anni di fabbrica,probabilmente non ho capito mai niente, ai miei 3 figli ora tutti laureati,di cui 1 vive e lavora in USA da 10 anni,quando dicevano che erano stanchi e stressati,niente bacetti o coccole,ordine e disciplina, "in ardua virtus". Sono convinto che ogni qual volta aiutiamo un figlio,lo abbiamo impoverito,gli abbiamo tolto lo sforzo,il sacrificio,la lotta per riuscire ed al contempo ci impoveriamo di piu' noi vecchietti pensionati, costretti a tirare la cinghi finche' morte non sopravvenga. Elsa ha fatto 2 danni;1-da soldi a chi di lavorare non interessa punto. 2-impoverisce ancora di piu' chi di sacrifici ne ha gia' fatti molti.

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