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La spending review

Alla fine cancellate 60 province
Ma dall'Iva non ci salviamo

Nella notte un CdM tesissimo. Dopo il "balletto", istituite le città metropolitane. L'imposta sale nel 2013. Tagli alla sanità

Mario Monti

 

Il via libera al dl sulla spending review è arrivato nella notte tra giovedì e venerdì, al termine di un Consiglio dei ministri fiume, durato oltre sette ore, e dove non sono mancate le tensioni. Il premier, Mario Monti, avrebbe sbottato coi suoi ministri: "Non posso accettare veti". Le tensioni innescate dal testo sono molteplici: il professore ha contro le Regioni, i sindacati ma anche diversi ministri (su tutti Balduzzi, Sanità, e Patroni Griffi, pubblica amministarzione). Nella notte, però, un compromesso è stato trovato: sono stati approvati interventi per la riduzione della spesa pubblica che consentiranno risparmi per lo Stato per complessivi 26 miliardi in tre anni: 4,5 miliardi per il 2012, 10,5 per il 2013 e 11 miliardi per il 2014. Il governo ha usato la scure sui dipendenti pubblici, mentre dopo il balletto della vigilia ha introdotto il taglio delle province. Monti, in una conferenza stampa convocata a notte fonda, ha spiegato che quelli adottati "non sono  tagli lineari, abbiamo esplorato la spesa della Pubblica Amministrazione". Il decreto, ha aggiunto, "verrà pubblicato oggi, venerdì 6 luglio, in Gazzetta Ufficiale". Ecco i principali provvedimenti di spending review ("E' stato esaminato un totale di 61 miliardi di spesa per bene e servizi che non esauriscono tutta la spesa e riguardano la spesa di regioni, province, comuni, università, enti di ricerca, ministeri, enti pubblici non territoriali", aveva spiegato il super Commissario, Enrico Bondi).

Province dimezzate - Come detto, "c'è anche il taglio delle province": l'annuncio ufficiale è arrivato da Antonio Catricalà, sottosegretario della presidenza del Consiglio, poco prima della conferenza stampa di Monti. Per quel che riguarda le province, viene prevista la riduzione e l’accorpamento, con l'obiettivo di dimezzare il numero attuale. La riduzione avverrà - si legge in una nota di Palazzo Chigi - sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione. La definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione sarà completata entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con apposito provvedimento del Consiglio dei Ministri. "Entro l’1 gennaio 2014 vengono istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria", recita una nota del CdM. All’accorpamento e riduzione si giunge attraverso una procedura che vede il ruolo attivo degli Enti territoriali. Il Governo trasmette al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, la propria deliberazione con i criteri. Successivamente, ogni Consiglio approva il piano di riduzione entro 40 giorni. Entro la fine dell’anno sarà completato il piano di accorpamenti. I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province che "restano in vita" avranno le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade). In attuazione del decreto "Salva Italia", vengono devolute ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle province.

Trasferimenti alle regioni - Per quel che concerne le regioni, si riducono di 700 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo di euro dal 2013 i trasferimenti dello Stato a quelle a statuto ordinario,  escludendo dalla riduzione le risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale. "La ripartizione tra le Regioni di tale riduzione - si legge nella nota di Palazzo Chigi - sarà determinata dalla Conferenza Stato-Regioni, considerando la virtuosità e gli eccessi di spesa di ciascuna Regione rilevati dal commissario straordinario per la spesa pubblica, Enrico Bondi".   Per i Comuni la riduzione è pari a 500 milioni di euro per il 2012 e 2 miliardi di euro dal 2013. Per le Province la riduzione è di 500 milioni di euro per quest’anno e 1 miliardo di euro dal 2013. 

No al blocco delle tariffe - Dal testo sulla spending review salta il blocco dell tariffe di luce, gas, acqua e trasporti fino al 2013. Nella precedente bozza il provvedimento era presente, ma in Consiglio dei Ministri ha prevalso la linea del ministro Corrado Passera, contrario al blocco delle tariffe perché avrebbe danneggiato le utility quotate in Borsa.

Sanità - Per quanto riguarda la sanità nel decreto sulla spending review si è deciso di concentrare gli sforzi per una riduzione dei costi su 4 capitoli di spesa: condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi, spesa per i farmaci, spesa per dispositivi medici e acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati. Questo perchè l’analisi della spesa sanitaria delle diverse Regioni, delle singole Aziende sanitarie locali e ospedaliere ha evidenziato una notevole variabilità dei costi sostenuti. Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha sottolineato che si prevede una razionalizzazione della rete ospedaliera. Sulle condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi, si prevede anzitutto la rideterminazione degli importi e delle prestazioni previsti nei singoli contratti di fornitura nella misura del 5%, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge e per tutta la durata del contratto. Tale misura straordinaria - finalizzata ad anticipare già nel 2012 le misure sui beni e servizi previste dal decreto legge n. 98 del 2011 - produrrà pienamenti i suoi effetti a decorrere dal 2013 e sarà basata sull'obbligo per le centrali di acquisto di tenere conto dei nuovi contratti dei prezzi di riferimento che via via l’Autorità di controllo sui contratti pubblici renderà noti e disponibili. Per i contratti già stipulati è prevista invece una rinegoziazione tra Azienda sanitaria e fornitori, oppure la possibilità di recesso da parte della struttura pubblica, nel caso di significativi scostamenti (20%) tra i prezzi in vigore e quello di riferimento (in deroga all’articolo 1171 del Codice civile). Per la spesa per i farmaci per il 2012 è previsto un aumento dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Lo sconto passa, per le farmacie, da 1,82% a 3,85% ed è variabile, a partire dall’entrata in vigore del decreto, per il 2012, 2013, e 2014. 

Dipendenti pubblici - Cala la mannaia sul settore pubblico: "E' stato esteso l’approccio già introdotto due settimane fa per la Presidenza del Consiglio e per il ministero delle Finanze di riduzione delle piante organiche: nel complesso del 20% per la dirigenza e del 10% per altri livelli, con la possibiltà di compensazioni tra diversi livelli di amministrazioni", ha spiegato il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nella conferenza stampa che ha seguito il Consiglio dei Ministri.

Esodati - Grazie al risparmio ottenuto dalla spending review "sarà possibile estendere la clausola di salvaguardia in materia pensionistica prevista dal decreto legge Salva Italia ad altri 55.000 soggetti, anche se maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011", ha reso noto un comunicato di Palazzo Chigi, in cui si precisa che "complessivamente, l'importo a favore dei lavoratori salvaguardati è di 1,2 miliardi, a partire dal 2014".

Iva - Viene infine rimandato l'aumento dell'Iva. Il decreto legge  sulla spending review consentirà di non aumentare l’Iva nell’ultimo trimestre 2012 e nel primo semestre 2013, ha spiegato il premier Mario Monti. "Siamo riusciti a sterilizzare l’aumento dell’Iva, l’obiettivo è di riuscire a farlo sparire e quindi di riuscire a trovare nelle prossime misure altri 6 miliardi", ha aggiunto il viceministro Grilli.

 

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Commenti all'articolo

  • giulioscigliano

    07 Luglio 2012 - 06:06

    Solo in Italia un ministro può dire impunemente che il blocco delle tariffe danneggerebbe le utilities quotate in borsa. E' l'ennesima dimostrazione che governi di sinistra, di destra, e di tecnici hanno come obiettivo primario la difesa delle lobbies. Noi cittadini non siamo quotati in borsa, e serviamo solo per essere tosati. Siamo talmente considerati da essere definiti "parco buoi" dagli operatori finanziari, ed i fatti dimostrano che i politici ci considerano ancora peggio. Oggi il petrolio costa 80 dollari, contro i 150 di qualche anno fa: nonostante ciò le tariffe sono praticamente raddoppiate, ed il nostro ministro si intenerisce nei riguardi di chi sta facendo soldi a palate affamando la Nazione. Bravo, bravissimi tutti, complimenti per la vostra faccia tosta. Non so se esiste l'aldilà ed un giudizio finale, ma l'idea che per gentaglia simile con un foltissimo pelo sullo stomaco possa essere previsto il perdono mi fa letteralmente incaz....

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  • sirartur

    07 Luglio 2012 - 00:12

    finalmente trovo una persona che la pensa come me

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  • encol

    06 Luglio 2012 - 14:02

    Hai ragione, ci sono province inutili quindi meglio toglierle di torno altre potrebbero essere dei distaccamenti regionali. Chiaramente molto contenuti nel personale e con le mansioni solo necessarie. Es. abbiamo province geograficamente lontane dalla sede regionale se le tagliassimo alla fine la gestione del territorio verrebbe a costare ancora di più. QUINDI IDEA BUONA ma fagliela capire!!!!!

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  • D.P.F.

    06 Luglio 2012 - 14:02

    Ce ne fosse uno che fosse anche parzialmente positivo. Questa è la misura dell'abisso che separa i prof e la Casta da noi gente comune (e che conta ed è indirettamente responsabile siamo noi ad eleggere i ...). Senza entrare nel merito dell'articolo e delle decisioni prese, ma come al solito sono più enunciazioni che altro, sembrano il buon Manzoni "ai posteri l'ardua sentenza", mi salta agli occhi una macroscopica mancanza COSA ACCADE DEI COMUNI ? Giorni fa, ad uno dei soliti giochini televisivi di tardo pomeriggio c'era una signora Sindaco di una comunità di 270 anime circa. Non è l'unico caso, ma anche fossero state 2700 che senso ha l'esistenza di un comune sotto i 50.000 cittadini. In provincia di Pistoia c'è una zona chiamata Val di Nievole, 11 comuni e 120mila abitanti di cui due sopra i 20mila (fonte Wikipedia). Ditemi che senso ha se non il divide et impera attuato dalle sinistre per accaparrarsi posizioni dalle quali elargire, ai kompagni, e mantenere il potere.

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