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Fisco, imprese e misure anti-Casta: il piano anti-crisi di Monti

Il premier ha 70 giorni effettivi per completare le riforme, dalla crescita di Passera ai tagli agli sprechi: ce la farà?
Fisco, imprese e misure anti-Casta: il piano anti-crisi di Monti

Un cantiere aperto, da chiudere in fretta. Mario Monti ha ancora molto da fare e il tempo scarseggia: fino al giorno in cui il presidente Napolitano scioglierà le camere (gennaio, febbraio al massimo) il governo più contare su 60, 70 sedute parlamentari. Le cassandre delle agenzie di rating si sono trasformate in auspici benauguranti, Moody's arriva a dire che l'Italia uscirà dalla crisi nel 2013. Bene, ma l'ottimismo non può essere di casa a Palazzo Chigi, perché la conditio sine qua non per centrare l'obiettivo è finire il lavoro, centrare tutte le riforme programmate. E allora le parole chiave del premier per il prossimo autunno sono poche ma impegnative: crescita, fisco, misure anti-Casta.

Giovani e imprese - Al Meeting di Rimini Monti ha avvertito: il 2013 deve essere "l'anno degli investimenti in capitale umano, il paese deve scommettere sui propri giovani, sulle loro competenze, sui loro talenti". Ed ecco allora, come sottolinea Fabio Martini su La Stampa, tutta una serie di stimoli per gli under 30, quella che pomposamente in ambiti governativi definiscono la "rivoluzione del merito". Si prevedono modifiche alle università e all'istruzione, nuovo accordi tra scuole e imprese e così via. Robe promesse da trent'anni: bisogna farle in una manciata di settimane. Difficile. Così come il secondo piano per la crescita. Tra i ministri di Monti, Corrado Passera sarà quello chiamato al maggiore sforzeo. Il titolare dello Sviluppo dovrà rilanciare l'agenda digitale, l'ambizioso progetto di un "Data center" per le regioni del Sud e le imprese del made in Italy, anticipo dell'estensione della banda larga internet su tutto il paese. E ancora, per le imprese, semplificazioni, facilitazioni per le start up (le aziende appena nate) e sportello unico per gli investitori stranieri. Chiude il corposo pacchetto Passera il piano energia, con l'obiettivo di portare la produzione italiana di petrolio a coprire il 20% del nostro fabbisogno, la realizzazione di quattro nuovi rigassificatori e la trasformazione dell'Italia in un vero e proprio hub europeo del gas.

Fisco e catasto - Capitolo tasse: la riforma fiscale è ancora bloccata in Commissione Finanze alla Camera dal 15 giugno. Bisogna accelerare senza che il parlamento stravolga l'obiettivo di un sistema "più equo e trasparente", come invoca Monti. Sul catasto il premier deve procedere alla revisione delle rendite e del valore patrimoniale degli immobili, per poi dare finalmente il via al piano di dismissioni del patrimonio pubblico.

Casta - L'obiettivo imprescindibile, però, è quello di continuare con maggiore forza il piano di riduzione della spesa pubblica, senza incidere sul tessuto sociale (come fatto finora) ma anzi colpendo veramente i buchi neri dell'erario: i privilegi della Casta. Devono diventare realtà i tagli alle Province, evitando che le commissioni regionali annacquino la riforma, e concretizzarsi il tanto chiacchierato "piano Amato" che prevede una riduzione sostanziosa dei contributi ai partiti. Ce n'è abbastanza per una legislatura, ma Monti non ha tempo. A meno che Fitch e Moody's non convincano i partiti che l'Italia uscirà dalla crisi solo e soltanto se seguirà la linea del professore. Meglio se con il professore ancora a Palazzo Chigi.

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Commenti all'articolo

  • carlozani

    22 Agosto 2012 - 18:06

    Se Fitch ha già annunciato che per salvare l'Italia ci vuole Monti per cosa andiamo a votare a fare?Se le elezioni le vincesse un partito non gradito a Fitch o Moody's queste due agenzie di rating cosa faranno?rilascieranno dichiarazioni false o faranno di tutto per far risalire lo spread.In futuro decideranno loro e il popolo sovrano lo prenderà in quel posto. c.Zani

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  • encol

    22 Agosto 2012 - 16:04

    Italia,Spagna,Portogallo,Irlanda e tra non molto Francia sono tutti sulla stessa strada della grecia. La Grecia è stata costretta al fallimento, di fatto è così, per aver gestito la crisi nel modo peggiore possibile. Lo stesso errore del nostro governo uccidendo l'economia reale caricando di tasse le piccole imprese ed il commercio. Costoro sono costretti alla chiusura (esattamente come in Grecia)quindi non producono alcun reddito e logicamente nessun gettito fiscale. Quanto scritto non è una invenzione è la realtà greca che i nuovi ministri italiani possono vedere,verificare e, se capaci, trarne le conclusioni. E'inutile accanirsi su nuove coalizioni di governo, legge elettorale, formule varie e fantasiose, quando l'economia è in coma serve unicamente il coraggio ad esempio di ridurre il debito con l'apporto delle nostre esagerate riserve auree, con l'intervento in partnership dello stato che uscirà a crisi superata. Questo occorre fare il resto, per ora, è fuffa.

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  • vittoriomazzucato

    22 Agosto 2012 - 12:12

    Sono Luca. Quando il Debito Pubblico sarà ridotto di 1000 MLD allora si potrà parlare di essere fuori dalla crisi. Tutto quello che viene detto prima di questo risultato sono chiacchere e bufale. GRAZIE.

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  • ex finiano

    22 Agosto 2012 - 11:11

    Non ci riuscirà mai, anche perchè non è certo una sua precisa volontà: tutti loro fanno parte bene o male della casta! Gaglioffi!!

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