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Mattias Mainiero risponde a Ugo Doci

Io, moderato con molti dubbi elettorali

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Caro Mainiero, pur essendo maggioranza nel Paese, i moderarti riescono sempre a farsi del male da soli. Alla fine, si presentano davanti agli elettori divisi in più rivoli. Riusciranno nella nobile impresa di consegnare l'Italia alla ditta Bersani-Vendola? E alla fine della giostra saremmo sempre noi cittadini a pagare. Che Dio ce la mandi buona, perché al momento non so proprio se andare a votare  e per chi.

Ugo Doci 

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Che i moderati siano maggioranza, caro Doci, è fatto storicamente dimostrato. Altrettanto storicamente dimostrato che i moderati, spesso e non so quanto volentieri, riescano a farsi male da soli meglio di chiunque altro. Ovvio: i moderati non salgono sulle barricate, non accentuano i toni, non chiamano alle guerre sante. I moderati tendono al compromesso, al ragionamento prima che all’azione. A volte, ragionano persino un po’ troppo, facendosi troppi interrogativi e finendo per intrappolarsi nel dubbio. I moderati odiano le verità rivelate e gli ordini che piovono dall’alto, egregio mio questo è il tuo credo, rispettalo e non fiatare. I moderati hanno i loro principi ma, all’occorrenza, tendono ad adattarli alle situazioni particolari, consapevoli che un principio è un principio e come tale ha una validità a priori, ma se quel principio, in quel determinato momento, non è applicabile, si può soprassedere senza che caschi il mondo. Il moderati possono essere rivoluzionari nelle idee (e lo sono stati, in passato, per esempio quando hanno attaccato il potere temporale della Chiesa), ma la loro azione non sarà mai rivoluzionaria. Sarà persino stupido scriverlo, ovviamente tautologico, ripetitivo, ma i moderati sono proprio moderati, non estremisti. Non amano il trasformismo, odiano l’autoritarismo. E tutto ciò ha come logica conseguenza una minora compattezza rispetto ad altri schieramenti (il fascismo, per esempio, o i movimenti di stampo nazionalistico, o il comunismo, o lo stesso socialismo), ideologizzati, radicali e a volte militareschi. Comprender bene che la battaglia corpo a corpo, le masse che si muovono come un uomo solo, il grillismo, anche, la demagogia, il populismo, non sono il loro terreno preferito di battaglia. E purtroppo le campagne elettorali, in Italia e altrove, spesso altro non sono, col rischio che a vincere siano nobili o meno nobili ditte di differente estrazione. Ma noi teniamo duro, vero, caro Doci? Noi siamo moderati. E dobbiamo metterci in testa che siamo anche nati per soffrire.

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