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MATTIAS MAINIERO RISPONDE A VALENTINO CASTRIOTA

Epistolografo o letterista? Dite la vostra

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Caro Dottor Mainiero, leggendo la lettera del Signor Menici sono rimasto  sorpreso perché non sapevo che fossi un suo pensiero da nove anni e sei mesi e non sapevo che sia io che gli altri lettori che scriviamo siamo epistolografi. Anch'io sono juventino. Leccese ma residente a Ischia, perciò, caro Mainiero, anch'io sono un campano, se pur adottato. Quello che mi preoccupa non è tanto il fatto di essere uno epistolografo, quanto invece che non sia un incubo da nove anni e  sei mesi.

Valentino Castriota
Trepuzzi (Lecce)

 

 

Un incubo, caro Castriota? Ma che dice? Se i lettori fossero un incubo, avrei già cambiato mestiere, o sarei finito in manicomio. No. I lettori, per un giornalista, sono l’essenza del mestiere, assieme alle notizie. Senza di loro, saremmo soli e inutili. Che faremmo, ci leggeremmo tra di noi? E immagina lo squallore, la velleità, la tristezza? Noi viviamo di lettori. Chi ha una rubrica di posta più di tutti gli altri giornalisti. E così i lettori diventano compagni di viaggio, i loro nomi entrano nella testa, le loro vite finiscono un po’ per appartenerci. Pensi, a distanza di anni, molti anni, ancora ne ricordo uno in particolare. Si chiamava Beniamino Pontillo, grafia chiara, ordinata, leggermente infantile. Avrò letto migliaia di lettere sue. Ora non c’è più: una crisi cardiaca se lo portò via nel 1994, credo fosse il mese di gennaio. Scoprii che viveva nel dormitorio pubblico di Napoli. Scriveva le sue lettere da una panchina della Posta centrale, in piazza Matteotti. Scriveva a tutti, giornalisti, bambini, persone anziane. Talvolta organizzava persino collette per aiutare chi aveva meno di lui, che aveva un cuore enorme e ferito e nient’altro. E poi c’era la signora Nella, Nella Dobosz, fiumana, anche lei grafia chiara, grande, elegante, marcatamente femminile. E il poeta napoletano-catanese Raffaele Pisani? Potrò mai dimenticarmi di lui? Altro che incubi. Questa è la mia vita. Ed epistolografo, carissimo Valentino, non è una brutta parola: scrittore di epistole. Termine antico, forse un po’ aulico, ma nell’Italia delle chat e gli sms parola nostra. Cicerone fu un epistolografo, come Seneca. Epistolografo anche Balzac, Jean-Louis Guez de Balzac. E Kafka. Potevo usare un altro termine? Forse, ma non so quale. Una volta coniai “letterista”. Faccia lei. E mi faccia sapere: epistolografo o letterista? Se vogliono, anche altri lettori possono dire la loro.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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