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MATTIAS MAINIERO RISPONDE A ENZO BERNASCONI

La classifica dei presidenti italiani

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Caro Mainiero, è sempre difficile stilare una classifica sui presidenti della Repubblica in quanto a poca neutralità, comunque io ci provo: in testa nettamente su tutti ci metto O.L. Scalfaro, secondo G. Napolitano, terzo C. A. Ciampi, quarto G. Leone, quinto F. Cossiga, sesto G. Saragat, settimo S. Pertini e buon ultimo, ma il migliore Antonio Segni. Che ne dice?

Enzo Bernasconi

Varese

Dico che all’elenco mancano tre nomi: De Nicola, Einaudi e Gronchi, i primi tre presidenti. Per completezza converrebbe inserirli. In ogni caso, la sua classifica mi va bene, soprattutto perché in materia non ho specifiche preferenze e perché non credo molto a queste graduatorie di meriti e demeriti presidenziali, chi fu il più imparziale e chi il meno, chi ebbe più polso e chi si lasciò trascinare. Per due motivi. Primo: si tratta di personaggi ed epoche differenti. Con un paragone calcistico: fu più bravo Rivera o Platini, Pelè o Maradona? E come facciamo a dirlo? Il calcio di Pelè, rispetto a quello di Maradona, andava al rallentatore, i campi erano differenti e persino i palloni era diversi. Diverse le scarpette, i preparatori atletici, le tattiche di gioco. I paragoni si possono anche fare, ma tenendo presente che più che altro è un gioco, un divertimento. Secondo motivo: un certo intervento presidenziale, caro Bernasconi, fatto in un certo momento storico ha certe conseguenze. In un altro momento storico, può avere conseguenze completamente differenti, o non averle affatto. Se un presidente della cosiddetta prima Repubblica avesse nominato quattro senatori a vita tutti di sinistra forse non avrebbe alterato nulla. Ovvio: i quattro emeriti erano di sinistra, ma la sinistra di allora era variegata e affollata dai partiti, alcuni dei quali anche in feroce disaccordo fra loro. Oggi è l’epoca del bipolarismo, e nominarne quattro tutti di un certo schieramento o comunque intellettualmente legati a quello schieramento significa sottrarne quattro all’altro schieramento. La differenza si vedrà, fino in fondo. Ultima considerazione: Scalfaro e gli altri, nel bene e nel male, appartengono alla storia. Napolitano al presente. In altri termini: i quattro emeriti ora sono stati nominati. E noi dobbiamo tenerceli. E pagarli pure. Nella speranza che i giochi e le nomine di Palazzo non interferiscano molto con la volontà popolare. La qual cosa, come abbiamo visto, è solo una pia illusione. Però, non cambi la classifica. Qualcuno potrebbe offendersi.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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