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MATTIAS MAINIERO RISPONDE A LUIGI FASSONE

Com’è bello guidare tra un fischio e un piccione

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Caro Dottor Mainiero, il futuro dell’automobile sembra essere orientato verso due tipologie: le auto elettriche e quelle senza conducente. Meglio ancora se queste due caratteristiche si fondono. Il primo esperimento di libera circolazione in Europa dovrebbe avvenire nel centro di Milton Keynes,paesino a 80 km da Londra. Sant’Iddio,ci vogliono togliere perfino la gioia di guidare…

Luigi Fassone

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La gioia di guidare, caro Fassone? Intende dire accendere l’auto, ingranare la marcia, accelerare, far salire il motore di giri, sterzare? Si riferisce forse all’ebbrezza della velocità? Giornata tipica di un automobilista abitante in una qualsiasi città italiana di grandi, medie e anche piccole dimensioni: si accende l’auto, si ingrana la marcia e si rimane impalati in fila. Se c’è una manifestazione, un corteo, una protesta qualsiasi (e in certe città le proteste sono quasi quotidiane) l’impalamento può durare anche mezza giornata. Se si apre un varco e ci si infila, la cosa più probabile da sentire, oltre alla malaparola dell’automobilista vicino di fila, è il fischio del vigile urbano, foriero di una bella raccomandata con una bellissima richiesta di danaro. Una gioia enorme, può immaginare. Dimenticavo le marce. La quarta e la quinta, dicono gli appassionati, sono da goduria. Peccato che l’afrodisiaco sia usufruibile non più di due o tre volte al giorno, di solito in ore notturne. E peccato che si sia usciti per andare in farmacia a comprare un antidolorifico. In contenibile gioia, gentile Fassone, è quella di non riuscire a parcheggiare l’auto e cominciare a girare in tondo e girare e girare ancora fin quando, scovato un angolino remoto, bisogna contenderselo a suon di “c ‘ero prima io” con tre o quattro altri automobilisti che puntualmente c’erano prima di noi, o almeno così sono pronti a giurare. Somma gioia, a fine giornata, ritrovare l’auto sommersa dalle cacche dei piccioni, che in città vivono come in un’oasi del Wwf. Sommerso pure, sotto il tergicristallo, l’avviso che ci informa che sul serio c’eravamo prima noi. Ma c’era anche il divieto di sosta, ovviamente nascosto dalle fronde dell’albero che il Comune di Roma (sindaco Marino, mi raccomando, lo dica ai giardinieri) non taglia non si sa bene se per fare un dispetto all’automobilista o per non indispettire il piccione che scacazza a più non posso. Ma sì, la gioia di guidare. Al Luna Park, con le macchinine dell’autoscontro.

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