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Alle urne con una magra soddisfazione

A tu per tu - Mattias Mainiero risponde a Umberto Brusco

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Alle urne con una magra soddisfazione
Caro Mainiero, probabilmente presto si andrà a votare. Una soddisfazione vedere parecchi onorevoli tornarsene a casa senza aver compiuto i cinque anni di mandato e quindi senza pensione futura. La seconda sarà vedere che razza di governo potrà uscire dalle elezioni. Con Silvio o senza Silvio non penso a grossi cambiamenti ma ai soliti apparentamenti ed intrallazzi.
Umberto Brusco
Bardolino (Vr)

Proprio sicuro, caro Brusco, che si andrà a votare? Sicuro, soprattutto, che tutto sarà così semplice e lineare? Se così fosse, l’Italia avrebbe risolto gran parte dei suoi problemi: il governo si dimette, vengono indette nuove elezioni, i cittadini vanno alle urne e, in tempi abbastanza rapidi, nasce un nuovo governo che comincia a governare e a fare ciò che deve fare nell’interesse del Paese. Naturalmente, non tutto verrà fatto nel migliore dei modi, ci sarà qualche errore, qualche inevitabile intoppo. Ma si andrà avanti, velocemente e chiaramente. Noi tutti riacquisteremmo un po’ di tranquillità, i mercati avrebbero qualche certezza in più, la crisi, grave ed europea, farebbe meno paura. Ma in Italia le cose non funzionano così: il governo si dimette, il pallino passa nelle mani del presidente della Repubblica, il presidente avvia le consultazioni, i partiti litigano fra loro, chi la vuole cotta e chi cruda. Di Pietro preme per le elezioni però potrebbe anche cambiare idea. Il Pd è collaborativo ma cosa sul serio gli frulli in testa nessuno lo sa, forse addirittura non gli frulla nulla. Anche la Lega è per le elezioni, ma al suo interno non tutti la pensano allo stesso modo. Berlusconi avvia le primarie. Alla fine il presidente della Repubblica constata che l’unica via è il voto. Campagna elettorale, litigi micidiali. In altri Paesi non ci sarebbero dubbi: o vince uno o vince l’altro, ognuno con la sua linea, forse discutibile ma chiara. L’Italia è terra di ulivi geneticamente modificati, un po’ ulivi, un po’ margherite, un po’ querce e girasoli. Il giardino botanico è anche il giardino delle streghe e dei pastrocchi. Le promesse si sprecano, come i dubbi sul futuro, sulla realizzabilità dei programmi. Casini non aiuta a fare chiarezza, sta con l’uno o forse con l’altro e soprattutto con se stesso. Un calvario. Con la soddisfazione che alcuni se ne andranno a casa. Magra soddisfazione, molto magra.
mattias.mainiero@libero-news.eu

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Commenti all'articolo

  • ADM

    25 Novembre 2011 - 09:09

    Un cane da caccia che aveva catturato una lepre, un momento la mordeva e un momento le leccava il muso. " Ehi, tu ", gli disse, sfinita, la lepre, "o smettila di mordermi o smettila di baciarmi, ch'io possa capire se sei per me un amico o un nemico ". Favola adatta... per l'uomo... fantasma !

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