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Lo spread vola? Anche colpa di un apostrofo

Mattias Mainiero risponde a Gianfranco Mattiello

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Lo spread vola? Anche colpa di un apostrofo

 

Egregio Mainiero, mi riferisco alla lettera a proposito del “qual’è” di Saviano. Mi par di ricordare che alle elementari mi avevano insegnato che l’apostrofo significa che la vocale finale è stata eliminata. Quindi, da “quale è” si passa a “qual’è”. Adesso cambia tutto. Non è che io voglia difendere Saviano, ma, ad esempio, quando scrivo “all’alba” questo significa “alla alba” ed io elimino la “a” finale di “alla” perché la pronuncia è più gradevole. Mi sa dire dove sbaglio?
Gianfranco Mattiello
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Lo sbaglio è pensare che la conoscenza della lingua italiana possa essere un optional per gli italiani. Non mi riferisco al suo caso specifico. Mi riferisco alle migliaia di insegnanti e genitori, forse milioni di insegnanti e genitori, che hanno condotto una vera e propria guerra contro quello che veniva definito nozionismo, e nozionismo spesso non era. Mi riferisco alle matite rosse e blu scomparse dalla scuola perché potevano essere dannose per l’equilibrio degli alunni. Scrive un lettore: «Se le mie reminiscenze non mi ingannano l’errore è dovuto al fatto che il sostantivo a cui si riferisce l’aggettivo “quale” è di genere maschile. Se fosse stato di genere femminile, l’apostrofo non sarebbe stato un errore. Non posso scrivere “un’insegnante valido” ma posso scrivere “un’insegnante valida”». C’è un po’ di confusione. Dunque: qual è, anche se Saviano non è d’accordo, si scrive senza apostrofo perché ci troviamo di fronte ad una parola tronca e non elisa. Regoletta: «Se una parola privata della vocale o della sillaba finale può stare davanti ad un’altra parola che inizia con consonante, è una parola tronca e non vuole l’apostrofo, neanche davanti a vocale. Quindi: tal uomo (perché posso dire: la tal donna ecc.), buon uomo (perché posso dire: buon pranzo), e anche: qual è (perché posso dire: qual buon vento)». Tutto qui. E ora pensi ad un medico che conosce l’anatomia così come molti italiani conoscono l’italiano. Devastante per la nostra salute. O devastante per un Paese che una volta giustificava gli errori perché tollerante e oggi li giustifica perché neppure sa che sono errori, nel pubblico e nel privato, con la democrazia e con i governi tecnici, a scuola e in politica. E lo spread vola e le manovre si accavallano (sembra incredibile ma è così) anche per colpa del “qual è” e di una classe dirigente sempre più approssimativa. E a noi non resta che prenderne atto, non certo con soddisfazione.
mattias.mainiero@libero-news.eu

Mi è piaciuta la Sua risposta di oggi a prposito di "qual'è". Allora perchè non iniziare a redarguire tutti quei conduttori televisivi e tutti i politici e non politici che vengono invitati in tv a rispodere e pontificare. Tutti costoro, ma proprio tutti, non conoscono l'aggettivo grande, che sembra scomparso dalla lingua italiana. Tutto è grosso. Eppure come suono grande sembra più leggero, più gentile, almeno al mio orecchio. Si può dire bene, va bene, sta bene, perfetto, d'accordo, tutte parole bellissime, dal significato preciso, ma no bisogna dire o.k. Si potrebbe aprire sul giornale una finestra ad hoc per cogliere ogni errore e così l'occasione per trattare di italiano corretto. E la pronuncia delle lingue straniere? Non c'è conduttore tv che pronunci bene una parola tedesca. Se sta scritto eu essi leggono eu non sapendo che si pronuncia oi e se sta scritto ei leggono ei non volendo sapere che si pronuncia ai e che se sta scritto tsch si deve leggere c dolce. Dico non volendo perchè, dato il mestiere, potrebbero almeno prepararsi, informarsi. Insomma studiarsi quattro regole di pronuncia. Ma cosa ci vuole a sapere che c in slavo equivale a zeta dura e non a k, che v davanti a consonante si legge u?
Santo Valente
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A proposito dell'apostrofo e dei problemi ad esso correlati, credo che se si usasse la stessa pignoleria per difendere la lingua italiana dagli esterismi, che si trovano da decenni su giornali e telegiornali, la lingua ne trarrebbe ancora più beneficio. Per esempio, la parola spread andrebbe scritta in corsivo se si vuole che venga pronunciata all'inglese; viceversa va scritta spred. Da un lato, l'uso burocratico e paternalistico delle regole per intimidire il prossimo, dall'altro una totale anomia nella difesa della lingua italiana. Mi viene subito in mente il balcooning del Tg1 dell'estate scorsa e il più recente enforcement di Monti della settimana scorsa (in quest'ultimo caso emblematico del vuoto di contenuti dell'offerta di proposte del governo).
Nicola Francesco Leonardo
e.mail

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal alcune banche starebbero organizzandosi per essere nuovamente in grado di fare transazioni in lire, dracme e escudos. Chiaro segno che tra non molto l'euro potrebbe essere un lontano ricordo, neppure piacevole. Gradirei un commento da parte di chi nell'ultimo anno ha fatto di tutto per convincerci che si doveva salvare l'euro a tutti i costi. Una tattica suicida che ricorda molto quella adottata dal governatore della Banca d'Italia Ciampi, il non sganciare la lira dallo Sme ci costò la bellezza di 70mila miliardi di lire. Come premio lo nominarono presidente della repubblica. Suggerisco di mettere nelle mani di questi personaggi tanti euro, da usare quando l'Italia sarà tornata alla lira e nessuno accetterà pagamenti in quella valuta. Chissà che capiscano cosa significa fare esperimenti economici sulle spalle della povera gente.
Oscar Bravopapa
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È facile, tremendamente facile parlare di orgoglio e di concetti come la coesione nazionale quando si ha la pancia piena e non si hanno problemi a far quadrare i conti personali. Il presidente del consiglio ombra, travestito da presidente della Repubblica, dimentica che non si può andare a fare la spesa pagando con l'orgoglio, a meno che egli abbia seriamente intenzione di far uscire l'Italia  dall'euro (sarebbe anche ora) e di introdurre banconote di vari tagli denominate in quella nuova valuta.
Vito Parcher
Chiusa (Bolzano)

Il ministero delle Finanze è pronto a partire e tra non molto inizierà a macinare tutti i dati bancari attraverso il megacomputer capace di fare 22mila operazioni al secondo. Prima cosa: sarebbe il caso di capire quanto è costato lo scherzo visto che sono soldi nostri e magari un domani poter capire quanto sarà il ritorno economico a fronte di quell'investimento. Secondo punto molto importante: qualcuno si è divertito a infilare proiettili o bombe artigianali all'interno di buste spedite per posta, ci potrebbe essere qualcun altro più tecnologico capace di ridurre ad un ammasso di ferraglia quel groviglio di transistor. Potrebbero essere semplici hacker ma potrebbero anche essere personaggi in grado di sviluppare una E-Bomb. Si tratta di un ordigno economico ormai alla portata di molti ingegneri, del costo tutto sommato contenuto, realizzabile con materiali commerciali, capace di investire con un uragano di microonde della potenza di almeno 35 MW (l'equivalente di 50000 forni a microonde accesi tutti assieme) qualsiasi dispositivo elettronico nelle vicinanze, rendendolo inutilizzabile.
Randall J. Wilkins
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Commenti all'articolo

  • ADM

    28 Dicembre 2011 - 14:02

    Non vorrei... che fosse il fantasmino...in possesso della sua libertà...che risponde... ma sono anche, altrettanto certa, che sulla Rubrica, nessuno risponde senza il suo O.K. !!! Bene, la ringrazio, non mi sento...nel bidone...come in " Finale di partita"! ...QUAL E'... la causa di tal benevolenza?? ...Aspetto...domani...la soluzione...del quesito ! Grazie. A. De Matthias

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  • ADM

    28 Dicembre 2011 - 14:02

    Accetta?... Pensi, nel mondo, quanti "numeri primi"...esistono!!! Per ...uccidere, odiare...amare...per i delitti più efferati...e per l'amore e il sacrificio più esaltante e sublime ! Il giornalista, è Lei, aggiunga...il resto ! Io, sono solo una profana della penna. So...che...cestina...ma, io, ho scritto! Questa è, l'unica mia forza... Grazie. A. De Matthias

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