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La cravatta rossa di Napolitano

Mattias Mainiero risponde a Carlo Iserni

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La cravatta rossa di Napolitano

Caro Mainiero, una domanda rapida: cosa ne pensa della cravatta rossa esibita da Giorgio Napolitano durante il messaggio di fine anno?
Carlo Iserni
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Un bel cazzotto negli occhi. Perché quello era il messaggio di fine anno e una cravatta più sobria, più vicina alle tradizioni presidenziali, non avrebbe guastato. Perché il capo dello Stato non è più un giovincello e dopo una certa età, oltretutto con una giacca blu e una camicia azzurra, sarebbe stato preferibile un capo differente, magari una classica cravatta Regimental, pacata e rassicurante. E anche perché quel colore rimanda troppo agli anni giovanili (e non solo giovanili) di Napolitano che mal si addicono con un presidente che è di tutti e non solo di una parte politica. Dispiace dirlo, perché parliamo di un distinto signore molto attento ai particolari e alla forma (che talvolta è anche sostanza), ma Napolitano ha sbagliato. Scelta discutibile, come discutibile è stato l’intero discorso. Voleva essere rassicurante, il presidente. Chiaro, netto nell’elencare le difficoltà italiane, ma tranquillizzante. Per questo, probabilmente, s’è seduto un po’ di sbieco. Posizione conviviale, amichevole. Ha gesticolato molto, e non perché sia napoletano (quella dell’eccessiva gestualità dei napoletani è una fesseria, gli imbalsamati inglesi gesticolano molto di più): perché voleva sottolineare meglio certi passaggi del messaggio, trasformare il discorso da presidenziale a salottiero, spogliarlo dell’enfasi quirinalizia. Ci stava quasi riuscendo. Poi la caduta, il flop. Come la cravatta. L’Italia, dice Napolitano, “può e deve farcela”. E questo sarebbe un discorso rassicurante, distensivo, incoraggiante? Se uno vuole essere tranquillizzante, dice semplicemente: “l’Italia ce la farà”. Ce la farà. Punto e basta. “Può farcela” lascia la porta aperta al dubbio, che è esattamente ciò che non si deve fare per infondere ottimismo. Peccato. Per la cravatta. E soprattutto per il resto. Presidente, senza offesa: lei non è un bambino, lei sa, lei ha esperienza. E ha usato e continua a usare quelle due parole: “può farcela”, sottolineando che non tutto è scontato, che molto dipende dal comportamento dei politici e anche degli italiani. Lei mette le mani avanti. E, facendolo, dà l’impressione di non escludere nuovi sacrifici. Altri sacrifici per gli italiani che ce la faranno. Il suo discorso è stato anche un po’ ingiusto.
mattias.mainiero@libero-news.eu

 

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Commenti all'articolo

  • fabmarri

    02 Gennaio 2012 - 17:05

    Le suggerisco a proposito qualche verso di Ludovico Ariosto relativo agli adulatori dei signori Estensi di allora: Pazzo chi al suo signor contradir vole, se ben dicesse c’ha veduto il giorno pieno di stelle e a mezzanotte il sole. O ch’egli lodi, o voglia altrui far scorno, di varie voci subito un concento s’ode accordar di quanti n’ha dintorno; e chi non ha per umiltà ardimento la bocca aprir, con tutto il viso applaude e par che voglia dir: «anch’io consento».

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  • ADM

    02 Gennaio 2012 - 13:01

    Magari, si fosse trattato solo di cravatta rossa! Il ..rosso in fondo...porta bene...a fine anno !! Chi lo desidera...indossa qualcosa di rosso ...come augurio, segno di buona fortuna, per l'anno che verrà!!! Ma è stato il suo inutile discorso...che non ha funzionato!! Parole vuote, sempre le stesse, che abbiamo imparato a memoria, parole suonate...come un insulto...Ma che cosa aspettarci...da un vecchio comunista "duro e puro" ??Non è mai stato uomo che rifugge dagli "eccessi"...o dagli opposti estremismi. ...è sempre stato...cauto.. ma...solo cauto...Il piacevole conversatore, aperto a tutto e a tutti, che vuole o vorrebbe apparire...è solo un mistificatore...se non tace, diventa insopportabile, se non si controlla e sa controllarsi...sarebbe insopportabile...e quando si controlla all'eccesso...risulta affetto ancor di più da "aurea mediocritas". Grazie. A. De Matthias

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