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Cari Professori liberalizzate anche la vostra casa

Mattias Mainiero risponde a Stefano Conzadori

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Cari Professori liberalizzate anche la vostra casa

Caro dottore, le parlo dalla parte di un giovane laureando che nel frattempo è riuscito a crearsi una solida attività economica. Il problema di questo Paese è non dare fiducia ai giovani. Noi, anche se con poca esperienza, siamo in grado di portare aria di cambiamento. Bisognerebbe partire dalla modernizzazione del sistema universitario che deve interagire di più con le imprese. Non pensa che un primo passo per crescere sia puntare su ciò che ci ha contraddistinto per molti anni, cioè la qualità e le idee di noi giovani?
Stefano Conzadori
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Ovviamente sì. Ma qualità e idee sono due belle parole che da sole servono a ben poco. Ci sono giovani capaci, preparati e innovativi. Poi arriva un tizio o arrivano due tizi o mille tizi o un’intera società, un sistema opaco, a volte marcio, che vive di appiattimento, piccoli e grandi intrallazzi, favoritismi e nepotismi, e taglia loro le gambe. E qualità e idee svaniscono nel nulla. Siamo alle solite: c’è bisogno, innanzitutto, di serietà e correttezza, di un Paese dove il merito non sia la prostituzione intellettuale o l’appartenenza a questa o quella casta ma la preparazione. Oggi laurearsi nel migliore ateneo italiano o nel peggiore è la stessa, identica cosa. Sono tutti dottori, un po’ più dottore chi ha la raccomandazione, la conoscenza, il padre o lo zio giusto. Ci sono famiglie che si dissanguano per dare un futuro ai figli e farli studiare laddove si studia meglio. E c’è uno Stato che attribuisce lo stesso valore alla laurea conseguita a Milano o Roma e a quella rubacchiata a Canicattì. Le sembra giusto, intelligente, premiante? Secondo me, è una follia nata con le migliori intenzioni (la ricerca dell’uguaglianza sociale) e trasformatasi in un cappio al collo per i giovani e per il Paese che avrebbero molte più possibilità di riscatto se gli atenei fossero liberi. E libertà non è quel facsimile di modernizzazione previsto dal governo Monti, con maggiori risorse agli atenei considerati migliori in base ad una graduatoria stilata di fatto all'interno degli stessi atenei. Significa che chi studia di più e meglio non sarà più messo alla stessa altezza di chi studia di meno e peggio. E dunque la prima cosa da fare è abolire il cosiddetto valore legale del titolo di studio a favore del valore reale. Ed è questa la cosa che il governo dei professori e dei liberalizzatori non ha fatto. Cosa incredibile, ma comprensibile, nel Paese in cui la logica vincente rimane quella del cane che non mangia cane. La vedo dura, per i giovani, molto dura.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • ADM

    24 Gennaio 2012 - 12:12

    Sempre a proposito di Governo. I "congressi" di questi specialisti...sono semplicemente...dei banchetti, dove si discutono o si dovrebbero discutere argomenti vitali per il paese. Ma, queste tavole rotonde, mi sembra siano destinate, finito il dibattito e le parole al vento...basta vedere che cosa succede anche in questi giorni, a trasformarsi solo...in tavole imbandite...di sciocchezze e d'aria fritta...il piatto del giorno. un nuovo piatto...dai sapori incerti...e assai discutibile ! Grazie. A. De Matthias

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