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La fiaccola s’è spenta: meglio così

Mattias Mainiero risponde a Alessandro Rossi Macerata

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La fiaccola s’è spenta: meglio così

Un’altra brutta notizia: Roma non ospiterà le Olimpiadi. E così sfuma un altro sogno. Ma i nostri incubi quando finiranno?
Alessandro Rossi Macerata
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Ma allora, caro Rossi Macerata, la crisi (spread, prelievi, Imu, accise) non ci ha insegnato proprio nulla? Ricapitolando: siamo con le pezze al sedere. A torto o a ragione, le agenzie di rating ci declassano. I mercati ci spernacchiano. L’Europa è latte e miele con Monti, ma sotto sotto ci guarda ancora con una certa diffidenza. Se arriva il vento siberiano, finiamo congelati e in un mare di guai. Idem se arriva un venticello solo un po’ più frizzante del solito. Se cadono quattro fiocchi di neve, persino nelle città più grandi e meglio attrezzate (metropoli, non paesini di campagna) succede il finimondo. La situazione è questa: pressappochismo, infrastrutture inadeguate, incapacità dilagante. E in questa situazione lei pensa che il Paese possa permettersi di spendere, perché è di questo che parliamo, quasi 10 miliardi di euro (di cui 4,7 con fondi pubblici) per creare 170 mila posti nell’arco di 14 anni e per far crescere il Pil, sempre nell’arco di 14 anni, dell’1,4 per cento? Pensa che possiamo permetterci il solito corollario di appalti dubbi, faraonici progetti non realizzati, ruberie, inchieste e processi che non verranno mai fatti con la consapevolezza che comunque qualcuno si è arricchito alle nostre spalle? Un’altra figuraccia mondiale? Le Olimpiadi sono una vetrina, una passerella. Ma sulle passerelle, quando c’è da sfilare e da mettere in mostra abiti di gran moda, non si mandano signorine dalle strane fattezze, bassine, grassottelle e forse anche foruncolose, con i jeans comprati al mercato e una maglietta da pochi euro. Si mandano le modelle, fior di ragazze che fanno sgranare gli occhi. E se le modelle non ci sono o costano troppo, le sfilate non si fanno. Si prende atto che gli abiti sono quelli che sono, il portamento è quello che è e si resta a casa, smettendola finalmente di vivere al di sopra delle proprie possibilità e di fare sogni che inevitabilmente diventeranno incubi. Perché i conti, anche questi conti qui, alla fine li pagheremo noi, lei, io, noi popolo dell’Imu e delle accise. E allora meglio spegnere quella fiaccola prima che la fiamma bruci quel po’ di vestiti , e anche di dignità nazionale, che ci sono rimasti addosso. Buona notizia, caro mio. Ottima notizia.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • ADM

    15 Febbraio 2012 - 15:03

    ...quando i sogni non muoiono all'alba e continuano...e aggiungo...e i "castelli" in aria hanno un costo troppo alto per mantenerli, perchè se i soldi non ci sono crollano!...Ho temuto fino all'ultimo istante. Cribbio, onore al Prof! Dopo la riforma delle pensioni, la seconda decisione ben fatta. O, si voleva, che la fiaccola bruciasse tutto, anche quel poco di buono rimasto? Se è rimasto. Grecia 2004...docet! Non è che, con le Olimpiadi, che hanno perso ormai il loro significato iniziale si acquistino onore e gloria, che non deve essere nello specifico quella dello sport ma...ben altro...Per un Paese ridotto allo stremo, mancava giusto questa jattura. E se qualcuno riesce ancora a pensare alle Olimpiadi con rimpianto, siamo proprio in un paese "sfatto". La storia che stiamo vivendo oggi non insegna proprio nulla. Ecco chi siamo: gente con la testa in aria, come "castelli". Il resto lo ha scritto lei egregiamente, come sempre.Grazie.Annamaria De Matthias

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