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Farfalline e falsi pensatori: è la Rai, bellezza

Mattias Mainiero risponde a Fabio Sicari

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Farfalline e falsi pensatori: è la Rai, bellezza

Dopo la bomba di Celentano c’è la farfallina di Belen. Si tratta di un tatuaggio proprio lì, a un passo dal… paradiso. Ma, mi si corregga se sbaglio, in un contesto mondiale dove le farfalline, a volte anche molto belle, svolazzano libere al mare, cinema, Internet, che ha tanto di speciale quella della Belen?
Fabio Sìcari
Bergamo

Ma sì, caro Sicari: chissenefrega della farfallina di Belen, che forse aveva le mutande e forse no. E soprattutto chissenefrega di Celentano che fa il pensatore. Non mettono, non tolgono, non ci aiutano a campare meglio e non ci fanno campare peggio. Non cambiano di una virgola la nostra vita. Però, visto che fanno notizia quasi fossero Monti e la Merkel, due parole conviene dirle. Anzi, una frasetta: il Festival di Sanremo non è più il Festival di Sanremo. Tant’è vero che, se lei andasse in giro a chiedere quali sono le canzoni in gara, quale cantante ha fatto una figura migliore, quasi nessuno le saprebbe rispondere. Il Festival non c’è più, almeno come Festival della canzone italiana. E così, ogni anno, per dare uno scossone o almeno una scossetta all’encefalogramma piatto del Festival, la Rai è costretta ad inventarsi qualcosa che con le canzoni non c’entra, senza avere mai il coraggio di dire: signori cari, il Festival è morto e dunque lo sostituiamo con questo o quest’altro. E ogni anno riecco la solita manfrina, il battage che parte con settimane di anticipo, le polemiche con Celentano che generano attesa nel tentativo di generare spettatori. Ogni anno la Rai pompa, ingigantisce e insiste in questa specie di accanimento terapeutico, non avendo il coraggio di staccare il microfono. Tutto qui. E la farfallina troneggia e troneggia Belen, bella donna, soubrette nota e con qualche indubbio lato positivo, che però, in una Rai migliore, farebbe la valletta in una trasmissione pomeridiana e non andrebbe al Festival che è stato un vanto della tv nazionale e alla fine si è ridotto ad una fiera dell’intimo femminile. E troneggia pure Celentano, che in un Paese diverso farebbe il pensionato di lusso e che qui da noi, venute meno per ovvi limiti di età le capacità canore, si è inventato pensatore. E ha riscosso pure successo. Ovvio: se in questo Paese i pensatori veri latitano, perché Celentano dovrebbe essere l’unico falso pensatore a togliersi dai cosiddetti? Pontificano tutti, pontifica anche lui. Un festival italiano, più che della canzone italiana.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • ADM

    20 Febbraio 2012 - 14:02

    Nell'orgia sanremese, al limite del porno, nel bailamme da osteria, ho dimenticato...di evidenziare il solo personaggio valido e meritevole di attenzione, ma poco sottolineato, della grande, a mio modesto avviso, G.Cucciari, che ha saputo dare un tono di eleganza, sobrietà e vera comicità, allo "spettacolo" da quattro soldi! Ma non per la Rai. E' l'unico personaggio comico, che mi fa ridere o sorridere. Senza ricorrere alla volgarità. Ma, per ora, ancora in ombra. Ma, verrà il suo momento di gloria. A...vantaggio di quella Littizzetto, che trionfa e vive solo di volgarità spudorate...fin che la barca va...A quanto pare, certo pubblico, sghignazza solo con le battute volgari...Ad maiora. Grazie. Annamaria De Matthias

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  • ADM

    20 Febbraio 2012 - 12:12

    La durezza di Giacalone non meraviglia, ma gli è sfuggito forse un particolare, nel suo articolo: a sua volta, diventa freddo fustigatore, senza pietà. In contrasto...con gli osanna di ieri pomeriggio sul primo canale Rai, operazione disgustosa! Il contradditorio è vitale, ma c'è un limite. E lo spettatore resta allibito e usa la sua testa. E...abbandono i lepidotteri, meraviglia del creato,per gli spezzoni visti in TV, compreso il primo e unico di Celentano. Ma ho sentito e visto ben altre volgarità: dai soliti idioti, di nome e di fatto, ai due delle jene, ai duetti di Morandi e Papaleo. Alla fine, Celentano, ha parlato anche di Dio, sempre utile ricordarlo, seppur fuori contesto. E mi è sembrato un uomo angosciato dalla morte.Sono fuori dal coro? MAh.Unica cosa certa: il festival non esiste più, così come le canzoni. Lei scrive bene, un festival italiano, sagra di "bazzecole, quisquilie, pinzillacchere"direbbe Totò. pure in eurovisione. Da brivido.Grazie. Annamaria De Matthias

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